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25/07/2020

Carcea: “Il bilancio comunale l’ho gestito come se fosse un’azienda della mia famiglia”

La Stampa - SA. S.

L'ex assessore di Saint-Pierre imputata IL CASO
«Di Donato e Raso non si sono assolutamente mai impegnati per la mia campagna elettorale», ha detto Monica Carcea. L'ex assessore alle Finanze del Comune di Saint-Pierre accusata di concorso esterno in associazione mafiosa è stata sentita in aula nel pomeriggio di ieri. Per l'accusa Carcea si rivolgeva a Marco Fabrizio Di Donato e ad Antonio Raso - il primo condannato la scorsa settimana nel filone torinese del processo Geenna a 9 anni e il secondo imputato nel processo di Aosta ed entrambi considerati componenti della locale di 'ndrangheta - per «comporre le tensioni che aveva in Giunta», comunicava agli appartenenti della locale «notizie riservate su alcuni servizi comunali» e dalla locale aveva ricevuto sostegno elettorale. Carcea ha spiegato come Raso fosse per lei un «uomo che conosceva tutti» perché «la maggior parte dei politici frequentava la sua pizzeria» tanto che lo contattò «più di una volta per fissare incontri con referenti politici», fra cui uno, poi saltato, con l'allora assessore alle Finanze regionale Ego Perron. Di Donato, invece «lo cercai un'unica volta perché normalmente avevo rapporti solo con sua moglie». Per l'accusa Carcea si era rivolta ai componenti della presunta locale di 'ndragheta per risolvere i contrasti che aveva in Giunta, in particolare con l'assessore Alessandro Fontanelle. «Con lui gli scontri sono stati di natura professionale - ha detto in aula -. Il fatto che loro si siano interessati mi ha stupito, può essere che in pizzeria mi sia sfogata su situazioni che avevo con i colleghi» ma «io in particolare non ho mai parlato di problematiche con Fontanelle a Di Donato» e può «essere che lo abbia fatto con sua moglie e lui abbia sentito». Sempre sullo stesso argomento Carcea ha aggiunto di non aver fatto nessuna richiesta a Raso o Di Donato: «non ho mai avuto la percezione che la prendessero a cuore in questo modo, forse perché ero amica della moglie» di Di Donato. Al centro della deposizione c'è stato il servizio taxibus scolastico, per cui secondo l'accusa Carcea ha fatto pressioni per far ottenere una proroga nel 2016 al presidente di Cna Valle d'Aosta Salvatore Addario (cugino di Raso). «A gennaio 2016 Fontanelle fece presente che l'appalto sarebbe scaduto a giugno - ha ripercorso in aula Carcea -. Sapevamo che considerata la tempistica sarebbe stato difficile apportare modifiche all'appalto». Può «anche essere» che di questioni inerenti l'appalto «ne abbia parlato con Raso - ha detto Carcea - può essere stato casuale il fatto che lo abbia detto a Raso». «Lei ne parla a Raso sapendo che è cugino di Addario», ha sottolineato il pm ma per Carcea «erano cose notorie a tutti». Per l'ex assessore si è trattato di ingenuità: «Io ho peccato di ingenuità» dovuta alla «mancanza di esperienza» in politica. «è stata una reazione perché io non avevo nessun potere in quel senso sull'appalto. Il fatto che Addario sapesse prima determinate cose che comunque a prescindere erano decise da qualcun altro non mi è sembrato così grave. Anche perché la mia presenza o il mio parlare non ha inciso su quello che poi era deciso dal segretario». L'unica volta «che ho avuto un contatto diretto con Di Donato è quando l'ho chiamato perché volevo andare con lui a casa di Raso perché Addario, da qualche mese era diventato insistente» con domande in merito alla proroga dell'appalto. Parlando della sua esperienza politica nel Comune di Saint-Pierre oggi sciolto a seguito dell'inchiesta Geenna e costituitosi parte civile Carcea ha detto di aver gestito «il Bilancio comunale come fosse un'azienda familiare» riguardo al «rispetto delle scadenze e al «martellamento sui dipendenti». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: L'imputata Monica Carcea, ex assessore comunale a Saint-Pierre, al centro tra gli avvocati Claudio Soro e Francesca Peyron all'arrivo in Tribunale