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24/02/2021

Casalesi e appalti 4 imprenditori arrestati, sigilli a una futura Rsa

La Repubblica - irene de arcangelis

L'indagine
Binomio che ritorna. Camorra e appalti. Venti anni di ricchezze accumulate grazie al gioco illegale degli appalti. Pubblica amministrazione e clan dei Casalesi. Imprenditori e cosche. Quindici milioni sequestrati e sei indagati, quattro imprenditori arrestati ritenuti vicini alle fazioni Schiavone e Zagaria. È l'indagine di carabinieri e Guardia di Finanza coordinati dalla Dda. Notificate anche due misure interdittive, al responsabile protempore dell'ufficio tecnico del Comune di Capua, ingegner Francesco Greco, indiziato di turbata libertà degli incanti e corruzione, e a un impiegato di banca, Andrea D'Alessandro, che era in servizio a Santa Maria Capua Vetere, accusato di avere consentito trasferimenti di denaro contante su conti bancari riconducibili al clan. Sequestrato a Capua, il "Palazzo delle cento persone", dove avrebbe dovuto sorgere una Rsa.
In passato l'edificio era stato pignorato ad Angela Iovene, moglie di Rodolfo Statuto (deceduto), condannato nel maxi processo "Spartacus". L'immobile era stato poi acquistato per un milione 445 mila euro dalla società Immobiliare Generale di Domenico Pagano. Quest'ultimo è uno dei quattro imprenditori arrestati ieri, sequestrata la sua società. I Casalesi avrebbero contribuito alla compravendita versando 500 mila euro. Per gli inquirenti Pagano aveva fin dagli anni '90 rapporti "collusivi" con il capoclan Michele Zagaria e con l'affiliato Giacomo Capoluongo, diventando poi un imprenditore di riferimento per la fazione Schiavone alla quale procurava stabili finanziamenti come quota sui lavori ottenuti grazie all'intervento del clan. Domenico Farina è invece indagato per concorso esterno in associazione di tipo mafioso, amministratore unico della Prisma Costruzioni srl, società riconducibile al collaboratore di giustizia Francesco Zagaria, aggiudicataria di vari appalti pubblici con la connivenza di vari amministratori locali. Nel mirino della finanza anche il gruppo imprenditoriale casertano riconducibile ai cugini Verazzo, Giuseppe di 65 anni e Francesco di 61, ritenuti indiziati per concorso esterno in associazione di tipo mafioso, operanti nel settore delle costruzioni edili che, per gli inquirenti, avvalendosi della forza di intimidazione del clan e grazie alla compiacenza di amministratori locali, si sarebbero aggiudicati appalti pubblici nel casertano, assumendo il ruolo di portavoce di Nicola Schiavone.
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Foto: kUffici giudiziari Il Tribunale