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23/01/2019

Cicchetti: subito il pubblico o sarà crisi

Il Centro

»allarme dell'ance la ricostruzione
Il presidente dei costruttori: segnali positivi dal sottosegretario Vacca, ma le imprese soffrono se non parte il settore
di Monica Pelliccione L'AQUILA A dieci anni dal sisma è la ricostruzione pubblica l'anello debole della catena. 800 milioni di euro fermi in cassa, non spesi. Fondi che equivalgono a "buchi" dentro un centro storico che sta tornando a nuova vita, ma dove gli edifici pubblici restano al palo. Puntellati, imbragati, come nel 2009. «Un fiume di denaro che attiverebbe posti di lavoro non solo nell'edilizia, ma in tutto l'indotto, commercio compreso, senza contare la grande spinta che darebbe ad un auspicato ritorno alla normalità», afferma Adolfo Cicchetti , presidente dell'Associazione costruttori della provincia dell'Aquila. Serve più personale, dice l'Ance, che lancia una proposta: l'istituzione di una conferenza permanente tra i soggetti autorizzativi, «per accorciare la filiera e limare i tempi morti dei passaggi burocratici da un ente all'altro». E poi, c'è tutto il tessuto delle imprese edili locali, che operano nel cratere «e, spesso, devono sottostare a inaudite pressioni sul bilancio, a causa degli esasperanti ritardi di pagamento e alle lentezze della burocrazia». COSTRUTTORI IN CAMPO. «La cifra tonda del decennale», spiega Cicchetti, «si presta bene, come convenzione temporale e simbolica, alle celebrazioni, per dare rilievo giustamente al ricordo, per rafforzare l'efficacia del monito e per ricalibrare metodi e obiettivi. Il decennale servirà a riaccendere i riflettori sul piano della comunicazione nazionale e a stimolare le coscienze sui bilanci delle attività e sui possibili aggiustamenti. I costruttori, come parte in causa dell'azione, non hanno potuto permettersi mai la leggerezza di attenuare la sensibilità su quello che di anno in anno stava succedendo: continueremo, come sempre, a mettere in campo tutta la nostra professionalità per svolgere un lavoro all'altezza di una sfida storica». MODELLO L'AQUILA. Per l'Ance "il bistrattato modello L'Aquila, che oggi esce rivalutato dal confronto con modelli meno efficaci, ha funzionato. Al suo perfezionamento negli anni, e alla sua applicazione materiale, abbiamo contribuito sia come categoria che come singoli operatori edili», sottolinea Cicchetti, «e, continueremo a farlo. Saremo parte attiva nel decennale, con collaborazioni istituzionali e iniziative autonome, ma come sempre con discrezione. Ci piacerebbe che passasse un buon messaggio sul lavoro che si sta facendo, visti i risultati positivi su costi complessivi, bassa incidenza di infortuni nei cantieri e di infiltrazioni malavitose, altissima tecnologia su antisismica e consumi energetici». DUE VELOCITÀ. Il vero problema è la ricostruzione pubblica, conferma l'Ance. «Le attuali normative difficilmente riusciranno a colmare il gap, aggravate come sono da una cronica carenza di personale in tutti gli uffici degli enti appaltanti, frutto di una spending review che da decenni blocca il turnover. Risparmiare nell'immediato sul personale, penalizza a lungo termine nella funzione di impiego delle risorse, in tutti i campi, con gravi ripercussioni sull'economia», evidenzia Cicchetti, «occorre uno sguardo più lungimirante. Oggi ancora 800 milioni sono fermi nelle casse della ricostruzione pubblica, con il risultato che i nuovissimi scorci in colori pastello del nostro centro storico ricostruito, sono ancora sfregiati dai morsi violenti della catastrofe che ci ha colpito e che non riusciamo a lasciarci alle spalle. Un fiume di denaro che attiverebbe posti di lavoro non solo nell'edilizia, ma in tutto l'indotto». CONFERENZA PERMANENTE. L'Ance definisce il nuovo codice degli appalti «un'opera bizantina. Non ne usciamo se non si semplifica e non si potenzia il personale», rimarca Cicchetti, «cogliamo segnali positivi dal sottosegretario, Gianluca Vacca , che ha avviato un potenziamento del personale negli uffici delle Soprintendenze. È questa, a nostro avviso, la strada da seguire, oltre ad una modifica del codice e all'istituzione di una conferenza permanente tra i soggetti autorizzativi, per accorciare i passaggi burocratici. Abbiamo fatto una proposta emendativa al Parlamento, fino ad oggi senza esito, ma su cui non molleremo la presa». ANCORA TANTE GRU. «Sull'Aquila ci sono ancora tante gru. Vorremmo che altre fossero le fonti di lavoro per un settore edile nazionale che langue dal 2008, con la perdita di 600.000 posti. Per questo, L'Aquila attira ancora molte imprese da fuori e questo crea un mercato estremamente concorrenziale. Molte nostre piccole imprese faticano ad approvvigionarsi di commesse, semplicemente per il minor potenziale di marketing. Nella città delle gru, molte aziende chiudono e licenziano». PAGAMENTI IN RITARDO . «Non tutte le imprese locali hanno avuto la forza di entrare nel mercato della ricostruzione, schiacciate da colossi che hanno fatto incetta di lavori e che non sempre hanno ottemperato ai propri doveri. Forse, una normativa che vincolasse la ricostruzione anche allo sviluppo delle imprese del territorio più deboli avrebbe evitato l'esclusione di questa fascia di imprenditori che, oggi, subiscono la crisi esattamente come negli altri territori d'Italia», la riflessione di Cicchetti. «Le stesse imprese che operano nel cratere, devono sottostare a inaudite pressioni sul bilancio a causa degli esasperanti ritardi di pagamento e alle lentezze della burocrazia».

Foto: Il Teatro Comunale è ancora lontano dalla conclusione dei lavori dopo molte interruzioni e ritardi. Accanto il presidente Ance Adolfo Cicchetti


Foto: La ex scuola elementare De Amicis di proprietà del Comune dove i lavori non sono stati ancora appaltati

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