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24/07/2018

Codice appalti, cantieri al palo D

La Gazzetta Del Mezzogiorno

uecentosettantacantieri bloccati per una mole di lavori di circa 21 miliardi di euro; 330 mila posti di lavoro in meno e ROCCO PALESE*
75 miliardi di euro di perdite economiche. Sono i numeri di un colossale fallimento, quello della riforma del Codice degli Appalti, che avrebbe dovuto snellire le procedure burocratiche e invece le ha moltiplicate a tal punto da bloccare tutto, da paralizzare i cantieri di opere grandi e piccole. I numeri del disastro li denuncia l'An ce, l'Associazione costruttori edili, mentre gli esponenti di questo Governo, ministro Toninelli in testa, continuano solo ad annunciare modifiche al Codice di cui ancora non si vede la luce. Ed è incomprensibile sia perché ci sono alcune modifiche unanimemente condivise e che potrebbero essere fatte immediatamente, sia perché le due forze politiche che oggi governano, avevano entrambe inserito nei rispettivi programmi elettorali, tra le priorità, l'im pegno di cambiare il codice degli appalti. Peraltro quelle norme si erano rivelate subito una 'palla al piede' degli investimenti pubblici, fin dalla prima approvazione da parte del Governo di sinistra. Gli addetti ai lavori lo denunciarono subito e come Forza Italia conducemmo svariate battaglie in Parlamento. Non solo: lo stesso Governo si rese conto di aver approvato norme che facevano lievitare gli adempimenti burocratici finendo così per non essere efficaci neanche nella lotta alla corruzione e contenevano errori macroscopici tanto che la parte sui subappalti è stata anche inviata dal Tar Lombardia alla Corte di giustizia dell'Ue. Lo stesso Governo di sinistra ha apportato al codice oltre 200 modifiche ed ha approvato decine di deroghe. Dal Governatore di Bankitalia, Visco secondo cui la troppa burocrazia impedisce la spesa per investimenti, al Presidente Anac Cantone che ha chiesto profonde modifiche al codice, a Confindustria che ne ha denunciato complicazioni e lacune, all'Ance che denuncia i danni del Codice, tutti concordano sull'urgenza di modificarlo. E, a parole, anche chi governa sembrava d'accordo in campagna elettorale e continua oggi ad annunciare modifiche. Il Governo smetta di trastullarsi tra tweet e bisticci su nomine e poltrone e cominci a pensare agli italiani che sono stanchi di essere solo tartassati da uno Stato nemico della crescita e delle imprese. E i Presidenti di Regione, specie quelli del Sud, se ci sono battano un colpo e pretendano lo sblocco di opere pubbliche vergognosamente ferme e che, se sbloccate, garantirebbero crescita e sviluppo al territorio e darebbero centinaia di migliaia di posti di lavoro. * Già deputato di Forza Italia

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