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28/07/2020

Case sequestrate l’ira delle famiglie: «Vittime di truffe»

Il Mattino

Housing sociale, i proprietari protestano davanti al tribunale
LA PROTESTA
Dario Sautto
«Ridateci le case e continuate le indagini. Siamo disperati, senza risparmi e molti di noi senza lavoro a causa del coronavirus». Hanno protestato all'esterno del tribunale di Torre Annunziata molte delle 53 famiglie pronte ad entrare nei loro appartamenti quasi ultimati a Sant'Agnello. Lo scorso febbraio, però, la Procura di Torre Annunziata ha sequestrato d'urgenza quel complesso abitativo di «housing sociale» che, allo stato attuale, risulta totalmente abusivo perché costruito con permessi e autorizzazioni che non dovevano esistere in una zona, come la Penisola Sorrentina, vincolata al PUT.
Quel provvedimento di sequestro è stato vagliato nei giorni scorsi anche dal tribunale del Riesame di Napoli, che ha riscontrato una serie di criticità tali da convalidare il sequestro delle tre palazzine, sollevando dubbi sulla «malafede» dell'amministrazione comunale. «Vogliamo sapere se siamo stati truffati da qualcuno o addirittura dal Comune ha detto ieri mattina Giovanna, una delle manifestanti però vogliamo saperlo in tempi brevi. Abbiamo partecipato ad un bando e abbiamo anticipato la metà del valore della casa. Se ci sono colpe, abusi, imbrogli, chiediamo che vengano puniti al più presto i responsabili. Stiamo pagando colpe non nostre». Una delegazione di quelle famiglie è stata ricevuta dal procuratore Nunzio Fragliasso, dall'aggiunto Pierpaolo Filippelli e dal sostituto Andreana Ambrosino, che sta coordinando le indagini. Alla disperazione dei proprietari, gli uffici inquirenti hanno assicurato «la massima celerità nelle indagini». Al momento, però, le case devono necessariamente restare sotto sigilli per permettere tutte le indagini sul caso.
LA RABBIA
Il flashmob è iniziato di primo mattino, con tanti bambini che hanno preso parte alla protesta pacifica all'esterno del palazzo di giustizia accanto ai genitori. Tanti gli striscioni con slogan come «ridateci i nostri sogni» e «abbiamo solo partecipato ad un bando comunale» hanno accompagnato il sit-in silenzioso. Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco Piergiorgio Sagristani: «Avverto la necessità morale di ribadire ancora una volta il mio profondo rispetto per la magistratura ha detto il primo cittadino di Sant'Agnello e comprendo umanamente l'esasperazione degli assegnatari, pur non condividendo talune iniziative».
Quattro persone sono attualmente indagate a piede libero per reati collegati agli abusi edilizi: si tratta del progettista Antonio Elefante, di Massimiliano Zurlo (amministratore della SHS Sant'Agnello Housing Sociale srl, committente dei lavori), Danilo Esposito (amministratore della New Electra, ditta esecutrice) e Francesco Gargiulo (suo predecessore). Ma i dubbi degli inquirenti sono estesi a tutto l'iter amministrativo, partito nel 2011 con il primo progetto che al posto di quell'agrumeto di via Monsignor Bonaventura Gargiulo prevedeva delle case popolari. Dal 2015, due amministrazioni comunali hanno vagliato l'iter autorizzativo, passato nelle mani di diversi professionisti, con il Comune che ha gestito anche il bando che ha individuato gli assegnatari. Inoltre, dietro la SHS ci sono sia la società di Elefante che una srl di proprietà del calciatore Fabio Quagliarella amministrata dal papà Vittorio, con i lavori eseguiti dalla Soledile, ditta comparsa come Elefante già nell'affare ex Cirio di Castellammare.
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