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05/12/2018

Chi mette a tavola i carabinieri

Capital - Gaetano Belloni

Imprese
Il dinamico gruppo dei fratelli Fabbro , uno bocconiano, uno ingegnere del Politecnico, conquista appalti pubblici importanti, come il catering per l'Arma. Diversificando nelle macchinette del caffè , nella logistica , nell'handling dei magazzini...
Innovare in un mercato maturo è spesso arduo. Ma questa è la sfida in cui si sono lanciati, e hanno vinto, William Fabbro e il fratello Massimiliano . Due imprenditori con l'ambizione di entrare da neofiti in mercati affollati come quelli della ristorazione e del facility management, cioè dei servizi di gestione e mantenimento degli edifici. Crescendo poi fino a condividere la leadership di mercato con aziende ben più strutturate, almeno al principio, della loro. «Restiamo piccoli imprenditori, cerchiamo di guadagnarci la crescita sul campo», afferma William Fabbro. Il gruppo che nel 2017 aveva un fatturato consolidato di 55 milioni, si appresta a chiudere il 2018 con 90 milioni e ha già in previsione per il 2019 di arrivare a 130 (gli ordini che lo porteranno a questo risultato sono già acquisiti); dà lavoro a circa 2mila persone e ha sedi in Lombardia, Piemonte, Lazio, ma anche in Marocco e in Egitto. È dunque rilevante in mercati più che maturi, dimostrando che è possibile crescere anche servendo uno dei più difficili clienti che si possano immaginare: la pubblica amministrazione. Fabbro progetta di continuare l'espansione, «il prossimo passo è la gestione di beni culturali e museali», accrescendo i ricavi, requisito cruciale per lavorare con la Pa, perché «per partecipare agli appalti più grossi bisogna soddisfare requisiti di fatturato non banali». Bocconiano con esperienze in Gs Carrefour e in Bolton Group (prima «friggevo i pesci alle Feste dell'Unità per pagarmi gli studi», ricorda divertito), Fabbro ha solo da poco rinunciato a lavorare anche nei finesettimana per stare assieme alla famiglia (quattro figli). Ingegnere suo fratello Massimiliano, laurea al Politecnico di Milano, Gaetano Belloni Mba alla Bocconi e un'esperienza in Serist, società lombarda specializzata nei servizi di ristorazione collettiva. Sono figli di genitori veneti di modeste condizioni, ma di lungimiranti vedute, i due fratelli hanno cominciato la loro avventura imprenditoriale nel 1999 insieme con altri quattro soci e una piccola società, la Fms (Facility Management Service), capace di toccare già nel 2011 i 25 milioni di euro di fatturato. Cresciuto il business, è cambiata la società: Fms ha liquidato i soci esterni alla famiglia («il principale segreto per portare al successo le società è l'accordo tra soci») e al timone sono rimasti i due fratelli, al 50% ciascuno. Poi il lungo passo in avanti: la decisione di entrare nel mercato del vending, quello delle macchinette di caffè e altre bevande, che all'epoca era agli esordi. Per salire da zero a 11 milioni di fatturato, con 4 milioni di ebitda, in 3 anni: il tempo che il colosso Argenta si accorgesse della società e proponesse di rilevarla per una cifra pari a tre volte il fatturato. È stato un affare, anche perché il gruppo, attivo da 50 anni nei servizi di distribuzione automatica, non ha chiesto ai Fabbro la firma di un patto di non concorrenza. Motivo per cui l'attività di vending è proseguita con un contributo al fatturato dell'attuale gruppo Fabbro di 1,5 milioni di euro. A riprova della capacità dei due fratelli di ripartire, di non mollare opportunità di sviluppo. La società oggi si focalizza nella ristorazione, settore appunto maturo che offre margini mediamente contenuti. Altro consistente ostacolo, per chi come i Fabbro ha scelto di lavorare puntando alle grandi gare d'appalto, è la complessità delle norme. William e Massimiliano sono stati capaci di imporsi seguendo i regolamenti che premiano sempre di più qualità e trasparenza. Tra le commesse significative, quella vinta per l'Arma dei carabinieri, per cui i Fabbro curano l'intero catering, dall'acquisto delle derrate alla preparazione e somministrazione dei pasti, al riassetto e pulizia dei locali in 297 stazioni dislocate in tutta Italia. Seguono anche il catering di location prestigiose come la Pinacoteca di Brera. «Il settore degli appalti pubblici è difficile ma vediamo la sua evoluzione come un'opportunità. La vigilanza sui subappaltatori e l'aumento dei controlli hanno fatto sì che uscissero da questo mercato le aziende non in regola», dicono i Fabbro. Per l'espansione ulteriore pensano ancora a diversificare, nella logistica e nell'handling dei magazzini partendo dall'acquisizione di una piccola società attiva nel settore sono saliti da 7,5 a 40 milioni di fatturato in 3 anni. Altro filone, la manutenzione degli impianti, sempre partendo dal rilevare una piccola società per cominciare a partecipare alle gare d'appalto più significative, oppure attivando collaborazioni con i general contractor, come Manutencoop. Inevitabilmente bisogna anche mantenere un alto tasso di innovazione. E i Fabbro hanno allestito una piattaforma che dà al committente la possibilità di verificare online e in tempo reale la qualità del lavoro svolto.
Tradizione nei lieti calici Da Arnolfo Ristorante a Colle di Val d'Elsa al Capri Palace hotel & spa e Ristorante Aurora, al Ristorante Sadler di Milano; dall'Hotel Kempinski Corvinus a Budapest al Mori Venice bar e Park Hyatt Paris-Vendôme di Parigi, fino al The Ritz-Carlton Almaty in Kazakhistan: non ha confini l'apprezzamento fra i sommelier per i bicchieri da degustazione Zafferano. L'azienda veneta nata nel 2001, guidata da Federico de Majo, fa riferimento alla grande tradizione di Murano, dove de Majo stesso ha imparato il mestiere, nella vetreria di famiglia, interpretandola in maniera nuova. I calici Esperienze di Zafferano hanno introdotto un nuovo standard nella degustazione, capaci di esaltare le caratteristiche dei vini. Oggetti perciò apprezzati non solo dagli esperti di vino. De Majo ha preparato una novità che rende omaggio alla Traviata di Giuseppe Verdi («Libiam nei lieti calici...») ed è stato scelto per il tradizionale brindisi in occasione del Concerto di Capodanno 2018 del Teatro La Fenice. Così Fortunato Ortombina, direttore artistico del teatro veneziano, motiva la scelta: «Affiancare il nostro marchio all'azienda Zafferano che ha scelto di investire sul territorio combinando innovazione e valorizzazione delle tradizioni». De Majo aggiunge: «L'interesse per i valori artistici e culturali della città in cui sono nato mi ha portato al legame con un'istituzione che ne custodisce la bellezza e ne rafforza il prestigio in tutto il mondo». Dalla tavola all'illuminazione, con il marchio AiLati de Majo ha visto le sue lampade scelte dal Teatro Petruzzelli di Bari, oltre che per case di design nei nuovi quartieri di Berlino.

Foto: Il Caffè Fernanda nella Pinacoteca di Brera, gestito dai fratelli Massimiliano e William Fabbro (a destra).

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