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28/08/2021

CHE REBUS LA LOGISTICA SINDACALE

Il Venerdi di Repubblica - Riccardo Staglianò

ITALIA / DIVISI ALLA META
P IACENZA. Il titolo di lavoro di questo articolo, a un certo punto, mi ha tagliato la strada manifestandosi sulla fiancata di un camion che rientrava alla base: «O così. O Pomì». Immaginate la scena. Ora di pranzo, 35 gradi che bruciano come 50, nello spiazzo davanti al Consorzio Casalasca di Rivarolo del Re, una grande fabbrica in mezzo al niente. Dove si lavora il pomodoro, l'"oro rosso" di Piacenza, un'ora a ovest da qui. Da stamattina presto seguo Roberto Montanari, dell'Unione sindacale di base (Usb), nei suoi incontri con addetti della logistica - magazzini, movimentazione, consegne - vera specialità di queste terre. È venuto a incontrare una decina di lavoratori, tutti africani, addetti alla pulizia delle centinaia di fusti impilati nel piazzale antistante lo stabilimento dove la polpa viene lavorata. Adesso che la cooperativa Mondial Work ha chiuso, denunciano che da anni le loro buste paga segnano 4 ore quando in realtà ne lavoravano 8 o 12. Peccato che i contributi si calcolino solo sulle ore dichiarate. Malattia non pervenuta. Sotto inquadrati. Se vi sta bene è così, altrimenti altri proletari (nove su dieci stranieri, quindi ricattabili perché senza contratto salta anche il permesso di soggiorno) prenderanno il vostro posto. «O così. O Pomì», insomma. Almeno fin quando qualcuno armato di machete prova a disboscare una giungla giuslavoristica fatta di finte co operative, Iva evasa per milioni di euro, caporali e banditi vari da affrontare a brutto muso. Con una conflittualità che ormai tracima anche nei rapporti tra sigle. Con la Cgil in affanno che stigmatizza i modi duri dei sindacati di base. I Si (leggi: sindacato intercategoriale) Cobas in gran spolvero che danno dei venduti alla Cgil. E l'Usb che accusa i Si Cobas di difendere solo i propri iscritti. Il tutto tra audio im barazzanti registrati di soppiatto, accuse di arricchimenti personali, minacce a mano armata di cutter. Il sindacato come sport estremo. Sono perfettamente consapevole che questo pezzo scontenterà tutti gli intervistati. Tanti. Troppi. Tre giorni intensissimi tra tecnicalità e una gragnuola di accuse in crociate impossibili da verificare fino in fondo. Montanari è un ex dirigente regionale di Rifondazione comunista in pensione. A pranzo mi parla della cause célèbre recente, la chiusura dello stabilimento Tnt di Piacenza da parte della casa madre Fedex: «È semplice: chiudendo han potuto sba razzarsi in un colpo solo di gente che guadagnava 26 mila euro lordi all'anno per rimpiazzarli, in caso di riapertura, con altri che ne prenderanno sì e no 16 mila». Ovvero il comportamento tipico delle cooperative che ogni due anni chiudono per riaprire sotto altro nome e con una forza lavoro riverginata, con zero scatti di anzianità e condizioni da ricontrattare da capo. Però adottato da una multinazionale di Memphis. Ma sul caso Tnt, che ha lasciato 300 persone a casa, torneremo più tardi. Nata nel 2010 l'Usb è cresciuta parecchio (in città ha due delegati per circa 2.000 iscritti) e di recente ha strappato i camalli di Genova alla Cgil. Sostiene Montanari che servi rebbe un codice degli appalti privati per evitare le mostruose catene di subfornitori. E che i blocchi stradali siano diventati una tattica proibitiva perché il salviniano decreto sicurezza li ha ripenalizzati con una sanzione fino a 12 anni di reclusione. Nel pomeriggio mi porta al centro Dhl di Corteolona. Incontriamo i delegati a un camion-bar dirimpetto alla fabbri ca. La cosa che li avvelena è che la nuova cooperativa New Job (notare la persistenza pretenziosetta dell'inglese nelle ragioni sociali a compensare le miserevoli condizioni) che ha preso il posto di quella precedente i cui vertici sono stati inquisiti, non paga mai pun tuale. Provo a dire che è spiacevole ma, rispetto ad altre rimostranze, una volta a regime un giorno di ritardo non è la fine del mondo. Honoré, il delegato senegalese, perde la pazienza: «No, perché qui c'è gente che non ha niente sul conto e se il mutuo viene addebitato il 20 e lo stipendio non è ancora arrivato è un bel casino». Ha ragione lui. La vita a risparmio zero è un tetris millimetrico. Per non dire dei Tfr non pagati. Qui c'è gente che si fa mettere la tredicesima in busta per far lievitare un po' i 1.400 euro mensili. Salutiamo e andiamo alla Gls dove, travolto da un camion durante un picchetto, nel 2018 è morto l'egiziano Abd Elsalam Ahmed Eldanf, iscritto Usb (la vittima più recente è invece Adil Belakh dim, Si Cobas, schiacciato in circostanze simili nel Novarese). Anche qui sta per cambiare appalto e sono in allarme perché il nuovo consorzio vorrebbe retrocedere il loro livello 3J (paga base 1.593 euro) nel più diffuso 4J, magari dando i 115 euro di differenza sotto altra for ma. Non ne vogliono sapere: «Il lavoro va benissimo. In quattro anni siamo passati da 30 a 80 autisti e da 5 a 25 facchini. Non ha alcun senso tornare indietro» dice un delegato egiziano. In matti nata, a un nigeriano che sosteneva che da lui danno i premi solo a chi sta simpatico al caporeparto, Montanari aveva suggerito di «registrarlo di nascosto». Neanche a dirlo, anche sul suo conto gira un audio nel quale, a colloquio col prefetto, sembra felicitarsi che i più aggressivi iscritti Si Cobas siano puniti con un foglio di via. «Chi mi conosce sa benissimo che non sono né razzista né un informatore» taglia corto, ricordando che uno dei due sindacalisti che oggi lo accusano di collatera lismo era con lui in consiglio comunale per Rifondazione («Il figlio che non ho mai avuto»). OGNI SIGLA DIFENDE SOLO I PROPRI Parla di Carlo Pallavicini, il centravanti dei Si Cobas. Quello che assieme a Mohamed Arafat, alla cui storia di riscatto Mimesis ha di recente dedicato un libro, è stato arrestato il 10 marzo scorso (tra le accuse, che respinge, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni persona li, violenza privata) in relazione alla chiusura del centro Tnt. Ha trentaquattro anni, molta energia e per star dietro a tutte le richieste di consulenza che gli arrivano è diventato un vir tuoso dei vocali su WhatsApp che ascolta a una velocità accelerata («così posso aiutare più compagni»). Laureato in Scienze politiche, incastona la vicenda piacentina in una più vasta metamorfosi delle relazioni sindacali: «Dalla contrattazione anni 90 in cui era obbligatorio trovare un accordo, alla concertazione in cui l'accordo diventava facoltativo, fino al modello tedesco verso cui stiamo andando, dove l'aumento della produttività viene monetizzato e spariscono gli scioperi. Un po' alla Amazon». Il centro di Castel San Giovanni è il palazzo d'inverno che ancora non hanno espugnato. Loro, programmaticamente, sono per ridurre la produttività: «Per l'operaio e per il pianeta. Nei magazzini dove siamo presenti si devono movimentare non più di 80 pacchi all'ora». Da Amazon, mi spiegherà poi Giampaolo Meloni della Cgil, si arriva anche a 200. Il mo tivo per cui tanti si rivolgono a loro è sin troppo evidente per Pallavicini: «Risultati. Grazie alla contrattazione di secondo livello, ovvero a tut ti gli accordi migliorativi costruiti sul pavimento del contratto nazionale, spesso arriviamo a raddoppiare la paga». Nel senso che prima il grosso era in nero.Nei loro uffici, alle spalle del palazzo dell'agricoltura, il delegato egiziano Haitham Ramadan mi mostra due cedolini della stessa persona: nel 2010 figura vano 623 euro, oggi 1.937. Triplicati. Hai voglia a dire, come fanno i confederali, che i Cobas difendono solo i loro, guardano al breve periodo e usano subito strumenti estremi. «Se è per quello, un sindacalista Cgil ha anche definito intollerabile che un operaio guadagni quanto un impiegato. Si rende conto? Ce li spingono in bocca i tesserati» esulta, rivendicando il record di 4.200 iscritti su ottomila addetti in provincia (contro i 2.700 dichiarati da Cgil). Una dichiarazione così clamorosa che, se confermata, si candiderebbe al premio Filippo d'Inghilterra per la gaffe dell'anno. E infatti ciò che Romeo Barutta, Filt Veneto, avrebbe detto al Fatto Quotidiano è assai più sfumato: capiva le esigenze degli operai ma non si potevano stravolgere troppo i contratti nazionali. Vale a dire ciò che Cobas fa di routine. Rapporti tesi, diventati tesissimi dopo la circolazione di un audio in cui il cigiellino Karim Mansar rassicurava alcuni autisti Fedex licen ziati, garantendo loro alternative precise in altre sedi. «Si chiama intermediazione illegittima di manodopera, ed è un reato» sbotta Pallavicini, al netto dei cinquantasei processi penali a suo carico. Quando l'audio venne fuori, militanti Si Cobas inferociti assediarono la Camera del lavoro al grido di «mafiosi! mafiosi!». Rinfac cio un uso un po' disinvolto del termine a un gruppo di attivisti radunati nella sede di Castel San Giovanni: «E perché? Se uno si mette d'accordo in segreto per danneggiare un altro non usa metodi mafiosi?» obietta Gianni, facchino alla Leroy Merlin. Questo assembramento di sei-otto persone incom prensibilmente smascherinate ha ognuno un primato da rivendicare. Il passaggio al tempo indeterminato alla Xpo, che lavora per Guess. La rivendicazione del con tratto logistica quando riusciranno a entrare nel fortilizio di Bezos, con maggiorazioni per notturni/festivi decisamente più corpose di quelle del commercio che vi applicano. Poi c'è Bianca, che lavorava per la Ceva a Stradella, distribuzione li bri, licenziata in tronco quando ha comunicato di essere incinta e dove i festivi erano obbligatori sino a quando non sono arrivati... indovinato, i soliti Cobas! IL PECCATO ORIGINALE Capite cosa intendevo con la difficoltà di districare questo gomitolo di contestazioni? Massimo Tarenchi, il segretario provinciale Filt Cgil che incontro alla Sosteria, un bar sulla direttrice per Castel San Giovanni, fa di tutto per fugare l'impressione che il valoroso sindacato che rappresenta sia alla rincorsa dei nuovi sceriffi. Dice anche che il voltafaccia di Fedex, che a febbraio si era impegnata davanti al prefet to a non toccare i posti di lavoro a Piacenza, e che dopo due settimane di picchetti aveva sbaraccato tutto, gli risulta ancora incomprensibile. Una specie di profezia autoavverantesi, dal momento che tra i tagli annunciati non sembravano rientrare i piacentini (Pallavicini smentisce: «Avvertivamo da dicembre 2020 perché nel piano industriale si parlava anche di chiudere Piacenza. Come poi è stato». Piano che però non si trova). Gli americani, in buona so stanza, avrebbero voluto colpirne uno (Piacenza) per educarne cento (gli altri stabilimenti italiani). Dice anche che il peccato originale è l'uso distorto delle cooperative, che deresponsabilizzando il committente consentono di non pagare i primi tre giorni di malattia, retribuire solo i giorni lavorati e destrutturare il settore nel peggiore dei modi. Nello stesso bar, qualche giorno dopo, incontro anche Meloni, uno dei sei Cgil nella Rappresentanza sindacale unitaria dentro Amazon (su 12, di cui 4 Ugl, 1 Cisl e 1 Uil) votati da metà dei 1.600 di pendenti a tempo indeterminato. Ammette che «Amazon è avanti di trent'anni, mentre il sindacato indietro di venti», però rivendica alcune vittorie, tra cui la maggiorazione notturna passata da +15 a +25 per cento, oltre all'abolizione degli straordinari obbligatori e un quarto livello per tutti. Tanto? Poco? Qualcosa. Chiedo aiuto ad Angelo Ma strandrea, autore di L'ultimo miglio (Manni), un'inchiesta sulla logistica: «I sindacati di base hanno il merito di aver saputo coinvolgere i lavoratori più marginali là dove i sindacati non esistevano. Ma non credo che, complessivamente, abbiano ottenuto molto di più dei confederali. Men che meno che questi ultimi siano dei venduti». A occhio mi sembra che i primi abbiano vinto più battaglie, in maniera più eclatante, mentre i secondi sostengono di ingaggiare una guerra più ampia. Chi senza dubbio ha perso, oltre alle legioni di lavorato ri sfruttati, è lo Stato, con decine di milioni di Iva evasa (20 sequestrati solo a Dhl Italia dalla procura di Milano). Con parole e modi molto diversi ognuno di questi sindacalisti ha capito che la logistica, che già vale circa il 10 per cento del nostro Pil, è l'avamposto più avanzato della rovente dialettica capitale-lavoro. L'ulteriore passettino da fare sarebbe comprendere che gli interlocutori sono così scandalosamente forti che una maggiore unità gioverebbe. Ovvero, parafrasando l'invi to di un manifesto di discreto successo, "sindacati di tutto il mondo unitevi!". Riccardo Staglianò ANSA

Foto: Sopra, Roberto Montanari (il secondo da destra) dell'Usb con i lavoratori a Rivarolo del Re. Sotto, Mohamed Arafat con operai e delegati alla sede Si Cobas di Piacenza. Nell'altra pagina, corteo a Torino per Adil Belakhdim , travolto da un Tir a Biandrate il 18 giugno


Foto: «QUI MOLTE COOPERATIVE CHIUDONO E RIAPRONO PER AZZERARE OGNI VOLTA I DIRITTI CONQUISTATI»


Foto: Sotto, MassImo Tarenchi e Karim Mansar , Filt-Cgil, davanti alla Camera del Lavoro di Piacenza. Nell'altra pagina, il polo logistico Mose e, sotto, un' assemblea Usb con i lavoratori del pomodoro LA CAMERA DEL LAVORO È ASSEDIATA DA OPERAI CHE GRIDANO: « MAFIOSI! MAFIOSI! »


Foto: « AMAZON È AVANTI DI TRENT'ANNI, IL NOSTRO SINDACATO INDIETRO DI VENTI»