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13/05/2021

«Caporalato, spese gonfiate e subappalti» Truffa da due milioni all’Ausl di Ferrara

QN - Il Resto del Carlino

di Federico Malavasi FERRARA Avrebbero sfruttato il focolaio di influenza aviaria allo stabilimento della 'Eurovo' di Codigoro per mettere in piedi una truffa milionaria ai danni dell'Ausl che aveva dato in affidamento i lavori di bonifica nell'allevamento di pollame. Per farlo avrebbero subappaltato il servizio ad altre società, le quali avrebbero poi impiegato manodopera impreparata all'incarico e, scrivono gli inquirenti, «in condizioni di sfruttamento, con reiterata violazione della normativa su turni di lavoro, riposo giornaliero e settimanale». L'inchiesta, avviata nel novembre del 2017 dalla guardia di finanza coordinata dal pubblico ministero Andrea Maggioni, è arrivata ieri a una svolta, con sei richieste di rinvio a giudizio per altrettanti indagati. I destinatari degli avvisi di garanzia sono i forlivesi Elisabetta Zani, Gimmi Ravaglia e Ido Bezzi (rispettivamente presidente, vicepresidente e direttore di cantiere della cooperativa del Bidente) e i marocchini Abderrahim El Absy, Ahmed El Alami e Lahcen Fanane (responsabili legali delle cooperative Work Alliance di Cesena, Agritalia di Verona e Veneto Service, sempre con sede nella provincia scaligera). Sono accusati a vario titolo di intermediazione illecita, sfruttamento del lavoro (il cosiddetto 'caporalato'), truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche e subappalti non autorizzati. Lo spunto. Tutto comincia con un incidente stradale. Nella notte tra il 25 e il 26 novembre del 2017 - a circa un mese dall'inizio dell'epidemia di aviaria alla Eurovo - un furgone esce di strada lungo l'autostrada A13, all'altezza del casello di Ferrara Nord. A bordo ci sono dodici persone, per lo più senegalesi e nigeriani che, insieme ad altri connazionali, lavoravano all'allevamento di Codigoro. Gli accertamenti eseguiti dai finanzieri in collaborazione con l'Ispettorato del lavoro e l'Inail, mettono subito in luce alcune anomalie: i nomi dei lavoratori non risultano presenti nei registri di cantiere tenuti nello stabilimento avicolo dall'impresa appaltatrice che era stata incaricata delle opere di abbattimento dei polli. Questo dettaglio permette quindi agli inquirenti di sollevare il velo sui presunti illeciti. L'appalto. Dopo le prime verifiche, l'attenzione delle fiamme gialle si focalizza sull'appalto da quasi cinque milioni affidato, in base a una convenzione, dall'agenzia regionale Intercent Emilia Romagna alla cooperativa del Bidente. Quest'ultima, però, aveva concesso in subappalto alle altre tre società i lavori di abbattimento dei capi di pollame, di pulizia e di disinfezione dei locali della 'Eurovo'. Secondo gli inquirenti, però, quel subappalto sarebbe avvenuto in maniera indebita e senza l'autorizzazione dell'ente che ha commissionato i lavori, cioè l'Ausl. Caporalato. Ma questa è solo una parte delle accuse. Secondo procura e militari, le imprese subappaltatrici avrebbero infatti reclutato per quell'incarico diversi lavoratori extracomunitari e, «approfittando del loro stato di bisogno», li avrebbero sottopagati (o addirittura non pagati) e sottoposti a turni di lavoro massacranti, senza il minimo rispetto di orari e riposo giornaliero e settimanale. Non solo. I lavoratori impiegati dalle cooperative non avrebbero avuto qualifiche e competenze specifiche (dalla formazione sulla sicurezza fino all'uso dei dispositivi di protezione passando per le norme igieniche) per svolgere correttamente le operazioni di bonifica. Una situazione della quale, scrivono gli investigatori, «l'azienda appaltatrice era ben consapevole». Spese gonfiate. Per tentare di lucrare sull'appalto, sarebbero poi state fornite false spiegazioni all'azienda sanitaria riguardo al'identità del personale impiegato, presentando un preventivo di spese gonfiato e 'arricchito' da ore di lavoro mai prestate in cantiere e da personale non presente. A questo si aggiungerebbero documenti falsi relativi al regolare impiego dei lavoratori. Il tutto per un ammontare complessivo di due milioni. La truffa ordita ai danni dell'Ausl è però andata a monte proprio grazie all'intervento della guardia di finanza di Codigoro. Le difese. Massima cautela e attesa dei prossimi passi giudiziari da parte dei difensori degli indagati. «Attendiamo la notifica degli atti, avendo presentato a suo tempo corpose memorie difensive e documenti idonei a confutare le accuse - è il commento dell'avvocato Nicola Mazzacuva, che insieme al collega Mario Gabriele Di Giovanni difende i responsabili della cooperativa del Bidente -. Nel caso, saremo pronti a difenderci davanti al giudice». Rispedisce tutto al mittente anche l'avvocato di El Alami, Roberto Bonardi: «Il mio assistito si chiama fuori - spiega -. Non ha mai avuto materialmente la direzione delle opere. Alcuni dei fatti addebitati sono poi già al centro di altro procedimento». © RIPRODUZIONE RISERVATA