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13/10/2020

Centralino Comune Appalto al ribasso “Pagano i lavoratori”

La Repubblica - Daniele Autieri

Il caso
● a pagina 7 I disservizi dei giorni scorsi sullo 060606, la linea aperta tra il Campidoglio e i cittadini, nascondono una guerra per la sopravvivenza di 138 lavoratori schiacciati dall'esito di un bando Consip che, dopo cinque anni di attesa, ha imposto il cambio della guardia nella gestione del servizio senza preoccuparsi di proteggere il lavoro.
La storia inizia nel 2016 quando Consip avvia la gara per l'affidamento del servizio di call center, in quel momento gestito dal raggruppamento d'impresa costituito da Abramo Customer Care e Telecom Italia. La procedura di gara rimane affossata per anni nelle beghe burocratiche e il vecchio gestore continua a lavorare sullo 060606 attraverso una serie di proroghe.
Nel settembre del 2019 Consip finalmente affida l'appalto al Consorzio Leonardo Servizi e Lavori, un colosso delle cooperative che gira la commessa alla cooperativa consorziata Acapo.
La Acapo altro non è che la nota Capodarco, alla quale - forse anche per via delle polemiche nella gestione di molti appalti a Roma - è stato cambiato nome.
Prima che l'incarico al nuovo gestore diventi operativo passano altri mesi e l'ultima proroga nei confronti di Abramo scade il 30 settembre scorso. A confrontare gli atti interni al Campidoglio che riportano le caratteristiche tecniche della gara Consip risulta evidente che la Acapo è riuscita ad aggiudicarsi l'appalto anche in virtù di un considerevole ribasso sui costi.
In sostanza, quello che prima veniva pagato 7,3 milioni di euro, adesso costa appena (si fa per dire) 5,9 milioni.
Ma chi paga il prezzo di questo sconto? La risposta arriva direttamente ai 138 lavoratori del call center che, in nome della clausola sociale, dovrebbero confluire dal 1° ottobre nella nuova società (in questo caso la coop Acapo) senza troppi contraccolpi.
In realtà da subito risulta evidente che la strategia è un'altra: l'intenzione della coop è quella di cambiare le caratteristiche contrattuali, passando dal contratto delle telecomunicazioni a quello delle cooperative, meno costoso per il datore di lavoro e naturalmente inferiore in termini di salario e di contributi per i lavoratori. E infatti per un lavoratore con uno stipendio lordo che si aggirava intorno ai 1.700 euro, il taglio finale del passaggio alla Acapo tocca i 390 euro al mese, una decurtazione che si avvicina al 25%. Naturalmente, non tutti i lavoratori vengono colpiti allo stesso modo, perché molto dipende dalle ore lavorate e dall'anzianità, ma questo non fa altro che alimentare anche uno scontro interno alla forza lavoro che viene spaccata in due rispetto a un interesse comune.
Il risultato sono una serie di scioperi, tra la metà e la fine di settembre, che hanno imposto alla Acapo di gestire il servizio con un numero ridotto di personale, rallentando in modo significativo i tempi e la qualità della risposta alle domande dei cittadini. Intanto, presso il ministero del Lavoro è stato aperto un tavolo con i rappresentati della coop e le sigle sindacali per trovare una soluzione ad un enigma che sembra irrisolvibile.
Ancora una volta il problema nasce a monte, da una procedura di gara che di fatto alimenta la prassi del massimo ribasso.
Resta adesso da vedere se la soluzione scelta dalla cooperativa di riversare questo ribasso sul costo del lavoro sarà vincente.
Un'ipotesi gravissima perché costituirebbe un precedente difficile da superare.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: kLa piazza del Campidoglio