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05/03/2020

Chiarimenti parziali, mercato in allarme

Il Sole 24 Ore Dossier - Giuseppe Latour

Le reazioni. Circolare non risolutiva
LE QUESTIONI APERTE Troppe le interpretazioni penalizzanti per le imprese: catene di contratti, sedi, definizione di manodopera e retroattività delle regole
Una norma pericolosa per il mercato, che scarica sui committenti controlli che non sono di loro competenza. Per rimediare alla situazione, allora, non basta una semplice proroga o qualche intervento di rammendo; servirebbe, invece, un'abrogazione netta. Gli affondi delle imprese ai danni delle nuove regole in materie di ritenute fiscali negli appalti privati vanno avanti dal momento in cui la norma, inserita all'articolo 4 del decreto fiscale (Dl 124/2019), ha iniziato a prendere forma. E, nonostante correzioni, interpretazioni e aggiustamenti, non si sono mai fermati. Persino la circolare 1/ E, che ha disposto un'attesissima moratoria sulle sanzioni fino al prossimo 30 aprile, non è servita a placare gli animi. Anzi, su alcune questioni ha aggravato le preoccupazioni del mercato. Anche perché, in quel documento, l'agenzia delle Entrate ha interpretato molti passaggi dell'articolo 4 in maniera penalizzante per le imprese, senza adottare le semplificazioni attese. È successo sul calcolo della soglia di 200mila euro: per effettuarlo correttamente gli operatori saranno costretti a esercizi piuttosto complessi. Ed è successo, in maniera simile, sul tema dei controlli: diverse associazioni avevano chiesto, in qualità di committenti, di limitarsi a semplici verifiche cartolari sull'operato dei loro appaltatori. La circolare, però, è andata in una direzione totalmente opposta, chiedendo al committente di verificare presso l'appaltatore «che la retribuzione oraria corrisposta a ciascun lavoratore non sia manifestamente incongrua» e che ci sia «l'effettiva presenza dei lavoratori presso la sede del committente». Addirittura, in caso di ritenute fiscali incongrue, «il committente sarà tenuto a richiedere le relative motivazioni e gli affidatari saranno tenuti a fornirle». Così è cresciuta l'impressione che i committenti, in base alle nuove regole, dovranno quasi sostituirsi alla pubblica amministrazione senza averne, ovviamente, i poteri. Ma la tendenza a penalizzare i committenti, allargando il raggio d'azione dell'articolo 4, riguarda anche altri passaggi. Come l'interpretazione estensiva del concetto di sede o i confini ancora poco chiari della definizione di bene strumentale. O come l'inclusione di tutte le tipologie di lavoro, manuale e intellettuale, nel concetto di manodopera: indiscrezioni della vigilia avevano fatto sperare che alcuni servizi, come quelli di consulenza o Ict, potessero uscire dal perimetro degli adempimenti, alleggerendo il carico per settori strategici dell'economia. Ancora una volta, però, le associazioni di imprese sono state deluse. Così come sono state deluse su un altro tema delicato, quello delle catene lunghe di appalti. In questo caso, l'auspicio del mercato era di non coinvolgere nei nuovi adempimenti, a cascata, decine di soggetti legati tra loro da rapporti di appalto e subappalto. Una moltiplicazione di verifiche e scambi di documenti considerata devastante per alcuni settori, nei quali le catene lunghe di appalti sono frequenti. Sul punto, però, l'Agenzia ha stabilito che gli adempimenti si applicano non solo al committente e al suo appaltatore ma anche, a cascata, ad appaltatore e subappaltatore. C'è, infine, un tema di fondo che riguarda l'ambito temporale nel quale la norma avrà effetti sulle imprese: l'applicazione, di fatto retroattiva, dell'articolo 4. Secondo molte associazioni di diverse categorie, infatti, non è condivisibile l'interpretazione in base alla quale la nuova previsione normativa trova applicazione anche ai contratti di appalto stipulati prima del 1° gennaio 2020. Si tratta di un punto importantissimo, perché una scelta di tipo estensivo allarga a dismisura l'impatto sulle imprese, costringendole a verifiche su scala molto più ampia. Alle Entrate è stato fatto notare che nella circolare 40/E del 2012, sulla responsabilità solidale in materia di appalti, avevano fatto una scelta differente, stabilendo che le nuove disposizioni avrebbero dovuto «trovare applicazione solo per i contratti di appalto/subappalto stipulati a decorrere dalla data di entrata in vigore della norma». Un'osservazione alla quale se ne aggiunge un'altra, a metà tra il diritto e il buonsenso: l'arrivo di una nuova norma, di rilievo così grande, sposta i rapporti di forza all'interno del contratto. Tecnicamente, altera il rapporto sinallagmatico relativo ai contratti già stipulati. Perché, tra le altre cose, attribuisce al committente il diritto di sospendere i pagamenti quando non riceve tutta la documentazione prevista dalla legge. Per qualcuno, è addirittura pacifico che questo sistema si applichi solo al futuro. In ogni caso, un chiarimento sarebbe opportuno.