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30/10/2018

Caso Consip, a Roma chiusa l’inchiesta «Archiviazione per Tiziano Renzi»

Corriere Fiorentino

Firenze
Nel provvedimento però i pm puntano il dito contro le sue «affermazioni non credibili» L'avvocato Il tempo è galantuomo La campagna degli ultimi anni ha prodotto dei danni irreversibili
Una richiesta di archiviazione che però lascia qualche ombra di troppo. La Procura di Roma ha chiuso le indagini sulla vicenda Consip, la centrale acquisti della pubblica amministrazione finita nella bufera due anni fa, chiedendo al gip di far cadere l'accusa di traffico di influenze nei confronti di Tiziano Renzi, padre dell'ex premier. L'ipotesi originaria era quella di aver fatto da «facilitatore» nelle gare d'appalto Consip, tramite il giovane imprenditore amico di Scandicci Carlo Russo, sponsorizzando l'imprenditore napoletano Alfredo Romeo grazie al rapporto preferenziale che Renzi senior vantava con Luigi Marroni, allora amministratore delegato di Consip, nominato dal governo Renzi. Nel provvedimento che porta la firma del procuratore capo Giuseppe Pignatone, dell'aggiunto Paolo Ielo e del sostituto Mario Palazzi, si spiega che non «è dato rinvenire alcun elemento» che faccia supporre un accordo illecito con Russo ma si aggiunge anche che Renzi fece «affermazioni non credibili» nell'interrogatorio davanti ai pm romani nel marzo 2017 fornendo «un'inverosimile ricostruzione». Non vi è dubbio - scrive la Procura - che tra Russo e Renzi vi sia una stretta relazione e che i due si siano frequentati nel periodo in cui «Russo offriva all'imprenditore di Napoli i suoi servigi». Renzi senior ha ammesso di conoscere Russo da prima del 2012, di aver condiviso con lui anche pellegrinaggi a Medjugorie, di essere stato padrino al battesimo del figlio ma «esclude di aver mai parlato con lui di Consip, nè di aver mai spinto per lui su Consip». Affermazioni queste - concludono i pm - che «non paiono credibili» se confrontate con quanto dichiarato dall'ex numero uno di Consip che ha fornito «puntuali riscontri su luoghi e tempi degli incontri avuti con Tiziano, considerando poi che non aveva interesse Marroni ad affermare il falso ricostruendo circostanze che semmai potevano metterlo in difficoltà». Marroni ha infatti dichiarato che Tiziano Renzi per due volte, nel settembre 2015 e nella primavera 2016, lo avrebbe pregato di ricevere Russo per dargli una mano. Una generica raccomandazione, secondo quanto spiegato dall'ex ad, senza esito. Marroni ha spiegato che Russo gli avrebbe chiesto di intervenire in alcuni appalti Consip a favore di una società che interessava sia Tiziano che l'allora senatore Denis Verdini. Società di cui Marroni non ricordava il nome ma che sicuramente non era la ditta di Romeo. Quindi, è la conclusione della Procura, Russo durante gli incontri con Romeo millantava di aver avvicinato Marroni per aiutare le società a vincere l'appalto Consip, in realtà stava portando avanti «la causa» di una società concorrente. Per questo i pm contestano a Russo il millantato credito. I magistrati di piazzale Clodio concludono che «nonostante tutti gli approfondimenti possibili non è dato rinvenire alcun elemento - aldilà di un giudizio di inattendibilità di quanto dichiarato da Renzi - che consenta di ritenere che la raccomandazione spesa in favore di Russo fosse conseguenza di un accordo con lo stesso per esercitare indebite pressioni su Marroni per alterare le gare d'appalto». «Il tempo è galantuomo - dice l'avvocato Federico Bagattini, legale di Tiziano Renzi - prima il risarcimento per la diffamazione, ora la richiesta di archiviazione. Alla soddisfazione professionale per l'esito, ancora da confermare essendo una richiesta di archiviazione, si unisce quella personale che risulta, tuttavia, menomata dalla considerazione che la campagna subita negli ultimi due anni abbia prodotto gravi e irreversib i l i d a n n i s u l p i a n o personale, familiare ed economico». I pm romani hanno poi chiuso le indagini sulla fuga di notizie dell'inchiesta. Sono accusati di favoreggiamento l'ex ministro dello sport Luca Lotti, l'ex comandante dei carabinieri della Legione Toscana, il generale Emanuele Saltalamacchia e l'ex consigliere economico di Palazzo Chigi Filippo Vannoni. Accusato di rivelazione del segreto d'ufficio e favoreggiamento l'ex comandante generale dell'Arma Tullio Del Sette, di falso e depistaggio l'allora capitano del Noe, Gian Paolo Scafarto e il colonnello dell'Arma in aspettativa Alessandro Sessa. Ieri Del Sette era presente alla scuola marescialli per la presentazione del libro «Mai perdere la speranza»: «L'Arma - si è limitato a dire - non sta passando un bel periodo. Non sarà né la prima nè l'ultima volta. La forza dei carabinieri è nei carabinieri stessi». Antonella Mollica

Foto: Tiziano Renzi con l'ex ministro Luca Lotti, anche lui coinvolto nell'inchiesta Consip

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