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14/02/2020

Cibo a km zero a scuola Il Governo ha detto no

QN - La Nazione

EMPOLI La scelta ambientalista non è più una scelta di moda, ma una necessità e quindi nessuna meraviglia se a fine 2019 la Regione Toscana ha promulgato una legge che promuove l'adozione della filiera corta nelle mense scolastiche. Legge che l'amministrazione comunale ha prontamente recepito pubblicando un bando, proprio nei giorni scorsi, che apre ai piccoli produttori locali dando loro la possibilità di diventare fornitori della materia prima che poi andrà a costituire i pasti forniti dalla mensa comunale. In prima battutta tutti quelli delle scuole. E fin qui tutto bene. Si garantisce la qualità del cibo ai bambini, si riducono i trasporti da fuori area, si incentiva l'economia locale e si riesce a potenziare la cura del territorio garantendo un aiuto al reddito di chi, questo territorio, lo coltiva anno dopo anno. Imprevedibile, e imprevista, però, è arrivata la notizia che il governo ha impugnato la legge regionale numero 75 del 10 dicembre 2019, con la quale si incentiva l'introduzione dei prodotti "a chilometro zero" nella ristorazione nelle scuole, perché nel testo della legge alcune norme riguardanti l'aggiudicazione degli appalti per la ristorazione scolastica violano l'articolo 117 della Costituzione, sia sotto il profilo della restrizione alla libera circolazione delle merci, sia sotto il profilo della restrizione della concorrenza. «La decisione del Governo, tutta burocratica e in punta di diritto, ci pare sinceramente assurda e incomprensibile - hanno dichiarato all'unisono Fausto Ferruzza e Maria Rita Cecchini, rispettivamente Presidente e Responsabile Economia Circolare di Legambiente Toscana - anche perché contraddice tutta una serie di determinazioni (anche governative) che vanno finalmente nella giusta direzione della riconversione ecologica della pubblica amministrazione. È inutile parlare di Criteri Ambientali Minimi negli appalti e di Green Public Procurement se poi alla prima prova effettiva si retrocede per mancanza di coraggio». Già. E' abbastanza inutile. Ma l'amministrazione Barnini a questo punto cosa farà? Interpellata in proposito, il sindaco ha risposto che questa impugnazione non cambia la scelta fatta con il bando per la fornitura. «Noi andiamo avanti lo stesso - ha precisato Brenda Barnini (nella foto) - Il nostro bando non viene messo in discussione dalla impugnazione della legge regionale ed è ancora più importante, anzi, andare avanti a dimostrazione di quanto sia essenziale tutelare e promuovere i nostri prodotti locali». «La scelta di garantire prodotti di qualità ai nostri bambini - ha aggiunto il sindaco - non può essere condizionata dalla cattiva interpretazione delle direttive comunitarie. La nostra Regione deve battersi in ogni sede per tutelare la qualità dei prodotti agricoli che per la Toscana vogliono dire anche tutela del paesaggio e del patrimonio culturale». Francesca Cavini © RIPRODUZIONE RISERVATA