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12/05/2021

Case popolari, rischio caos «Regole discriminatorie»

QN - La Nazione

LA SPEZIA La legge regionale ligure che subordina il riconoscimento di un alloggio di edilizia residenziale, al requisito della residenza nel comune da almeno cinque anni, contrasta con i principi di «uguaglianza e ragionevolezza» sanciti della Costituzione. Darvi corso vorrebbe dire quindi esporsi al rischio, che in realtà è quasi una certezza, di una dichiarazione di incostituzionalità della legge stessa, con la paralisi, o comunque la prospettiva di gravi ritardi nelle procedure di assegnazione. Tutto ciò deve imporre alla Regione di adeguare la normativa alle recenti sentenze che hanno ribadito questi principi. Una precisa richiesta in tal senso arriva dai segretari regionali di Sunia-Cgil e Sicet-Cisl Franco Bravo e Stefano Salvetti che hanno inviato una argomentata lettera al presidente della Regione, a quello del Consiglio regionale e ai presidenti dei gruppi consiliari, richiamando appunto le sentenze della Corte Costituzionale (44/2020 e n. 9/2021), pronunciate in riferimento alle leggi delle Regioni Lombardia e Abruzzo. La legge regionale ligure, la numero 10 del 2004, secondo Sunia e Sicet, è particolarmente esposta a questo tipi di rilievi proprio perché all'articolo 5 richiede per poter partecipare al bando di avere, tra gli altri, «la residenza o attività lavorativa da almeno cinque anni nel bacino di utenza a cui appartiene il Comune che emana il bando tenendo conto della decorrenza della stessa nell'ambito del territorio regionale». Non solo. La sentenza del 2021, scrivono i sindacati degli inquilini, fa un ulteriore passo in avanti rispetto a quella del 2020, «in quanto non valuta l'incostituzionalità del requisito della ultraquinquennalità solo come requisito per la partecipazione al bando, ma anche come ipotetica condizione di punteggio, che deve invece essere assoggettata all'esame di congruenza rispetto agli altri criteri di punteggio individuati dalla norma nel complesso. Questo al fine di non consentire alla sola 'anzianità' di residenza di assumere prevalenza sul fabbisogno abitativo». Di qui la necessità che in Liguria «il Consiglio regionale provveda ad emendare la legge regionale nella parte già dichiarata illegittima, anche se con riferimento ad altra legge. Ciò al fine di evitare che la prossima uscita di bandi possa essere oggetto di richiesta di declaratoria di incostituzionalità, il cui esito pare scontato alla luce delle sentenze citate, ma che avrebbe comunque una ricaduta negativa sui destinatari del bando, provocando quantomeno ritardi e blocchi nelle assegnazioni». Ma c'è di più. Secondo Sunia e Sicet, la sentenza della Corte numero 9/2021 fa presente che 'la norma impugnata ha previsto un doppio onere documentale aggiuntivo per i cittadini extra Ue i quali, diversamente dai cittadini italiani o europei, sono tenuti a produrre certificazione rilasciata dall'autorità dello Stato estero di origine, attestante che tutti i componenti del nucleo familiare non possiedono alloggi adeguati nel Paese di origine. «Naturalmente questo obbligo precisa la Corte Costituzionale può essere mantenuto solo per chi ha mantenuto la sua residenza fiscale all'estero - notano Sunia e Sicet - A nostro parere pare tuttavia fantasioso pensare di trovarci di fronte ad evasori fiscali che nascondono i loro patrimoni in paradisi fiscali e che presentano domanda per l'assegnazione di un alloggio Erp». Insomma, a parere dei sindacati, che richiamano il giudizio della Consulta, si tratta una normativa «irragionevole e discriminatoria» che va modificata. Franco Antola