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14/07/2020

C’è qualcosa che non torna nella logica del decret…

Il Gazzettino

C'è qualcosa che non torna nella logica del decreto semplificazione in gestazione, a proposito della riforma della responsabilità per danno all'Erario. Nella circostanza, il Governo persegue il giusto scopo di semplificare, per velocizzare le procedure d'appalto, facendo ricorso ad un ragionamento, questo, sì, semplificato (meglio, opportunamente semplicistico): la paura della firma sarebbe di ostacolo alla celere ed efficace esecuzione delle opere pubbliche. Quindi, fermo restando i casi di dolo, via la responsabilità per colpa, se riconducibile a chi ha firmato un qualcosa; sì alla responsabilità per colpa per i disattenti e per gli inerti. Stampa ed esperti sembrano condividere simile impostazione e, per questo, ritenere congruente la logica che ne è alla base. Eppure qualche riserva, su una tale coerenza, residua. Tale da far dubitare che quello proclamato sia il reale motivo dell'esenzione da responsabilità. Si potrebbe intanto dire che l'elementarità e debolezza dell'argomentazione dalla quale si procede appaiono di tutta evidenza: ma è seriamente possibile immaginare schiere di dirigenti e funzionari fino ad oggi ostinati a non sottoscrivere alcunchè, nella certezza che solo astenendosi nulla potrà mai accadergli? Così supponendo, si fa torto all'intelligenza delle persone, prima ancora che alla professionalità che dovrebbe contraddistinguerle, quali soggetti chiamati proprio a fare delle scelte. Ancora, dando seguito necessario alle sbandierate ragioni della riforma, se ne dovrebbe dedurre che tutto quel che di male è accaduto finora, nel settore degli appalti pubblici, sia dovuto alle omesse firme di atti. Il che appare veramente troppo. Chi opera presso le Procure della Corte dei conti sa bene quali possono essere i fattori impeditivi della corretta e tempestiva realizzazione dei lavori pubblici, in particolare: la farragine normativa e la pluralità di tali fonti, le incerte e rallentate coperture finanziarie, le progettazioni errate, le direzioni lavori carenti, gli affidamenti ad esecutori poco attrezzati professionalmente e finanziariamente. Orbene, se si considera che l'insufficienza delle risorse è fenomeno che ha implicato di per sé un rallentamento dei lavori e/o dei pagamenti, ma costituisce eventualità in cui ben difficilmente entra un discorso di responsabilità erariale, gli altri fattori patologici di cui sopra sono stati piuttosto un portato del decidere (ovvero di atti firmati), che conseguenza di inerzie. Dal groviglio normativo non ne è derivata la stasi del dirigente, ma semmai l'adozione di decisioni sbagliate. Le progettazioni lacunose, quasi sempre opera di professionisti esterni (non soggetti alla giurisdizione di responsabilità della Corte) sono state approvate dal Responsabile unico del procedimento (o a volte dagli amministratori) e dunque oggetto di atti commissivi; e se elaborate da tecnici dipendenti pubblici sono state, ancora una volta, conseguenza di atti, non di omissioni. Allo stesso modo per le direzioni lavori (anche queste quasi sempre assegnate a professionisti esterni). Come pure, se vi è stato affidamento negligente ad esecutori incapaci, ciò è pur sempre avvenuto attraverso la firma di un atto. In definitiva, le lamentate lentezze ed inefficienze nella realizzazione delle opere pubbliche sembrerebbero essere dipese, in gran parte, proprio dalla firma di atti o da comportamenti operativi; il che suona a smentita dell'assunto dal quale ha preso le mosse l'intento semplificatore del Governo, in materia. In realtà, ben altro occorrerebbe per porre rimedio agli ostacoli all'efficienza, suddetti, a partire dalla formazione di una dirigenza amministrativa e tecnica professionalmente qualificata e non condizionata dal potere politico, attrezzata nel verificare e gestire i processi finalizzati alla realizzazione delle opere. Oltre ovviamente alla capacità di porre un freno alla debordante produzione legislativa e regolamentare. Ma è chiaro, si tratta di rimedi che richiedono riforme strutturali e cambi di mentalità, più facile e rapida è la strada indicata dal ragionamento semplificato, anche se non è da essa che potranno maturare i frutti sperati.
*Vice Procuratore Generale
Procura Corte dei Conti Veneto