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30/01/2020

Caos negli appalti pubblici i ricatti dei massimi ribassi

La Nuova Sardegna - di Claudio Zoccheddu

Pur di fatturare si accettano lavori sotto costo per poi risparmiare sulle opere I sindacati contro gli enti locali: «Dovrebbero controllare ma fanno finta di nulla»
di Claudio ZocchedduwSASSARILe alternative sono poche. Si può cercare di lavorare sotto costo per provare ad aumentare il fatturato, ma si può anche optare per una ritirata dignitosa che però comporta licenziamenti, debiti da onorare e tutto quello che si può allegare a un sogno naufragato. Le imprese edili della Sardegna non hanno possibilità di scelta, così come non hanno voce in capitolo quando si parla di prezzi, anche quando gli importi dei subappalti (In Sardegna l'80 per cento dei lavori pubblici si effettua in subappalto, ndr) sono talmente bassi da mettere in dubbio la realizzazione delle opere. Se poi si aggiunge che chi dovrebbe controllare, in questo caso le amministrazioni pubbliche come Comuni, Province e Regione, spesso non lo fa, il quadro è completo. Un circolo vizioso che spiega, ad esempio, il mistero delle strade appena asfaltate e già piene di buche e avvallamenti o degli operai edili mascherati da metalmeccanici o addetti del settore florovivaistico. D'altra parte, bisognerà pur risparmiare per far quadrare i conti. I sindacati. C'è un alone di mistero che copre alcuni dei passaggi più complicati a monte di ogni opera pubblica. Ad esempio: se esiste un prezzario aggiornato, perché non si utilizza? La risposta arriva dal segretario regionale della Feneal Uil, Marco Foddai: «Purtroppo il prezzario aggiornato dalla Regione non viene rispettato nemmeno dalle stazioni appaltanti - spiega Foddai - e tutti fanno finta di nulla. Il nostro sindacato ha segnalato questa situazione a più riprese, anche all'attuale assessore regionale dei Lavori pubblici. Ma anche la stessa Regione, insieme a Province e Comuni, non controlla questi aspetti. E non succede nulla nemmeno in fase di collaudo, quando dovrebbe essere lampante che certe opere non possono essere realizzate a certi prezzi. Eppure, si va avanti». Le vie di fuga sono insicure almeno quanto le strade dell'isola: «Le imprese cercano di fare economia dove possibile. Si risparmia sui materiali, sui contratti di lavoro allargati ad altre categoria più convenienti, sui contributi da pagare e anche sulla sicurezza nei cantieri - continua Foddai -. Per fortuna in Sardegna sono diminuiti gli incidenti morali nei cantieri ma con questi presupposti è chiaro che si rischia di fare un salto indietro nel tempo di più di 20 anni. Con tutto quello che ne consegue». Ciò che preoccupa maggiormente, infatti, è il futuro: «Lo sviluppo armonico dell'isola si può ottenere solo tramite un'infrastrutturazione moderna e funzionale, cosa che nell'isola manca e che ci relega tra i territori meno sviluppati dell'intera Unione europea», conclude Foddai. «È probabile che non tutte le amministrazioni abbiano fatto in tempo a recepire le modifiche del prezziario delle opere pubbliche - spiega Giovanni Matta, segretario regionale della Filca Cisl -. Diciamo che sarebbe auspicabile che i lavori appaltati negli ultimi mesi facciano riferimento ai nuovi prezzi. C'è poi da dire che i grandi appalti spesso sono a norma anche sotto questo punto di vista, ma esiste una grande zona grigia in cui si ragiona solo con il prezziario originale». Anche la Cisl ha denunciato il far west degli appalti alla Regione: «Perché la imprese pur di stare sul mercato sono disposte a scaricare tutti i compromessi sui lavori, anche rinunciando ai parametri garantiti dal contratto dei lavoratori edili. Un passo indietro pericoloso che purtroppo raggiunge picchi difficili da immaginare: in un cantiere lungo la Sassari-Olbia, ad esempio, c'erano dipendenti inquadrati con 25 tipi di contratti diversi». C'è poi un velo d'imbarazzo che copre tutti i discorsi sull'edilizia: «Sembra quasi che gli argomenti legati all'edilizia vengano classificati come poco seri quando invece, spesso, nessuno interviene, ad esempio i direttori dei lavori, per timore che le opere vengano fermate o ritardate. Attorno a questi lavori c'è spesso tanta pressione ma questa non può essere una giustificazione». ©RIPRODUZIONE RISERVATA