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06/05/2021

Carfagna: “Ecco come la Sicilia cambia col Recovery”

La Repubblica - Carmelo Lopapa

L'intervista
Alta velocità, porti, acquedotti: modello Genova per arginare il rischio di infiltrazioni mafiose
È «l'opportunità irripetibile» per la Sicilia. Ora o mai più l'alta velocità Palermo-MessinaCatania, il risanamento degli acquedotti colabrodo, il rinnovamento energetico. Per non disperdere le decine di miliardi in arrivo col Pnrr e per arginare i rischi di infiltrazioni mafiose, nell'Isola sarà adottato il "modello Genova".
● segue dalla prima di cronaca E il Ponte sullo Stretto, che pure non è inserito nel programma, rientrerà comunque tra le priorità del governo. Della regione e delle sue chance di "rinascita" parla per la prima volta Mara Carfagna, ministra per il Sud.
Il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza appena varato dal governo e approvato dal Parlamento costituisce una svolta storica per il Mezzogiorno. Per una regione come la Sicilia piegata dalla crisi economica ancor di più. Come garantire che le risorse stanziate verranno realmente utilizzate? L'Isola non ha brillato in passato per capacità di spesa dei fondi comunitari.
«La mia speranza è che le classi dirigenti capiscano l'irripetibile opportunità del momento. Per un ventennio ci siamo lamentati delle politiche di austerity sui bilanci. Abbiamo sacrificato al dovere di ripianare i debiti delle generazioni passate ogni investimento, ogni infrastruttura sociale, ogni spesa per lo sviluppo.
E adesso che le risorse ci sono, chi potrà più guardare in faccia gli italiani, i meridionali, i siciliani, se non saprà fare il suo dovere? Il governo sta studiando diverse forme di sostegno, comprese task force di supporto, ma non può certo sostituirsi a chi, sul territorio, deve progettare e realizzare». Il gap infrastrutturale dell'isola è abnorme. È a quel capitolo di spesa che sarà destinata buona parte delle risorse? E per quali opere? «Tra gli interventi principali ci sono l'alta velocità sulla tratta Palermo-Messina-Catania e gli importanti investimenti sui porti e sulle due "Zone economiche speciali" dell'isola, per un totale di 325 milioni. Le aree interne avranno "ossigeno" attraverso una quota importante dei 300 milioni destinati al Sud. Ma aggrediremo anche il problema della dispersione idrica, orientando verso la Sicilia percentuali significative dei 300 milioni del React-Eu stanziati per gli acquedotti del Mezzogiorno».
Quali gli altri interventi già programmati? «La Sicilia ospiterà sicuramente uno degli ecosistemi dell'innovazione finanziati dal Pnrr, luoghi anche "fisici" dove ricerca e imprese incrociano i loro progetti. Ma stiamo avviando azioni importanti pure fuori dal perimetro del Recovery Plan. Ad esempio, stiamo lavorando a stretto contratto con Terna per semplificare normativamente importanti investimenti della società elettrica in Sicilia, per il valore di un miliardo e 700 milioni nei prossimi cinque anni».
C'è un problema legato alla capacità di spesa ma in Sicilia uno altrettanto grande legato al rischio infiltrazioni. Cosa nostra, come da tradizione, avrà già puntato i radar sui miliardi di euro in arrivo. Quali strumenti adotterete per impedire che quei fiumi di soldi finiscano in parte alla mafia? «Ci sono due capisaldi a cui fare riferimento. Il primo: la semplificazione delle procedure è "amica" degli imprenditori seri e nemica degli imbroglioni e delle mafie, che hanno fatto la propria fortuna utilizzando le pieghe di procedimenti opachi e inaccessibili a chi non ha "amici degli amici" nel posto giusto. Il secondo: i progetti del Recovery Plan saranno vigilatissimi perché se ne dovrà riferire costantemente in Europa». Il Codice degli appalti è uno strumento criticato soprattutto dal centrodestra. Finora però ha funzionato per arginare il rischio infiltrazioni. Come la pensa? «Non è un problema di destra o di sinistra, credo che davanti all'enorme lavoro che ci aspetta bisogna abbandonare ogni approccio ideologico. C'è un modello che ha funzionato, quello del Ponte di Genova. Siamo riusciti a fare il nuovo viadotto in un anno, e al tempo stesso è stato fermato ogni tentativo di inserimento di aziende sospette, individuando e bloccando in più occasioni contratti e subappalti con soggetti ritenuti infiltrati o esposti a infiltrazioni. Quel modello ci ha dimostrato che il combinato disposto tra il nostro Codice antimafia e le direttive europee sugli appalti è largamente in grado di tenere alla larga i clan. Il vero problema non è il Codice appalti, ma la molteplicità degli strumenti applicativi: troppi e troppo confusi». La burocrazia, nel Mezzogiorno soprattutto, rischia di essere un altro ostacolo alla spesa.
«Più sono semplici, trasparenti ed effettive le regole, meno intrusiva e penalizzante è la burocrazia. Il decreto Semplificazioni sarà tra le prime riforme collegate al Recovery Plan ad andare in porto e aiuterà le Regioni a chiudere la stagione dei bandi infiniti. Sarà anche l'occasione per capire chi è amico dello sviluppo, e quindi interessato ad approfittare dell'occasione per promuovere un vero cambiamento, e chi no: sono certa che il presidente Musumeci e gli altri presidenti delle regioni meridionali fanno parte della prima categoria».
Si torna a parlare di Ponte sullo Stretto, col via libera ministeriale. Diventerà una priorità per il governo? «Voglio darle una risposta netta: sì, nella mia visione il Ponte sullo Stretto è una priorità. Può essere fatto con risorse nazionali e presto la relazione del Comitato appositamente insediato ci dirà anche quale modello è preferibile.
Ma non facciamo gli ingenui: il Ponte è una di quelle grandi opere che cambiano un Paese. Serve un accordo politico forte per arrivare fino in fondo. L'opera non è una bandierina politica di questo o di quello, inutile tagliare il nastro se poi sarà un'altra incompiuta.
Dobbiamo promuovere un "Patto per il Ponte" che regga nel tempo».

Foto: kPro e contro Il rendering del ponte sullo Stretto di Messina, di nuovo al centro del dibattito sulle grandi opere Ministra Mara Carfagna esponente di Forza Italia ministra per il Sud e la Coesione territoriale nel governo presieduto da Mario Draghi