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26/10/2018

Clan nella gestione del porto di Bari, il Tar congela l’interdittiva antimafia per «Ariete»

La Gazzetta Del Mezzogiorno

IL CASO LA COOP AL CENTRO DI UN «PARADOSSO»: COLLUSA PER LA PREFETTURA, VITTIMA PER PROCURA E GIP
l BARI. Stop dal Tar all'interdittiva antimafia del prefetto di Bari nei confronti della cooperativa Ariete, al centro di un paradosso istituzionale che rischia di vederla esclusa da una serie di commesse pubbliche: nello stesso giorno, l'11 ottobre scorso, in cui l'Ufficio territoriale del Governo notificava il provvedimento con il quale accusava l'azienda (1200 addetti) di contiguità con tre persone del clan Capriati - licenziate - nel proprio organico in servizio al Porto, il gip del tribunale di Bari ammetteva la coop come parte civile nello stesso procedimento che ha per oggetto le infiltrazioni del gruppo criminale nella gestione del Porto. Insomma, per la stessa questione due verità: collusa per una, vittima del clan per l'altra. Una vicenda sulla quale il presidente della II sezione del Tar, Giuseppina Adamo ha deciso per il momento di mettere un freno, ravvisando i presupposti dell'«estrema gravità e urgenza» a tal punto da sospendere con un atto monocratico il provvedimento della Prefettura sino alla prossima udienza del prossimo 20 novembre in cui la vicenda Ariete verrà discussa in camera di consiglio. Per il momento, dunque, la Coop può continuare a lavorare senza alcun pregiudizio. La stessa azienda avrebbe spontaneamente notificato alle stazioni appaltanti con cui ha contratti in corso la decisione della Prefettura facendo cascare dalla nuvole diversi enti, costretti a chiedere lumi in assenza di comunicazioni ufficiali. Sotto i riflettori è finito l'appalto per la gestione della viabilità del porto di Bari che ad aprile scorso ha visto 21 arresti, tra cui Vito Capriati, figlio dello storico capoclan Filippo, e i due responsabili operativi dell'appalto, Giovanni Rossini e Vito Genchi (quest'ultimo procugino di Filippo Capriati), accusati di aver consentito agli uomini del clan della città vecchia di spadroneggiare nel porto. Genchi e Rossini erano stati assunti per effetto della clausola sociale (dal precedente appaltatore) e risultavano incensurati. Capriati, pure lui all'epoca incensurato, era invece transitato dalla Porti Levante Security, la società interamente partecipata dall'Autorità Portuale che si occupa della gestione degli accessi. Tutti e tre sono stati licenziati tra maggio e giugno scorso, dopo gli arresti. Ma per la Prefettura «tale licenziamento, intervenuto poco prima dell'emanazione del provvedimento interdittivo, non solo appare "tardivo" ma ragionevolmente preordinato a preservare il controllo mafioso attraverso l'artificiosa creazione di una "ripulitura" della società».

Foto: RISCHIO INFILTRAZIONI Il porto di Bari

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