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27/05/2020

Cirio: “Una task force per rilanciare il Piemonte”

La Stampa - LIDIA CATALANO E ANDREA ROSSI

intervista al presidente della regione
Dal 22 febbraio, giorno in cui una telefonata a casa gli ha annunciato il disastro imminente, Alberto Cirio ha perso 9 chili. Un po' se li è portati via il virus, che l'ha tenuto due settimane chiuso in casa mentre il Piemonte diventava una polveriera; un po' si saranno consumati tra le preoccupazioni inevitabili di chi è al timone di una delle regioni che hanno pagato il prezzo più alto. Il 26 maggio 2019 fa vinceva a mani basse le elezioni regionali, un anno dopo si trova a governare una regione fiaccata dall'epidemia. P. 43 Dal 22 febbraio, giorno in cui una telefonata a casa gli ha annunciato il disastro imminente, Alberto Cirio ha perso 9 chili. Un po' se li è portati via il virus, che l'ha tenuto due settimane chiuso in casa mentre il Piemonte diventava una polveriera; un po' si saranno consumati tra le preoccupazioni inevitabili di chi è al timone di una delle regioni che hanno pagato il prezzo più alto. Il 26 maggio 2019 fa vinceva a mani basse le elezioni regionali, un anno dopo si trova a governare una regione fiaccata dall'epidemia, impaurita per i venti di crisi che già soffiano sull'economia, le imprese, gli investimenti, i posti di lavoro. Aveva impostato il mandato su tre pilastri: autonomia regionale, semplificazione legislativa, programmazione più funzionale dei fondi europei. Ma non aveva messo in conto il coronavirus. «Ha sparigliato le carte, mi ha costretto a rivedere l'agenda e ad affrontare la mia prova più difficile». La sanità finisce in cima alle priorità e presenta l'amarissimo conto di anni di tagli ai posti letto, ai laboratori di analisi, al personale sanitario. La gestione iniziale è penalizzata anche da tutto questo. «Ho dovuto combattere con l'esercito che mi sono trovato», dichiarò allora Cirio, che nel parlare del Covid-19 ha sempre scelto la metafora della guerra. È finito sotto attacco, insieme alla sua giunta e all'unità di crisi. Ma all'apice dell'epidemia ha avuto il coraggio di cambiare, stravolgere la catena di comando. Ha chiamato un epidemiologo di fama internazionale, Paolo Vineis, certamente non affine politicamente al centrodestra. «Non lo conoscevo ma mi hanno detto che è il migliore nel suo campo. Ogni giorno mi manda un report sulla situazione del Piemonte, fondamentale per decidere come andare avanti». Anche il virologo Giovanni Di Perri e il presidente dell'Ordine dei medici Guido Giustetto sono entrati nella task force guidata dall'ex ministro Fazio, eppure fino al giorno prima non avevano lesinato critiche pubbliche. «Nel momento più drammatico era importante coinvolgere le persone migliori. E così ho fatto». Lo stesso si prepara a fare per aiutare il Piemonte a rialzarsi: anche la ripartenza economica avrà una sua task force. La Lega, azionista di maggioranza della coalizione, gradirà? «Viviamo un momento unico e nei momenti unici bisogna chiamare a raccolta i più bravi che si rendono disponibili. Dobbiamo farci accompagnare e aiutare. Non è un atto di sfiducia verso nessuno, anche perché in quel caso lo sarebbe innanzitutto verso me stesso». Con la Lega ha invece già concordato la modifica dello statuto della Regione che impone un tetto di tre assessori esterni obbligando il presidente a pescare tutti gli altri tra i consiglieri eletti: «Quella norma va cambiata, siamo l'unica regione a prevede un vincolo di questo genere. Ma, lo dico a scanso di equivoci, non metterò mano alla mia giunta: non vedo la necessità di un rimpasto». Con questa squadra proverà a ricostruire un'economia fiaccata dall'emergenza sanitaria. «Nel Riparti Piemonte siamo riusciti a inserire misure impensabili in tempo di pace. Penso alla modifica del codice degli appalti, che ci consente di coinvolgere nei lavori solo ditte con sede in Piemonte, che hanno bisogno di risollevarsi». Non condivide l'allarmismo della sindaca di Torino Appendino sul rischio «bombe sociali», perché «dalle grandi crisi sono sempre nate grandi imprese». Ma sottolinea l'importanza di misure a sostegno alle categorie più colpite. «Non sono un fan dei contributi a pioggia, ma i Bonus Piemonte, in cui abbiamo inserito una quarta tranche da 15 milioni per le categorie ancora escluse, era necessari per dare un segnale, uno stimolo alla ripartenza». Sono 7,5 i milioni già erogati a 3.549 beneficiari su una platea di circa 70 mila che riceverà il bonifico nei prossimi giorni. Rialzarsi però non sarà semplice. Il virus ha fiaccato alcuni pilastri: turismo, cultura, enogastronomia. «Ma qualche segnale positivo si vede già. I tour operator tedeschi hanno confermato le prenotazioni nelle Langhe per luglio. Nelle case non si trova più posto. Gli hotel faticano di più». Un quadro più chiaro si avrà dal 3 giugno, quando salvo sorprese la regione dovrebbe riaprire ai viaggi e ai turisti. Mentre per una prima pagella sulla gestione amministrativa a guida centrodestra si dovrà aspettare il 2021, con il voto per il dopo-Appendino. Questioni ancora premature, da tempo di pace. «Un anno fa non avrei mai pensato che mi sarei trovato ad affrontare la prova più dura della mia esistenza. Però stamattina (ieri, ndr) venendo a Torino sono passato da Cherasco dove ho le nocciole piccole. Stanno crescendo. La vita va avanti, abbiamo la responsabilità di aiutare il Piemonte a rialzarsi». - © RIPRODUZIONE RISERVATA
Il 27 maggio scorso Cirio con sua moglie Sara festeggia la vittoria appena ottenuta alle elezioni Regionali Il momento più difficile a inizio marzo: positivo al tampone, due settimane in isolamento a casa L'emergenza ha disteso i rapporti fino a quel momento conflittuali con la sindaca Appendino

ALBERTO CIRIO PRESIDENTE REGIONE PIEMONTE

Il virus ha sparigliato le carte, ho dovuto rivedere l'agenda e affrontare la mia prova più difficile

Un primo segnale positivo: i turisti tedeschi confermano le prenotazioni nelle Langhe

Il Riparti Piemonte ha misure impensabili in tempo di pace: penso alle modiche al codice degli appalti