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05/09/2018

Cirfood chiede 10 milioni al Comune

Il Messaggero

DOPO LO SCANDALO MENSE
Un risarcimento danni a sei zeri e chi a Palazzo di città ha già dato un'occhiata alle carte parla di 10 milioni tondi. E' la cifra che la Cirfood ha chiesto al Comune a seguito della risoluzione del contratto relativo al servizio di refezione scolastica disposta dall'amministrazione cittadina a causa dell'intossicazione alimentare da campylobacter che ha colpito circa 200 bambini, molti dei quali finiti in ospedale a giugno scorso. La causa finora più ipotizzata è legata a un formaggio che la Cirfood acquista da un fornitore titolare di un caseificio nel Pescarese. Ma si tratta solo di anticipazioni.
Ritenendosi vittima e non responsabile del danno, l'impresa ha dunque proposto impugnazione giudiziale presso il Tribunale di Bologna per dichiarare l'illegittimità della risoluzione del contratto da parte del Comune di Pescara del 10 agosto scorso. Un atto a tutela dei propri interessi e della propria reputazione, spiega in una nota il colosso del settore, azienda da cento milioni di pasti all'anno. In particolare, l'impresa precisa che sono ancora in corso le indagini per accertare le responsabilità dei fatti che hanno portato al malessere di alcune decine di bambini residenti nel Comune di Pescara il 2 giugno scorso. La stessa Cirfood sottolinea che si è resa fin da subito disponibile «ai dovuti accertamenti da parte delle autorità competenti» e in chiusura della nota ribadisce «la massima fiducia nell'operato della magistratura e conferma la totale disponibilità a collaborare per l'accertamento di ogni responsabilità dei fatti».
IL COMUNE VA AVANTI
L'azione giudiziaria assunta dalla Cirfood non ha sorpreso più di tanto l'amministrazione comunale, convinta di essere nel giusto nel sostenere le ragioni del divorzio - fondate essenzialmente sul deficit di fiducia - e determinata, attraverso la procedura dell'interpello, a sostituire la Cirfood con la Camst, ditta seconda classificata alla gara d'appalto. «In questa fase la Camst sta esaminando la situazione per una valutazione complessiva, è un'azienda solida e siamo fiduciosi che finirà per accettare» è l'auspicio di dirigenti e amministratori a Palazzo di città. Se così sarà, sarà possibile quanto prima riaprire le iscrizioni per la mensa. Diversamente è un bel guaio perché si tratterebbe di azzerare tutto per procedere a una nuova gara d'appalto i cui tempi biblici rischiano di rinviare sine die l'avvio del servizio mensa nelle scuole. Un danno enorme. In Comune osservano tra l'altro che la Cirfood ha agito in Tribunale e non al Tar, cui avrebbe potuto chiedere una sospensiva.
MASSIMA CAUTELA
Per blindarsi da eventuali ricorsi, il dirigente comunale del settore scuola, Fabio Zuccarini, ha adottato l'atto di risoluzione seguendo una procedura di massima cautela, concedendo alla Cirfood tutte le garanzie previste per legge: condotta che rende il Comune sicuro della correttezza del proprio operato. «La tossinfezione ci ha fatto finire su tutti i telegiornali. Spettava alla ditta verificare i prodotti dei fornitori e in tal senso abbiamo peraltro accertato criticità, ben prima dell'intossicazione, di cui siamo stati informati con forte ritardo». Parole su cui il Comune fonda la rescissione del contratto e respinge l'istanza di danni per milioni.
Paolo Vercesi
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