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27/05/2021

CHI FERMA L’ITALIA

Libero - SANDRO IACOMETTI

La sinistra blocca tutto
Autorizzazioni lente, comitati del no, ambientalisti, codice degli appalti: 739 opere abbandonate per un valore di 72 miliardi. Draghi: ora si cambia
Licenziare non è possibile. E assumere neppure. Dopo il tentativo di congelare a oltranza per legge gli organici delle aziende, il prossimo obiettivo di Pd e sindacati, con l'aggiunta stavolta di M5S, è quello di bloccare direttamente (...) segue ➔ a pagina 2 segue dalla prima SANDRO IACOMETTI (...) l'intero Paese, alzando le barricate contro le modifiche al codice degli appalti contenute nel decreto semplificazioni. Per carità, le motivazioni sono, come sempre, nobili. Si tratta di arginare le infiltrazioni mafiose, di combattere la corruzione, di difendere la legalità. Epperò il risultato cambia poco: tenere in piedi l'attuale legge forse terrà alla larga qualche camorrista, ma di sicuro renderà la vita impossibile alle imprese. Una fesseria? Vediamo i numeri. L'Associazione nazionale costruttori edili da qualche anno (il codice è del 2016) fa l'elenco delle opere bloccate. Ebbene, la lista è arrivata a 739 cantieri fermi o mai partiti, per un valore di circa 72 miliardi. E il danno non finisce qui, perché la mancata realizzazione dei lavori significa anche un milione di posti di lavoro in meno e 252 miliardi di quattrini che non vengono messi in circolazione. Lo scenario catastrofico dei lavori in Italia è stato confermato ieri anche dall'Osservatorio territoriale infrastrutture Nord, realizzato dalle Confindustrie del Settentrione. Su 68 progetti monitorati ce ne sono 23, il 34%, completamente fermi e altri 24, il 35%, che vanno a rilento. In altre parole, è in regola meno di un'opera su tre. LAVORI INFINITI Non vogliamo fidarci dei numeri forniti dalle imprese? E allora vediamo cosa dice la Banca Mondiale nell'edizione del 2020 del suo famoso rapporto Doing business. Per completare l'iter di un appalto, dalla pubblicità del bando di gara al termine dei lavori, in Italia occorrono in media 815 giorni, circa 2 anni e 3 mesi. Volete sapere qual è la media europea? 605 giorni, il 35% in meno. Per la cronaca siamo al penultimo posto in classifca davanti alla Grecia. Certo, a rallentare le opere non c'è solo il codice degli appalti. A volte ci si mettono pure gli ambientalisti, i politici locali, i comitati del no, le direttive europee. In altri casi a paralizzare tutto è semplicemente la burocrazia. L'indolenza di un impiegato, la paura di un funzionario a mettere una firma, una pratica che finisce nel posto sbagliato, la straordinaria lentezza con cui le istituzioni si muovono. Pensate a quello che è successo con le 57 opere sbloccate qualche giorno fa per un valore complessivo di ben 82,7 miliardi (ma finanziate solo per 33). Per consentirne il completamente è stato necessario nominare dei commissari straordinari. Ma la decisione è stata presa nel luglio del 2020 dall'ex premier Giuseppe Conte. Da allora ci sono voluti circa 8 mesi e un nuovo governo solo per avere i pareri delle commissioni parlamentari. Poi un altro mese per ratificare la nomina dei commissari (già scelti) e infine qualche altra settimana per la bollinatura della Corte dei Conti. AUTORIZZAZIONI Come ha detto ieri il presidente di Assolombarda, Alessandro Spada, una delle cose fondamentali per sbloccare i lavori è «semplificare l'insieme dei pareri e delle autorizzazioni». Procedure che, secondo l'Ance, sono responsabili di gran parte dei problemi. L'84% delle opere ferme, infatti, risulta bloccato ancor prima dell'apertura dei cantieri per cause procedurali amministrative (nel 43% dei casi), per cause finanziarie (36%) o per decisioni politiche che non arrivano (19%). Ma se tutto è da rifare, a cominciare dalla pubblica amministrazione, cercare di mettere un po' d'ordine nell'assurdo groviglio normativo del codice degli appalti di sicuro aiuta. O aiuterebbe, visto che mezza maggioranza si è messa di traverso, strepitando contro il tentativo di lasciare mano libera a farabutti e delinquenti. SUBAPPALTO Accuse curiose, soprattutto nei confronti della liberalizzazione dei subappalti (oggi la soglia è al 40% dei lavori), una norma talmente in linea con le direttive Ue che Bruxelles ha persino aperto una procedura d'infrazione contro l'Italia per spingerci ad introdurla nel codice. Ma nel mirino ci sono anche il massimo ribasso per valutare le gare e l'appalto integrato, che di fatto reintrodurrebbe la figura del general contractor, responsabile di progettazione e realizzazione dei lavori. Norme molto lontane dal cosiddetto modello Genova, che ha consentito di ricostruire il Ponte Morandi in tempi record ed è invocato dal centrodestra, a partire dal leader leghista, Matteo Salvini, ma comunque sufficienti a far gridare sinistra e sindacati alla deregulation selvaggia. Non che sia una novità, intendiamoci. Da decenni le riforme e le opere vengono ostacolate nel nome di grandi ideali. Ma stavolta la posta in gioco è alta. Come al solito toccherà a Mario Draghi mettere una pezza. Il premier ieri ha gettato acqua sul fuoco dicendo che il decreto semplificazioni è solo «una bozza» e che «la diversità di vedute» è normale, considerati i «cambiamenti profondi» di cui si discute. Poi si è detto pure convinto «che si troverà un punto di incontro». Cosa che farebbe pensare ad una marcia indietro sulle norme più controverse. Allo stesso tempo, però, ha chiarito che l'intesa «non dovrà snaturare l'obiettivo di costruire un'Italia più equa e competitiva». Quella «disegnata nel Piano di ripresa e resilienza». A questo punto bisogna capire se la priorità è fare il Pnrr e sbloccare il Paese oppure tenersi il codice degli appalti. © RIPRODUZIONE RISERVATA
I tempi degli appalti in Italia giorni necessari per la prima fase che va dalla pubblicità del bando all'inizio dei lavori giorni necessari per la seconda fase che comprende l'esecuzione dei lavori e il pagamento dell'impresa appaltatrice (% fase di esecuzione ) Grecia (62,9%) Italia (60,7%) Spagna (60,3%) Portogallo (49,6%) Romania (60,5%) Slovacchia (47,4%) Belgio (51,1%) Malta (47,6%) Croazia (44,6%) Francia (59,6%) Austria (45,5%) Cipro (54,9%) Rep. Ceca (56%) 274 415 320 306 356 350 323 346 360 254 324 265 251 323 320 Fonte: Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato 495 465 350 420 315 338 314 290 375 270 594 588 571 705 706 694 665 661 660 650 629 815 771 1.120

Foto: In alto l'autostrada A33 che si interrompe nei campi tra Asti e Cuneo, con i lavori che sono stati finanzaiti nel lontano 1998. A sinistra un'altra incompiuta: la diga di Cumbidanovu, in Sardegna nel territorio di Orgosolo che aspetta di essere ultimata da oltre trent'anni