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18/02/2021

Cisint va dal ministro Giorgetti «Ora modello Porto di Trieste»

Il Piccolo di Trieste - Tiziana Carpinelli

Il sindaco vuole la perimetrazione del lavoro con un bacino da cui poter attingere per Panzano come nello scalo giuliano. E Greco di Art 1-Mdp attacca il Comune la missione a roma tra due settimane
Tiziana CarpinelliTra due settimane Anna Cisint, sindaco di Monfalcone, volerà a Roma per incontrare il nuovo ministro dello Sviluppo economico del governo Draghi, l'esponente dell'ala liberale della Lega Giancarlo Giorgetti. Non sarà una visita di convenevoli. La prima cittadina vuole aggredire il problema degli appalti. «Gli eventi di questi giorni - afferma - con le indagini in corso sono un ulteriore elemento che richiama l'esigenza non più dilazionabile di affrontare in via risolutiva il problema della revisione del modello produttivo, ora basato sul massiccio ricorso di manodopera straniera da parte delle ditte esterne, spesso in condizioni di dumping salariale e contrattuale». Contro gli effetti «distorsivi e dirompenti» per il mercato, suscettibili di arrecare «gravi conseguenze sociali al territorio» Cisint propone il modello Trieste: la piattaforma adottata per il porto, con un bacino di lavoratori cui attingere per varie prestazioni. Un sistema analogo a quello che si adotterà a Portorosega e che il sindaco vorrebbe ricreato a Panzano, con l'apporto di manodopera locale e imprese consorziate del territorio o del Friuli Venezia Giulia. «Fincantieri - sottolinea - è un'impresa d'eccellenza e una risorsa importante per il nostro Paese ed è interesse stesso della società che le imprese coinvolte negli appalti e subappalti operino nel rispetto di un sistema condiviso di regole, dove siano garantite condizioni salariali e contrattuali consone alle norme e con modalità tali da renderle idonee all'impiego della manodopera locale e alle imprese e alle reti d'impresa regionali, comprese quelle piccolo-artigianali e le loro aggregazioni». Insomma, un modello di "perimetrazione" del lavoro già in atto in altri settori, con competenze focalizzate sulla navalmeccanico, cui possano attingere le ditte per le lavorazioni esternalizzate. Gli operai, oltre ai diritti contrattuali, beneficerebbero di una costanza temporale d'impiego. «La Regione - conclude - ha già mostrato disponibilità a sostenere e affiancare questo modello con i processi di aggiornamento professionale e formativo. L'intero sistema imprenditoriale regionale ne trarrebbe notevole beneficio per lo sviluppo dell'indotto legato alle produzioni del cantiere, evitando i fenomeni di quelle localizzazioni improprie all'estero da parte di ditte che hanno la sola finalità di impiegare addetti alle più basse condizioni normative e salariali del Paese straniero». Sul tema interviene pure l'esponente di Art1 Omar Greco: «L'ennesimo caso di caporalato, ma più in generale di rapporti poco chiari nell'appalto Fincantieri, riporta alla ribalta un problema che negli ultimi anni pare si sia eclissato». «In realtà - prosegue - il fenomeno, non solo non scalfito dall'amministrazione, ma nemmeno affrontato, rimane gigantesco». Realtà che «poi genera rapporti poco chiari nel sottobosco dell'appalto e nel sistema a ragnatela dei rapporti tra ditte esterne e lavoratori». E «fa pagare un prezzo altissimo ai più fragili, a chi non ha tutele ed è più facilmente ricattabile». «Dopo la campagna elettorale - rimarca Greco - e i primi mesi di toni bellicosi, l'atteggiamento verso Fincantieri è magicamente cambiato. Forse perché i problemi si sono risolti? E allora perché continuiamo ad assistere al ripetersi di eventi? ». «Da anni - conclude - ripeto che bisogna aprire un tavolo nazionale per affrontare i risvolti produttivi del cantiere in città, con tutti i protagonisti allo stesso consesso. Ora che pure la Lega è al governo si abbia il coraggio di farlo. O fra un po' saremo ancora qui a commentare con la medesima indignazione, ma con responsabilità evidenti sulle spalle di chi amministra». --© RIPRODUZIONE RISERVATA