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24/09/2020

Chi non paga tasse o contributi può essere escluso dai lavori

Il Sole 24 Ore Dossier - Antonio Iorio

Gare/5 LE IRREGOLARITÀ
Rischio di sanzioni immotivate soprattutto in caso di accertamenti non definitivi
La nuova norma introdotta dal decreto Semplificazioni che integra le cause di esclusione dalle gare pubbliche, contenute nell'articolo 80 del Codice degli appalti in presenza di accertamenti fiscali non definitivi, potrebbe comportare l'esclusione di molte imprese dalle procedure di appalto. In sintesi la nuova disposizione prevede che un operatore economico possa essere escluso dalla partecipazione a una procedura se la stazione appaltante sia a conoscenza e possa dimostrare che non abbia ottemperato agli obblighi relativi al pagamento delle imposte e tasse o dei contributi previdenziali non definitivamente accertati qualora tale mancato pagamento costituisca una grave violazione. Questa previsione non trova applicazione allorché l'impresa abbia pagato o si sia impegnato in modo vincolante a pagare imposte o contributi, compresi eventuali interessi o multe, o quando il debito tributario o previdenziale sia comunque estinto, purché il tutto si sia perfezionato prima della scadenza del termine per la presentazione delle domande. La norma genera parecchie perplessità ma soprattutto non pare siano stati adeguatamente ponderati i suoi effetti. Innanzitutto non sembra sia stato valutato che molte contestazioni fiscali sono spesso l'esito di personali interpretazioni dei funzionari/verificatori che, almeno in un caso su tre (secondo le ultime statistiche sul contenzioso) sono poi annullate dai giudici. Si pensi a tutte le ipotesi in cui, ad esempio, per la quantificazione dei maggiori ricavi i verificatori applicano percentuali di ricarico esagerate o prive di riscontro concreto nella realtà. Si giunge così a contestazioni anche molto elevate di asserite somme sottratte al fisco che tuttavia il contribuente non ha mai evaso Di sovente poi gli uffici formulano contestazioni nei più svariati settori impositivi sol perché ritengono che il valore normale dei beni ceduti sia inferiore a quello di mercato. Spesso si assiste - ad esempio - a contestazioni alle imprese immobiliari di maggiori ricavi perché un appartamento è stato venduto considerando un certo valore al metro quadro e altri invece con prezzi differenti e non si tiene conto della differente tipologia dell'immobile, dell'esposizione diversa, delle finiture e così via, quasi pretendendo che l'impresa venda sempre e comunque allo stesso prezzo In questi casi è sintomatica della consapevolezza degli stessi uffici di aver "esagerato" nelle contestazioni, la circostanza che la stessa agenzia delle Entrate, in occasione dell'eventuale procedimento di adesione, sia disponibile ad abbattere anche sensibilmente la propria iniziale pretesa solo a condizione però che il contribuente aderisca alla proposta. Vi sono poi tutte le contestazioni sulle fatture soggettivamente inesistenti dove viene richiesta l'Iva sugli acquisti perché secondo i verificatori il contribuente si sarebbe dovuto accorgere che il proprio fornitore non rispettava gli obblighi fiscali, senza considerare che non ha tratto alcun beneficio da questi illeciti (avendo lui pagato l'Iva al fornitore) e che per scoprirlo la Gdf o l'agenzia delle Entrate ci ha impiegato degli anni. Si rischia, in sostanza, di escludere aziende da gare pubbliche immotivatamente. In presenza di accertamenti non definitivi, la norma prevede peraltro una facoltà di esclusione (e non un obbligo) in capo alla stazione appaltante. Tuttavia non viene individuato il perimetro di una simile facoltà, cui verosimilmente potrebbero conseguire, azioni legali sia da parte degli altri concorrenti, sia dell'impresa interessata. Mal si comprende poi come il giudice amministrativo possa valutare la fondatezza dell'accertamento fiscale non definitivo a base di una eventuale esclusione, atteso che anche le contestazioni fiscali di grave entità si rivelano infondate solo al termine di un lungo contenzioso tributario. L'esclusione potrebbe scattare in presenza di gravi violazioni come disciplinate dall'articolo 80 del codice appalti. In estrema sintesi si tratta di rettifiche per somme superiori a 5mila euro: l'entità di tale importo di fatto rende "grave violazione" tutte le contestazioni.

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Gli annullamenti Non sembra sia stato valutato che molte contestazioni fiscali sono spesso l'esito di personali interpretazioni dei funzionari/ verificatori che in molti casi sono poi state annullate dai giudici. I maggiori ricavi Per quantificare i maggiori ricavi i verificatori applicano percentuali di ricarico esagerate o prive di riscontro concreto nella realtà. Si giunge così a contestazioni anche molto elevate di asserite somme sottratte al fisco che tuttavia il contribuente non ha mai evaso