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28/08/2021

CdS, da escludere offerte con soluzioni alternative

ItaliaOggi - DI ANDREA MASCOLINI

Un'offerta con soluzioni alternative è da escludere perché viola il principio ineludibile dell'unicità dell'offerta. Lo ha affermato il Consiglio di Stato, sezione terza, con la pronuncia del 26 luglio 2021 n. 5336. La questione verteva sul fatto che un concorrente avrebbe presentato in offerta distinte tipologie di attrezzature per l'esecuzione del servizio da affidare, conferendo così alla propria offerta il carattere alternativo. I giudici hanno confermato che un'offerta così strutturata va esclusa e prendono le mosse da quanto dispone l'articolo 32, comma 4, del codice appalti ove si prevede che in sede di gara per l'aggiudicazione dell'appalto pubblico, «ciascun concorrente non può presentare più di un'offerta»; da ciò i giudici traggono conferma che con tale previsione, la legge sancisca il principio ineludibile di unicità dell'offerta. Nella sentenza viene chiarito che la disposizione impone ai partecipanti alle gare pubbliche di concorrere con un'unica proposta tecnica ed economica, fatte naturalmente salve le migliorie dell'offerta. Secondo giurisprudenza consolidata citata dal Consiglio di Stato, il principio non solo risponde all'obiettivo di assicurare l'effettiva par condicio degli operatori economici nella competizione, ma soprattutto «assurge a baluardo dell'interesse pubblico a far emergere la migliore offerta, in sede di presentazione della stessa». Peraltro, l'obbligo di presentare una sola offerta contenente una soluzione tecnica determinata ed un prezzo preciso, ed il corrispondente obbligo per la pubblica amministrazione di poter valutare solo offerte in tal guisa formulate, adempiono da un lato al principio di buon andamento dell'azione amministrativa, e dall'altro, al principio di imparzialità. Non vale l'argomento, sostenuto in primo grado dalla sentenza del Tar che viene riformata, per cui l'offerta presentata avrebbe carattere migliorativo degli alternativi prodotti offerti, in quanto diversamente da quanto statuito dal Tar, l'opzione fornita produce, in realtà, «un aggravio economico per l'amministrazione» in quanto condizionata all'esistenza di condizioni che in realtà non sussistono all'interno delle strutture della stazione appaltante.