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03/07/2020

Cinque storie da salvare dopo il Covid

La Repubblica - Caterina Giusberti

Ritorno al futuro
● a pagina 9 Centro Gorky Un presidio sociale col caffè a 80 centesimi e intorno uffici chiusi Serve ancora il caffè a 80 centesimi e nel suo locale non ha mai voluto slot. Con la famiglia aiuta il quartiere a gestire il teatro della Sala Centofiori. Tiene - o meglio, teneva - d'occhio i bambini della scuola, se un cliente anziano aveva bisogno lo accompagnava a casa. Più che un bar, il suo è sempre stato un ufficio pubblico con ghiaccio e limone, una portineria di quartiere, «un presidio sociale», come lo definisce il presidente del quartiere Navile, Daniele Ara. Ora però Massimo Ventura, 56 anni, 21 dei quali passati al bancone del centro civico di via Gorki, rischia di chiudere. Perché in questi mesi di lockdown il centro si è svuotato e ancora adesso lavora a singhiozzo: la scuola, la ludoteca e il Cup chiusi, la sala Centofiori deserta, l'Urp solo su prenotazione, la biblioteca dove i clienti lanciano i libri dalla porta e scappano.
«Questa non è una zona di passaggio, il bar ha sempre vissuto dei servizi che aveva attorno spiega Massimo - E con gli uffici chiusi tutto l'indotto del centro civico mi viene a mancare. Se avessi anche dei dipendenti da pagare sarei morto da un pezzo. Facendo tutto in famiglia tiriamo la cinghia e si va avanti: se riusciamo a mangiare un piatto di maccheroni va bene, se ci sono le tagliatelle evviva Gesù.
Non voglio piangermi addosso, nella vita mi son sempre rimboccato le maniche. Speriamo di farcela anche col Covid». Bar Zia Pina Tante spese ogni giorno e incassi ridotti a zero Il futuro è un'incognita Cristina Cristea ha 28 anni e ha rilevato il bar Zia Pina, sotto la casa del Popolo di Corticella, nell'ottobre 2018. Una sfida.
L'idea di mettersi in proprio a neanche trent'anni, con la mamma che le dava una mano in cucina, diventando proprietaria del bar del quale fino al giorno prima era solo una dipendente. Esperimento riuscito, prima del Covid tutto andava a gonfie vele, adesso però la ripartenza stenta a decollare e Cristina rischia di dover chiudere. La lista dei conti da pagare si allunga giorno dopo giorno e gli incassi scarseggiano. «Guadagnamo un quarto rispetto a prima - ammette - mentre le bollette da 900 o anche 1000 euro al mese continuano ad arrivare, così come la rata del cambio di proprietà. Il ristorante? Funziona la metà di prima, e anche il bar fa giusto qualche colazione e qualche aperitivo. Persino il biliardo con tutte queste nuove regole non ingrana». La crisi ha già sortito i primi effetti: «Non abbiamo potuto rinnovare il contratto a un dipendente, né alla ditta delle pulizie. Ora le faccio io. Inoltre da aprile non abbiamo più potuto pagare l'affitto all'immobiliare Porta Castello, proprietaria del locale. Non è una situazione semplice, la racconto perché credo che siano in molti ad avere le mie stesse difficoltà». Mercatino di San Ruffillo Con la spesa a domicilio sembrava fatta E ora la gente torna negli ipermercati «Durante il lockdown i commercianti si sono organizzati con la spesa a domicilio, coprendo le necessità di tantissime famiglie. Lo stesso mercato, quando ha aperto in sicurezza, ha servito molte persone, che lo hanno preferito ai centri commerciali. Ora però tutto torna verso la normalità, e i banchi si svuotano». È un accorato appello al rilancio del mercato rionale di San Ruffillo quello di Giuseppe Vitiello, residente del quartiere e membro del comitato "I love San Ruffillo".
«Da anni che il mercato è in declino - racconta - Ormai sono rimasti solo cinque banchi su undici e la crisi Covid potrebbe dare la mazzata finale. Ma basterebbe poco per renderlo vivo, come in via Albani o in via Vittorio Veneto». Ormai a San Ruffillo sono rimasti solo il banchetto del fornaio, quello del macellaio, il fruttivendolo e un negozio di prodotti per la casa. Fine. Gli altri chioschi sono chiusi, coi proprietari che in alcuni casi sembrano essersi volatilizzati, rendendo ancor più difficile il rinnovo dei contratti. «Speravamo che dopo la quarantena le cose sarebbero cambiate, che sarebbe maturata una maggiore consapevolezza, invece tanti residenti sono tornati a fare la spesa al supermercato. Qui serve un rilancio vero, chiediamo al Comune un nuovo bando - è l'appello dei commercianti rimasti - Con l'assessore Alberto Aitini dovevamo vederci a marzo. Ma il Covid ha fermato tutto».
Parco 300 Scalini L'estate in collina si farà La voglia di star assieme forse vincerà sul Covid Non temete: l'estate al parco dei 300 Scalini si farà anche quest'anno, con un programma denso di incontri, musica, arte e teatro. Ma c'è mancato poco che saltasse per colpa della pandemia. E adesso l'associazione del teatro dei Mignoli, che ha ridato vita a quello spazio sui colli di Casaglia, chiede un aiuto per ricominciare: «Per chi fa teatro, formazione e attività sociali - scrivono - ripartire è un'impresa titanica: mancano i soldi e anche quelli che sarebbero già dovuti arrivare per lavori terminati e rendicontati non sono arrivati. In più si aggiungono sei mesi di inattività, col personale in disoccupazione e nessun contributo economico dalle norme di sostegno per la pandemia, oltre agli interessi bancari per il famoso saldo mai arrivato». Ai 300 scalini hanno rigenerato un luogo abbandonato, con dentro una serra distrutta e una vigna del 1915. Insieme ad Anffas hanno realizzato un orto, che è stato messo a disposizione delle persone con disabilità intellettiva e/o relazionale.
Sempre loro, si sono inventati gli "Angeli alle fermate", progetto teatro di strada nato dagli incontri alle fermate degli autobus. E la "Banda Riciclante", per insegnare ai bambini l'importanza del riciclo. Ai 300 Scalini sono arrivati nel 2014, e non vogliono scendere più. Virus o non virus.
Scuole Battaglia Il virus ha fermato tutto Ci sono soldi e progetto Ma l'appalto è in stallo I soldi ci sono, il progetto pure, ma la gara d'appalto per la costruzione delle nuove scuole Carracci non è ancora partita. Il Covid è solo l'ultimo di una serie infinita di intoppi per le scuole di via Felice Battaglia, inagibili dal 2010. Dieci anni promesse, rinvii e false partenze, poi la pandemia. «Dopo il lockdown tutti ci aspettavamo di veder tornare gli operai in cantiere, con le ruspe in attività da mattina a sera per consegnarci la scuola che aspettiamo da tanto tempo - dice Ilaria Gamberini, del comitato genitori - Invece purtroppo chissà quando arriveranno. Da un incontro col presidente di quartiere, Lorenzo Cipriani, abbiamo appreso che non è ancora partita la gara d'appalto, anche se il progetto è stato individuato da un concorso di architettura. Le cose si sono bloccate con la pandemia: abbiamo perso altri mesi preziosi». I genitori hanno fatto presìdi e flashmob, colorato striscioni e cartelloni, ma le risposte degli uffici non sono incoraggianti. Lo studio di architettura vincitore del concorso bandito ormai due anni fa, il 14 novembre 2018, deve prima pubblicare il progetto definitivo, e solo allora il Comune potrà dare il via al bando per assegnare i lavori. «Siamo all'ultimo miglio, bisogna accelerare, semplificare, velocizzare. È incredibile che i soldi per realizzare la nuova scuola siano nel bilancio comunale ormai da anni - dice Gamberini - e noi non ce la facciamo a veder partire i lavori».