scarica l'app
MENU
Chiudi
30/10/2018

Chiesta l’archiviazione per il padre di Renzi

Il Tempo - Andrea Ossino

L'ex ministro Lotti rischia il processo Caso Consip
Ma per i magistrati Tiziano «non è credibile»
• È un intrigo di bugie, falsità, depistaggi e rivelazioni, quello che si snoda intorno alla gara con l'importo più cospicuo mai bandito in Europa. Le vicende che circondano l'appalto Fm4 vengono messe nero su bianco nelle pagine che compongono l'avviso di conclusione delle indagini. Un atto, quello firmato dalla procura di Roma, che coinvolge nomi altisonanti. Dal renziano Lotti al capitano Scafarto: tutte le accuse. Iniziando dall'ex ministro Luca Lotti, accusato di favoreggiamento. Proprio come il generale dei Carabinieri Emanuele Saltalamacchia e l'ex presidente di Publiacqua Firenze, Filippo Vannoni. È accusato di favoreggiamento anche l'ex comandante generale dell'Arma Tullio Del Sette, che dovrà difendersi anche dal reato di rivelazione del segreto d'ufficio, accusa ugualmente contestata all'allora capitano del Noe Gian Paolo Scafarto, che avrebbe anche commesso falsi e depistaggi in concorso con il colonnello Alessandro Sessa. L'imprenditore Carlo Russo è invece accusato di millantato credito. Avrebbe utilizzato il nome di Tiziano Renzi per far credere a Romeo di poter influire sugli appalti Consip. Inoltre avrebbe fatto credere all'imprenditore partenopeo di poterlo favorire grazie ai contatti con Daniela Becchini (Inps), Silvio Gizzi (Grandi Stazioni) e Monica Chitto (ex sindaco Sesto San Giovanni). Il giudizio dei pm sul padre dell'ex premier Può invece tirare un sospiro di sollievo Tiziano Renzi, il padre dell'ex premier. Il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il sostituto procuratore Mario Palazzi ne hanno chiesto l'archiviazione, sottolineando tuttavia che le sue parole, nel corso dell'interrogatorio del 3 marzo 2017, non appaiono credibili. Ai pm avrebbe escluso «di aver parlato mai con lui (Russo) di Consip, ne di aver spinto per lui su Consip». Ma le parole di «Babbo» Renzi erano state smentite dall'allora Ad di Consip Luigi Marroni: «Mi chiese - aveva detto - se gli facevo il favore di incontrare Carlo Russo. Mi disse sostanzialmente: "È un amico, c'ha dei progetti, se l'ascolti mi fa piacere, se gli puoi dare una mano"». La procura ha chiesto l'archiviazione dall'accusa di traffico di influenze per l'ex parlamentare Italo Bocchino e per l'imprenditore Alfredo Romeo (imputato in altro procedimento). Potrebbero lasciarsi l'indagine alle spalle anche l'ex presidente di Consip, Luigi Ferrara (accusato di false dichiarazioni ai pm), l'ex ad di Consip Domenico Casalino, l'ex dirigente Francesco Licci e l'ex ad di Grandi Stazioni Silvio Gizzi (turbativa d'asta). l caso Consip, l'appalto più cospicuo d'Europa. Sono trascorsi due anni da quando gli inquirenti hanno rivolto la loro attenzione verso le aziende di Alfredo Romeo. A Napoli la procura indagava su un appalto per le pulizie dell'Ospedale Cardarelli diNapoli e su eventuali rapporti con la camorra. Il pm Henry lohn Woodcock e gli uomini del Comando Tutela Ambiente volevano scoprire anche se Romeo e il suo consulente Italo Bocchino riuscissero a «instaurare rapporti nuovi e positivi con i nuovi amministratori di Consip, da poco nominati dal Governo di Matteo Renzi». Del resto in ballo c'era il bando Fm4:2 miliardi e 700 milioni di euro suddivisi in 18 lotti. In questo contesto Romeo avrebbe cercato di tessere la sua ragnatela. «Aveva da tempo raggiunto accordi corruttivi con Marco Gasparri, dirigente Consip, cui aveva corrisposto circa 100 mila euro in quattro anni», si legge negli atti. E ancora: aveva «instaurato rapporti con tale Carlo Russo, piccolissimo imprenditore della provincia di Firenze, ma soprattutto amico di famiglia di Tiziano Renzi, padre dell'allora Presidente del Consiglio». Intercettato, Russo «affermava di parlare anche a nome di Tiziano Renzi». Mentre Romeo parlava di un «accordo quadro»: «il versamento periodico di denaro da parte sua al Russo e al Renzi in cambio di un intervento di quest'ultimo sull'amministratore delegato di Consip Luigi Marroni». Nel frattempo cresceva il sospetto di una fuga di notizie. Il 5 dicembre 2016 veniva intercettato Tiziano Renzi. E due giorni gli inquirenti avevano ascoltato un suo amico mentre affermava che Tiziano non voleva più parlare al telefono. Il 20 dicembre invece «era stata disposta dalla Consip la bonifica degli uffici più importanti», quelli in cui gli inquirenti avevano piazzato le cimici. Inoltre l'ex ad di Consip, Luigi Marroni, aveva detto di «essere stato informato dell'esistenza delle indagini su Romeo che coinvolgevano la Consip e delle intercettazioni nei suoi confronti dall'onorevole Luca Lotti, dal dottor Vannoni e dal generale Emanuele Saltalamacchia. Aggiungeva poi che il presidente della società Luigi Ferrara gli aveva riferito di aver avuto analoghe informazioni dal Comandante Generale dei Carabinieri, il geOPEN DAY nerale Tullio Del Sette». Quindi, per competenza, il fascicolo era approdato nella Capitale divenendo più arduo a causa della pubblicazione, soprattutto su Il Fatto Quotidiano, di importanti particolari. Per questo il Noe era stato escluso dalle indagini, affidate poi al Nucleo Investigativo. Gli uomini del c o m a n d o provinciale di Roma avevano scoperto che Scafarto avrebbe falsificato alcune risultanze investigative, millantando anche un presunto coinvolgimento dei servizi segreti e rivelando a ex carabinieri, poi in servizio all'Aise, l'indagine. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Verso il giudizio

L'ex comandante dei Carabinieri e l'ex maggiore del Noe, Scafarto

L'accusa

Aver rivelato l'esistenza di un'inchiesta penale sulla società


Foto: Tiziano Renzi Il padre dell'ex presidente del Consiglio