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13/05/2020

Cesca: “Incentivi a fondo perduto per far ripartire artigianato e imprese”

Corriere dell'Umbria

Il presidente regionale di Cna: "Tutte le aziende hanno problemi di liquidità e il credito da solo non basta"
E' necessario sbloccare gli appalti pubblici dove la burocrazia è il peggior nemico che si possa affrontare" Sul bando Re start della Regione il nostro giudizio resta sospeso: vedremo cosa accadrà nel corso delle settimane"
di Dino Refolda PERUGIA • "A giudicare dalle recenti prese di posizione della Regione e del Governo la ripartenza di tutte le attività, almeno in Umbria, ormai la diamo quasi per scontata. Ma ciò che ci preoccupa di più è quello che potrà succedere nei prossimi mesi e quindi nel prossimo futuro." Renato Cesca, presidente di Cna Umbria, esprime il malessere profondo delle imprese associate. Presidente, siete davvero fiduciosi circa la possibilità di ripartire con tutte le attività? "Visti i dati sui contagi registrati nelle ultime settimane in Umbria e considerata la disponibilità del Governo a consentire una riapertura differenziata per territori, pensiamo che i tempi per un'assunzione di responsabilità da parte della Regione per far riaprire tutte le attività dal 18 maggio, siano oramai maturi. Naturalmente attraverso l'adozione, da parte di ogni impresa, di tutte le misure per garantire la sicurezza di dipendenti e clienti, a cominciare dalla predisposizione di protocolli di sicurezza personalizzati per ciascuna azienda". Perché tanta paura per il futuro? "La nostra riflessione parte dall'analisi che stiamo facendo sui dati generali relativi all'artigianato e al mondo della piccola e media impresa e soprattutto dall'analisi dei diversi settori produttivi. Ad oggi tutte le imprese, indipendentemente dal settore e dalla dimensione, hanno un problema di liquidità e in molti casi non riusciranno a farvi fronte solo con il credito bancario. È questa la ragione per cui crediamo siano necessari contributi a fondo perduto per facilitare il ritorno all'equilibrio finanziario per il maggior numero di imprese nel più breve tempo possibile. Inoltre non esistono settori in grado di tornare velocemente al fatturato di qualche mese fa di fronte a una carenza di domanda che interessa tutti i settori. Questa è la principale differenza con la crisi del 2008, quando si bloccarono alcuni settori, come l'edilizia, ma avemmo la possibilità di puntare sul manifatturiero e l'export. Oggi, invece, con la pandemia è tutto bloccato." Perché servono contributi a fondo perduto? "Perché le imprese hanno già perso una parte consistente del proprio fatturato per responsabilità non proprie. E poi perché, soprattutto alla ripartenza, niente è o sarà più come prima, si procederà a piccoli passi per diversi mesi. Agli strumenti trasversali per facilitare la riapertura si dovranno sommare necessariamente incentivi settoriali." Nel decreto di maggio si parla di incentivi per le riqualificazioni delle abitazioni che ne pensate? Eco e sisma bonus permetteranno la ripartenza delle costruzioni? "Come Cna stiamo sostenendo l'incremento del sisma e dell'eco-bonus fino al 110%, cosi come la trasformazione del credito d'imposta concesso ai privati in titoli di credito cedibili alle banche, perché siamo convinti che darebbe una grande boccata d'ossigeno a tutta la filiera delle costruzioni. Ma non sarà comunque sufficiente a fare ripartire tutto il settore o l'economia nel suo complesso. È necessario sbloccare anche gli appalti pubblici, dove la burocrazia e la tendenza delle strutture pubbliche a rimandare le decisioni rappresentano i peggiori nemici. Per questo, a livello nazionale, abbiamo provocatoriamente chiesto la sospensione del codice degli appalti pubblici sul modello seguito per la ricostruzione ponte di Genova, mentre a livello regionale stiamo chiedendo un maggiore coinvolgimento delle imprese umbre nell'esecuzione dei lavori". Ne serviranno altri? "Sicuramente si, per tutto il settore del turismo, per l'automotive, l'aerospazio e altri ancora. A livello nazionale dobbiamo stimolare la domanda, che si è bloccata in interi settori, ma soprattutto devono riaprire tutte le attività al più presto. Come possiamo immaginare la ripartenza della moda con i negozi di abbigliamento ancora chiusi? Molte aziende che fanno un prodotto finito si stanno dirigendo sul digitale e l'e-commerce ma le vendite on line non sono e non potranno essere sostitutive di quelle più tradizionali. Ugualmente, con i ristoranti chiusi stanno perdendo fatturato anche moltissime imprese dell'agroalimentare." Siete soddisfatti del lavoro fatto fin qui dalla regione dell'Umbria? "Sul lato della tutela della salute sicuramente si, basti guardare i dati. Sicuramente saremo stati anche fortunati e, almeno per una volta, l'isolamento cronico dell'Umbria si è trasformato in un punto di forza, però il sistema sanitario ha funzionato a dovere". Avete colto delle criticità? "Si. Ad esempio in Umbria non sono state adottate ordinanze che permettessero un raccordo tra le diverse norme nazionali sulla sicurezza sanitaria nei luoghi di lavoro, cosi come invece è stato fatto in Veneto, Emilia Romagna o Abruzzo. A nostro avviso sono ancora necessarie per creare un clima collaborativo tra imprese, lavoratori, forze sociali ed enti di controllo. In Emilia Romagna, ad esempio, i dispositivi per la protezione individuale (mascherine) vengono considerati rifiuti indifferenziati mentre da noi alcuni enti di controllo li classificano come rifiuti infetti, altri come indifferenziati. Questo sicuramente non aiuta le imprese a ripartire, anche perché i costi di smaltimento sono nettamente differenti a seconda di come venga considerato il rifiuto". D'altra parte però la regione dell'Umbria ha adottato alcune misure di sostegno a favore della micro impresa, come il bando Re start, che ne pensate? "Sul bando Re-start per il momento il nostro giudizio è sospeso, non siamo convinti che sia diretta prevalentemente ai più piccoli perché, ad esempio, solo le aziende che fatturano più di 100mila euro possono sommare l'incentivo ai finanziamenti bancari. Inoltre avremmo preferito che i contributi a fondo perduto fossero separati dal finanziamento diretto. Stiamo a vedere cosa succederà nel corso delle prossime settimane". Sull'attività svolta dal Governo infine che ne pensate? "Siamo convinti che la situazione sia difficilissima per tutti, Governo compreso. Sugli ammortizzatori sociali, nonostante i ritardi nei pagamenti, pensiamo che le scelte fatte siano del tutto condivisibili, garantire la copertura a tutti i lavoratori non era scontato. Su questa materia ci auguriamo che venga rifinanziato in maniera adeguata anche il fondo di solidarietà dell'artigianato (Fsba) che fino ad oggi ha dato buona prova di sé avendo già pagato tutte le pratiche riferite al mese di marzo ma che con le cui sole risorse non riuscirà a far fronte agli impegni per i mesi prossimi. Sul decreto liquidità invece ci aspettiamo correzioni importanti che possano ridare ruolo ai confidi delle associazioni, l'ultimo baluardo che hanno le imprese per confrontarsi alla pari con il sistema bancario. Sugli incentivi a fondo perduto per le piccole imprese e su quelli settoriali il giudizio, anche qui, è sospeso, attendiamo di vedere cosa conterrà la versione finale del decreto di maggio. Ciò che va cambiato subito è il Cura Italia, laddove prevede che i contagi dei lavoratori vengano considerati infortuni sul lavoro, innescando assurde responsabilità penali per gli imprenditori. Infine sulle riaperture, come abbiamo già avuto modo di dire, condividiamo la volontà di una ripartenza differenziata sulla base delle caratteristiche dei singoli territori." Cna Umbria Sopra, il presidente Renato Cesca: "Sulla Cig autorizzata dal Governo siamo d'accordo, perché al di là dei ritardi, garantire copertura a tutti i lavoratori non era scontato"