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16/03/2021

Cappadona in cella condanne definitive a 6 anni e 5 mesi per l’ex capo della Pg

Il Mattino di Padova - Cristina Genesin

È stato giudicato colpevole di tentata concussione e anche di aver spifferato all'ex governatore Galan l'indagine sul Mose Era il responsabile della Polizia giudiziaria in procura
Cristina GenesinIl luogotenente Franco Cappadona sapeva che, prima o poi, sarebbe accaduto visto che il 2 marzo scorso è diventata definitiva, dopo la condanna per tentata concussione, anche quella per aver spifferato all'ex governatore del Veneto Giancarlo Galan notizie sull'inchiesta relativa alle tangenti del Mose. Ma non pensava tanto presto. E, forse, contava sui ritardi della macchina giudiziaria. Niente da fare. Così è trasecolato quando venerdì un collega dell'Arma di pari grado, alle dirette dipendenze dell'attuale procuratore capo Antonino Cappelleri, si è presentato nella sua abitazione di Piove di Sacco per dare esecuzione all'ordine di carcerazione (6 anni e 5 mesi da scontare) firmato dal pm Marco Brusegan. Un momento di smarrimento, poi appena il tempo di fare in fretta la valigia: al luogotenente Cappadona è stato concesso di telefonare al difensore di fiducia, l'avvocato Roberto Boev, che ha potuto accompagnarlo nella casa di reclusione Due Palazzi dove è entrato intorno alle 15.Le due pronunceEcco il film dell'arresto dell'ex capo della Polizia giudiziaria della procura padovana, 63enne di origine siciliana, per oltre 25 anni sulla poltrona che gli consentito di sapere tutto (o quasi) delle inchieste finite nel mirino della magistratura. La prima condanna a 4 anni pronunciata nei confronti di Cappadona è diventata definitiva l'8 agosto 2019, quando la Cassazione ha bocciato il suo ricorso contro la sentenza che lo dichiarava responsabile di tentata concussione per aver cercato di pilotare l'appalto destinato a scegliere la nuova sede padovana dell'Arpav, allora diretta dall'avvocato monselicense Andrea Drago (in cambio della promessa «non accettata da Drago...», si legge nel capo d'imputazione, di una tangente di 300 mila euro). Cappadona caldeggiava un immobile nel Net Center in via Venezia realizzato dall'amico imprenditore Mauro Bertani (pure condannato a un anno e 8 mesi). Per quella vicenda è stato pure condannato a un anno e 8 mesi l'avvocato Giorgio Fornasiero. L'inchiesta era stata avviata in seguito alla segnalazione di un collega dell'Arma che aveva ricevuto alcune confidenze dall'ex direttore Arpav, finito sotto inchiesta (poi archiviata) per le manutenzione degli uffici nell'Agenzia regionale. Fino al maggio 2014 (giorno in cui fu perquisito l'ufficio di Cappadona in procura) il sottufficiale - uomo di fiducia dell'ex capo della procura di Padova Pietro Calogero - era considerato un "intoccabile", anche perché tanti erano i favori fatti dal carabiniere. Nel processo era emerso che aveva pure contattato un collega-investigatore per ottenere dei gps da piazzare nell'auto di un colonnello dell'Arma. Il 4 luglio 2016 la condanna in tribunale, poi confermata nei successivi gradi di giudizio.Le soffiateIl 2 marzo scorso sempre la Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di Cappadona contro la condanna a 2 anni e 5 mesi per rivelazione di segreto d'ufficio aggravato e per favoreggiamento (pure aggravato in quanto commesso con abuso di poteri) nei confronti dell'allora governatore Galan. Tra il 2011 e il 2014 Cappadona aveva fatto sapere a Galan che la Guardia di Finanza stava indagando su di lui. E che stava svolgendo accertamenti su villa Rodella a Cinto, palcoscenico delle sue nozze di cui fu testimone l'allora premier Berlusconi (presente con dell'Utri). «Dì all'amico che la Gdf sta indagando per sapere se el ga becà o nol ga becà (se ha preso o meno soldi) e su villa Rodella» la telefonata (intercettata) a un'amica di Galan.Il futuroOra Cappadona starà in isolamento per una decina di giorni a causa del Covid. Poi finirà in una cella da solo in quanto ex carabiniere (la vicinanza con altri detenuti potrebbe essere problematica). Il difensore Boev si prepara già a chiedere il riconoscimento della continuazione fra le due condanne (il che porta, di regola, a una riduzione di pena) e la detenzione domiciliare per motivi di salute. Cappadona aveva sollecitato l'affidamento in prova (voleva fare volontariato in un ospizio) in seguito alla prima condanna. Ma le udienze sono andate per le lunghe e, nell'attesa, è fioccata la seconda condanna. Ora c'è un nuovo processo per concussione che attende Cappadona: quello per le (presunte) pressioni per condizionare l'appalto relativo alla progettazione e alla costruzione del centro congressi di Padova. --