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06/02/2021

«Clan con tanti soldi da ripulire favoriti da una politica opaca»

Il Mattino

Il procuratore Troncone rilancia per il Casertano l'allarme della sua relazione per l'anno giudiziario
Francesco Vastarella
Per l'inaugurazione dell'anno giudiziario è stata tra le più citate la relazione del procuratore di Santa Maria Capua Vetere, Maria Antonietta Troncone. «In provincia di Caserta - le parole portate alla ribalta - perdurano ancora ignobili commistioni delle organizzazioni criminali con settori deviati della politica e delle istituzioni. Il fenomeno del traffico e dell'interramento dei rifiuti industriali è preoccupante».
Procuratore, eppure siamo in un territorio dove sono stati assestati colpi durissimi ai clan nel corso degli anni. Com'è possibile che questo scenario si rinnovi?
«Innegabile uno scenario di opacità nella gestione delle risorse pubbliche. Si intrecciano, si mescolano interessi perversi tra la criminalità organizzata, la politica, apparati burocratici. Lo abbiamo visto nel corso di numerose indagini dove si è dimostrata faticosa anche la ricerca della prova su vicende che di fatto mostravano ombre e azioni oltre il limite della legalità. Si verifica un condensato di interessi tra gruppi economici, clan che dispongono di liquidità, dirigenti pubblici».
È la politica, vecchia o nuova che sia, che cerca i clan o i clan sono ancora così forti da poter condizionare a piacimento la vita pubblica?
«Diciamo semplicemente che si ritrovano entrambi favoriti da condizioni di criticità del territorio (noi abbiamo 80 comuni) sotto diversi profili, da quello sociale a quello ambientale. Vanno recisi in partenza questi fenomeni di reciproca attrazione dei circuiti economici e politici. È attraverso questo intreccio che spesso il flusso di danaro illegale entra nel circuito legale».
La politica trova nei clan l'unico strumento di finanziamento?
«È un fenomeno bilaterale. La ricerca di voti e consensi non sempre avviene in contesti leciti. Poi, innegabile che oggi la maggiore disponibilità immediata di liquidità sia nelle mani di gruppi criminali. Non è detto che la politica debba per forza andarla a cercare. La disponibilità di denaro dà la possibilità di penetrare nel sistema degli appalti e di gestione dei servizi dalla porta principale della pubblica amministrazione. La politica serve ai clan proprio per superare eventuali ostacoli. Ed è in questo momento, in questo passaggio, che emergono quelle opacità, quella mancata trasparenza che favorisce l'illegalità, l'arricchimento dei gruppi criminali che su questo territorio hanno radicamenti forti e collegamenti antichi».
Nei prossimi mesi si voterà per il rinnovo di 28 sindaci e consigli comunali, Caserta compresa. Ha avuto sentore di gruppi, criminali e di politica, che si stanno muovendo per condizionare il voto in prospettiva di riciclaggio e business?
«La Procura quando ha sentore di illegalità indaga. Il pericolo c'è sempre. Bisogna cogliere i segnali concreti percepibili oltre quelle opacità esistenti per riuscire ad avere le prove delle illegalità commesse».
Quando dice opacità pensa a qualche caso particolare?
«Se non ci fossero state delle opacità non avremmo avuto casi come la clinica Pineta Grande e la relativa inchiesta che ha portato a fare emergere irregolarità tra permessi e concessioni. Mi riferisco alla mancanza di un piano regolatore a Castel Volturno e alle interpretazioni delle normative urbanistiche che hanno portato al rilascio di permessi illegittimi o a interpretazioni che hanno avuto come conseguenza l'elusione di programmazioni sanitarie di spettanza regionale, con la possibilità di passare da 154 posti letto a 574. Per non dire dei reciproci condizionamenti che si sono innescati tra Comune e strutture regionali».
Negli anni c'è stata una spinta forte dal basso, sostenuta anche da ambienti della magistratura, per la crescita dello spirito di legalità. Lei però ritiene che la capacità di condizionamento dei clan sia ancora forte. Lo è anche con i giovani?
«I giovani se stimolati nella direzione giusta possono dare e fare tanto. La scuola in questa fase di pandemia è stata pesantemente colpita. È stato fatto un grande lavoro sul piano della consapevolezza della necessità di crescere nella legalità. Una grande opera di natura culturale. La presa di distanza da modelli criminali si è vista non solo da manifestazioni esteriori. Tuttavia, il lavoro e le prospettive di indipendenza e libertà economica sono la via maestra per consolidare e fare crescere non solo la voglia, ma l'affermazione della legalità tra i giovani».
Le nuove generazioni che sono cresciute con una diversa visione della legalità sono incapaci di incidere nella vita pubblica o hanno perso la loro spinta propulsiva?
«I frutti seminati negli anni si vedono a lungo termine. Spesso sono i singoli più dei gruppi a dare buoni esempi e fare crescere la consapevolezza collettiva».
Nella relazione citata in apertura dell'anno giudiziario si è tornato a parlare di interramento dei rifiuti. Che non fosse mai finita era chiaro, ma che gli ecocriminali fossero ancora così forti non sembrava più possibile. Ritiene che su questa recrudescenza incida anche la mancanza di un più efficace sistema di smaltimento e di una rete adeguata di impianti?
«La magistratura ha la possibilità di incidere su singole situazioni che vengono alla luce nelle inchieste e i risultati si sono visti. Altra cosa è sradicare il fenomeno dello smaltimento illegale nella sua complessità. Il problema è che le illegalità nel settore ambientale vanno inseguite e represse su mille strade. Se un tempo c'erano grossi sversamenti concentrati oggi c'è chi rovina il territorio, con spese altissime per le bonifiche, perché vuole evitare di pagare i costi dello smaltimento, come se le aziende non dovessero fare i conti anche con questo obbligo. Loro non pagano e i poi tutto ricade sulla collettività».
Sta dicendo che larghe fasce sociali e produttive non si vogliono adeguare alle normative ecologiche
«Parlo anche dei sistemi di depurazione. Abbiamo avviato inchieste e processi che hanno poi condotto alla riorganizzazione dei cicli e alle rifunzionalizzazione degli impianti pubblici che avevano scarsa manutenzione. Si pensi alle deviazioni di acque reflue finite in mare o nei Regi Lagni senza passare attraverso la depurazione. Il problema non sono solo vecchi siti come Saint Gobain, Cava Monti di Maddaloni o la Lea di Marcianise, che pure abbiamo scovata. Certo gli impianti e la rete dello smaltimento sono da potenziare, ma anche su questo, se e quando ci sarà, bisogna guardare con attenzione al rispetto delle regole per scongiurare le pericolose irregolarità di oggi».
Patenti false, truffe telematiche e alle fasce deboli, alle assicurazioni. Sulle assicurazioni determinante è l'apporto di avvocati. Perché la magistratura non riesce a stroncare in maniera radicale il fenomeno?
«Sul fronte delle patenti false abbiamo assestato colpi duri alla rete di falsificazioni e corruzioni. Un sistema che si autoalimenta a danno di tutti. Sulle truffe alle assicurazioni sono tante le segnalazioni e le verifiche che abbiamo compiuto. C'è una triangolazione vergognosa che coinvolge faccendieri, avvocati operatori sanitari di strutture pubbliche: unico lo scopo, lucrare sulle assicurazioni e sui risarcimenti. Un fenomeno diventato un'industria. Ma i mezzi per colpire e recidere sono stati affinati».
Se ne uscirà un giorno?
«Sulla grande come sulla piccola criminalità bisogna sempre guardare con fiducia e anche con speranza all'impegno che noi magistrati mettiamo. Vivere nella legalità è il primo elemento di valutazione della vivibilità di un territorio».
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