scarica l'app Telemat
MENU
Chiudi
09/04/2021

Carlo Felice, il re che «amava» Genova

Il Giornale del Piemonte e della Liguria - Remo Viazzi*

matita blu
Il 5 aprile 1849, è stato ricordato da diversi organi d'informazione, comincia l'attacco per porre fine alla rivolta di Genova contro i Savoia, rei di aver firmato l'armistizio di Vignale con l'Austria il 24 marzo. L'ottusa violenza con cui il generale Alfonso La Marmora represse il moto insurrezionale (la città fu bombardata e lasciata al saccheggio delle truppe piemontesi) diede il colpo di grazia ai già traballanti rapporti tra Genova e la Casa regnante. D'altra parte l'annessione al Regno di Sardegna, sancita per ragioni di equilibrio geopolitico, era un vulnus che difficilmente poteva essere sanato. Poco prima, però, duecento anni fa, tra la fine di marzo e il mese di aprile del 1821, l'avvicendamento sul trono dei Savoia a seguito dei "moti del 1821", quelli dell'ode manzoniana, videro l'ascesa di Carlo Felice, nato, tra l'altro, il 6 aprile 1765. La frettolosa concessione della Carta costituzionale di Spagna da parte di Carlo Alberto, lo costrinse a lasciare Modena e assumere il comando e la corona regia, che portò per dieci anni, praticamente sino alla sua morte avvenuta il 27 aprile del 1831. In quel momento, era il 23 marzo, i Genovesi si rivoltarono contro il governatore di Casa Savoia. Quando Carlo Alberto tradì gli insorti e si unì alle truppe austriache dello zio Carlo Felice, i rivoltosi furono tutti passati per le armi e l'intera città venne duramente colpita: un fatto che garantì al re il nomignolo di "Carlo Feroce"! Eppure fu un re importante per la città, perché Carlo Felice aveva sempre mostrato una certa predilezione per Genova, dove amava trascorrere la bella stagione. Se già suo fratello Vittorio Emanuele I aveva manifestato la volontà che Genova avesse la statura di una "seconda capitale del Regno (ancon d'assae!)", Carlo fu effettivamente protagonista della sua trasformazione. Indissolubilmente legata ormai a Torino, la città - prima di qualsiasi altra cosa - aveva bisogno di collegamenti rapidi con la capitale. Non c'era ancora Alberto Gagliardi a ribadirlo in ogni occasione possibile: "Genova se non comunica, muore!", ma era semplicemente un'ovvietà! Il re non perde tempo: inaugura la carrozzabile dei Giovi (un lavoro pressoché già terminato), amplia quella della Val Polcevera, fa progettare diverse altre strade: la "carrettabile Carlo Alberto" da piazza del Principe all'attuale piazza Matteotti, quella verso Albaro, quella della Val Bisagno e, soprattutto, la Nizza - Genova, un'opera cominciata già in epoca napoleonica; dà fiato ai primi progetti di costruzione della linea ferroviaria (che vide la luce nel 1853) e fa costruire le bellissime "Terrazze di marmo", che dominavano il porto e fanno bella mostra di sé in tutte le stampe e i quadri dell'epoca. Insomma, il suo amore per la Superba si sostanzia in atti concreti e non sembra essere solo un modo per imbonire i Genovesi, che - come detto - non stravedono per i Savoia e fanno molta fatica ad abituarsi all'idea di aver perso libertà e indipendenza... In verità già da almeno due secoli vive e operanti solo sulla carta! Le fonti governative di Vittorio Emanuele I descrivono, infatti, i Genovesi come "ostili e pericolosi" e, una volta divenuto sovrano, le precauzioni che deve prendere quando passa in città sono parecchie. Ancora nel 1828, durante le rappresentazioni dell'opera "Bianca e Fernando", buona parte dell'aristocrazia cittadina disertò un ricco ricevimento che Carlo Felice aveva offerto loro con la speranza di accrescere le simpatie nei suoi confronti. Restano, inoltre, indissolubilmente legati al suo nome due importanti edifici genovesi: il Teatro Carlo Felice e Palazzo Reale. Egli, nel 1824, costituì una "Direzione di tutti i teatri esistenti", cui diede mandato di "provvedere nel più facile modo alla costruzione di un nuovo teatro che sia per quanto si potrà di comoda ed elegante forma". Il 21 gennaio 1826 escono le norme per l'appalto del progetto di Carlo Barabino, la prima pietra fu posta il 29 marzo di quello stesso anno, il 7 aprile del 1828 il teatro è inaugurato, naturalmente alla presenza del Re. Due anni tondi tondi. Dopo i pesanti bombardamenti della guerra continuò a essere utilizzato alla bella e meglio sino al 1963, ci vollero, però, trent'anni per la sua completa riedificazione. Il "nuovo" Teatro Carlo Felice, infatti, fu inaugurato solo il 18 ottobre del 1991. Il teatro ha mantenuto, nel suo affaccio su piazza De Ferrari, l'antico prospetto e soprattutto il pronao esastilo con colonne doriche che reca sul fronte la lunga iscrizione, dettata da Giuseppe Gagliuffi, con l'intitolazione a Carlo Felice, che appunto lo volle. Costò la bellezza di 1.440.679 lire! Ha mantenuto sino a oggi anche la titolazione al Re, questione che ancora nel 2005 era tornata a far discutere ponendo l'un contro l'altro armati il Movimento Indipendentisti Liguri, naturalmente capitanato da Franco Bambi, e l'Alleanza Monarchica. Sempre nel 1824 Carlo Felice considerò fosse giunto il momento di dotare la Casa di Savoia di una stabile dimora genovese. Precedentemente, infatti, durante le loro visite in città di volta in volta sceglievano dove alloggiare. Benché Vittorio Emanuele avesse acquistato nel 1820 Palazzo Tursi (dove abitò sua moglie Maria Teresa d'Austria Este sino al 1832), Carlo Felice optò per il palazzo sito in via Balbi 10. Lo acquistò, pare (il Tolozzi sostiene che l'acquisto sia da datare al 1817), dai Durazzo per 2.250.000 lire, comprensive di tutte le opere contenute e che allietano la vista del visitatore che si affaccia nelle sue stanze. Da allora è Palazzo Reale, oggi Museo, sapientemente e proficuamente diretto da Alessandra Guerrini, torinese. Per quanto, dunque, non fosse facile per un Re Savoia entrare nel cuore dei Genovesi, cosa che non accadde nemmeno a lui, tuttavia sono innegabili i meriti che lo stesso acquisì agli occhi della città. Segni tangibili, che il tempo fa fatica a cancellare. *saggista