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30/09/2018

«Capisco i dubbi dei Cinquestelle ma i cantieri non vanno bloccati»

Il Mattino

Viceministro alle Infrastrutture, Edoardo Rixi, quanto pesano i freni dei Cinque Stelle alle grandi opere?
«È uno degli aspetti più delicati per la tenuta degli equilibri di governo. I dubbi dei nostri alleati possono essere un'opportunità per migliorare la qualità delle infrastrutture. Se alla fine si trovano mediazioni positive per lo sviluppo del Paese».
Voi della Lega masticate amaro su questo fronte.
«Certo, sarebbe meglio se i componenti della commissione lavorassero con più solerzia, ma noi abbiamo accettato la proposta di fare un'analisi di costi e benefici su tutte le opere senza battere ciglio. Però questa procedura non deve determinare ritardi e licenziamenti. Dico di più, finché non si hanno i risultati della ricognizione, non si devono bloccare i cantieri. Se l'analisi darà risultati negativi, allora si deciderà se non fare l'opera oppure modificarla, ma soltanto allora. Che facciamo, la congeliamo? Eppoi se i tecnici ci dicono che non ci sono contraddizioni, diciamo alle aziende che magari hanno licenziato del personale, scusate abbiamo sbagliato?».
Le aziende sono molto preoccupate.
«Vorrei dire alle imprese che al momento non si è fermato nulla e che i loro timori saranno spazzati via entro poco. Nel decreto Genova c'è l'istituzione di un'Agenzia per le infrastrutture, che darà il la a un importante pacchetto di lavori su tutte le reti. Poi in Italia il settore non è in crisi per colpa del governo: prima che arrivassimo noi, un gigante come Condotte ha rischiato il fallimento, perché è il codice degli appalti che sta bloccando i cantieri, visto che ha allungato di tre quarti e soltanto per le pratiche burocratiche i tempi per la loro apertura. Non a caso l'altra direttrice sulla quale muoversi è la sburocratizzazione».
Ma il Terzo Valico si fa o no?
«È stato appena sbloccato il quinto lotto. Poi quando sarà concluso il lavoro della commissione che sta valutando costi e benefici, si verificherà se il caso di fare eventuali migliorie. Ma l'opera sta procedendo con forte velocità che non si può bloccarla».
Intanto dal consorzio Covic si fa sapere che ci potrebbero essere 150 licenziamenti.
«Dico loro che non devono fare alcun licenziamento. A Ferrovie, che hanno in pancia fondi per un 1,1 miliardi di euro, abbiamo già chiesto di pagare le imprese che stanno lavorando per il Terzo Valico».
Sul versante ferroviario è ferma la Tav.
«Qui bisogna chiedere alla Francia più che a noi. Miglioramenti del tracciato sul versante italiano se ne possono fare tanti, ma è Parigi che sta creando il caos, facendo sapere che vuole rendere operativa la rete nel 2035 e non più nel 2030. Così sono a rischio anche gli investimenti italiani».
Altra opera a rischio è la Tap.
«Quel gasdotto è fondamentale, perché riguarda gli interessi di un intero Paese e perché può comportare importanti risparmi in campo energetico. Noi stiamo lavorando per ridurre le esternalità negative, come l'impatto ambientale e alcuni limiti che derivano da progettazione ormai abbastanza obsoleta».
Che farete al Sud?
«Abbiamo confermato tutte le opere strategiche come l'alta velocità Napoli-Bari, la Salerno Reggio Calabria o la Jonica. E andrà a quest'area una forte quota d'investimenti per il nostro piano di manutenzione straordinaria».
Ci sono i fondi per le grandi opere?
«Certo, sono spendibili da qui ai prossimi 15 anni 117 miliardi di euro. Per esempio io non capisco le polemiche per il sesto lotto del Terzo Valico, perché nei capitoli di spesa ci sono già 762 milioni di euro».
fra.pac.
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