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12/10/2021

Cloud di stato il rebus delle cordate

Corriere L'Economia - Antonella Baccaro

Economia  Politica le infrastrutture digitali
Tempi stretti e procedure inedite hanno portato a scegliere il modello pubblico-privato. Ma per la gara sulla gestione dei dati della pubblica amministrazione, a parte Cdp-Tim-Leonardo, le proposte miste latitano Il bando va pubblicato entro l'anno La difficoltà è scrivere in fretta un capitolato d'appalto inattaccabile Altro nodo è come usare i servizi digitali che già si trovano sul territorio, come quelli delle
L'impresa di costruire un Cloud nazionale che ospiti e gestisca tutti i dati non strategici della pubblica amministrazione, asse portante della trasformazione digitale contenuta nel Piano di ripresa e resilienza (Pnrr), assomiglia sempre più a una partita dall'esito prevedibile, le cui regole verranno svelate solo al novantesimo minuto. Il paradosso trova giustificazione nei tempi stretti in cui il governo ha dovuto affrontare la prova di disegnare la più ciclopica delle infrastrutture digitali che il Paese abbia mai avuto. Ma anche nell'assenza di precedenti, il che ha reso necessario inventarsi una procedura che tenesse sul piano delle regole generali senza incepparsi. Agendo in questo modo, oggi il ministero guidato da Vittorio Colao sta tentando di portare a casa nei termini, cioè, entro la fine dell'anno, la pubblicazione del bando della «gara delle gare», quella del Polo strategico nazionale (Psn), da quasi un miliardo.
Le alleanze

La scorciatoia scelta è stata sollecitare proposte basate sul modello di partenariato pubblico-privato, non potendo da solo il privato garantire la sicurezza della custodia dei dati e non avendo il pubblico strumenti propri per farlo. Nessun elenco di soggetti pubblici disponibili ad allearsi con i privati è stato messo in circolo, lasciando a ciascuno di «abbordare» l'abbordabile. Le proposte comunque sono arrivate, alcune anche oltre il termine informalmente fissato nel 30 settembre, altre (come quelle di Engineering di Maximo Ibarra) sono state annunciate, e bisognerebbe capire entro quali tempi verranno accettate. La proposta Aruba-Almaviva non individua un partner pubblico ma offre a chi di questi la volesse una quota di partecipazione, anche di maggioranza, nel capitale sociale della «società di progetto» che sarà costituita in caso di aggiudicazione del contratto.


Il Consorzio Italia Cloud, che aveva preannunciato una propria manifestazione d'interesse, si è invece ritirato, sottolineando come il Psn rimanga «distante da un modello di Cloud che abbia le necessarie caratteristiche di flessibilità, scalabilità e affidabilità che un'infrastruttura digitale moderna deve garantire, assieme alle misure indispensabili per proteggere i dati della pubblica amministrazione da ingerenze di società o Paesi esteri». Motivazioni che suonano come un campanello d'allarme sulla tenuta del modello di Cloud prescelto.


Si è poi materializzata la proposta più attesa, quella di Tim (45%) e Leonardo (25%), insieme con i partner pubblici Sogei (10%) e Cdp (20%), in cui la presenza dello Stato al 30% è parsa a alcuni osservatori limitata, anche contando la partecipazione di Cdp Equity in Tim (10%).


Che cosa ne è stato delle altre cordate che erano spuntate mettendo insieme soggetti pubblici e privati? Si sono dileguate. Secondo alcune ricostruzioni, sarebbero state invitate a fare un passo indietro dal governo. Ma forse è più lineare pensare che il tipo di procedura scelto da Colao abbia suggerito di farlo. Da quanto è stato possibile capire, le proposte arrivate saranno valutate comparativamente e la migliore fornirà al ministero il modello tecnico sulla base del quale scrivere il bando. I concorrenti dovranno in pratica fare delle controproposte che battano quella descritta dal bando. Ma è evidente che una gara simile sembra destinata a essere vinta dalla cordata la cui proposta è stata selezionata anche grazie al «right to match», cioè il diritto della cordata prescelta di pareggiare economicamente un'eventuale controproposta tecnicamente equivalente.


Dunque, al momento la difficoltà sul cammino dei tecnici ministeriali non è farsi largo tra molte proposte competitive da esaminare comparativamente, quanto portare a termine il compito di scrivere un capitolato d'appalto inattaccabile nel minor tempo possibile, dato che la pubblicazione del bando è tassativamente prevista per la fine dell'anno.


La seconda fase, quella che comprende l'aggiudicazione dell'appalto e la realizzazione vera e propria del Psn, deve concludersi entro l'anno prossimo. Mentre la terza fase, che prevede la migrazione dei dati della Pa sul cloud, ha tempo di realizzarsi entro il 2025.


L'alternativa

Si tratta di una sfida che ha in palio le cifre del Recovery fund che abbiamo prenotato per la realizzazione del piano, e che verranno ritirate dall'Ue se tempi e promesse non dovessero essere rispettati. Viene spontaneo chiedersi se la ristrettezza dei tempi non imporrà altre scelte dopo quella della modalità di assegnazione dell'appalto. È difficile, ad esempio, credere che la realizzazione del Psn possa completarsi senza avvalersi delle infrastrutture di tipo cloud che già si trovano sul territorio, alcune delle quali, di ottima qualità, fanno capo alle Regioni, che attualmente vi ospitano soprattutto dati di tipo sanitario.


È quanto auspica, ad esempio, il Consorzio Italia Cloud abbandonando l'idea di partecipare alla gara principale, forte della presenza nella propria compagnie di operatori italiani pubblici e privati già presenti e operativi sul territorio.


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Miliardo di euro

Il valore orientativo della gara sul Polo strategico nazionale in base ai fondi stanziati dal Pnrr