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04/08/2020

Caos Bioparco Il nuovo bar non assume

La Repubblica - Rory Cappelli

Il campidoglio
Nessuna certezza per i lavoratori del ristoro Dubbi sulla aggiudicazione dell'appalto
In commissione trasparenza, che si tenne il 13 febbraio, prima del lockdown, i vertici del Bioparco avevano rassicurato: nel giro di un mese e mezzo i punti ristoro del più importante centro zoologico del sud Italia, avrebbero riaperto, sottolineando anche di aver già bandito sia la gara europea che una procedura negoziata per un breve affidamento provvisorio in attesa del risultato della gara stessa. Di più. «Per entrambe le gare è prevista una clausola di salvaguardia a tutela dei lavoratori della precedente gestione dei punti ristoro», aveva affermato il presidente della Fondazione Francesco Petretti. Lavoratori rimasti ormai da novembre 2019 senza lavoro. L'8 febbraio Repubblica aveva già denunciato il fatto che all'interno del Bioparco non vi fosse più possibilità alcuna per un pasto o per bere qualcosa, creando un enorme disagio nel pubblico. Con il lockdown si era poi tutto arenato.
E poi cosa è successo? Che nessuna delle promesse è stata mantenuta. Quelle clausole di cui parlava Pedretti, spiegano i Cobas, recitano espressamente che «l'aggiudicatario del contratto di concessione è tenuto ad assorbire prioritariamente nel proprio organico il personale già operante alle dipendenze dell'aggiudicatario uscente». Niente di tutto questo. I lavoratori sono ancora per strada, mentre il nuovo gestore, nonostante le stranezze, si è insediato. I punti oscuri sono intanto il fatto che, in violazione della disciplina sulla trasparenza, la Fondazione Bioparco non ha ancora caricato sul proprio sito l'esito della gara.
Non solo. La delibera a contrarre del 18 febbraio 2020 stabiliva che il requisito necessario per ottenere l'appalto fosse quello di «aver svolto negli ultimi tre anni solari la gestione di almeno un esercizio di bar e/o ristorazione presso enti pubblici o privati per un importo di 250 mila euro». Eppure ad aver vinto è la Ape Romana Srl, una società costituita nell'aprile del 2018, con una vita dunque ben inferiore ai tre anni necessari. Non solo: l'attività della Ape Romana, da una visura camerale, risulta «il commercio al dettaglio ambulante itinerante di prodotti alimentari» e non «la gestione di un esercizio di bar e/o ristorazione presso enti pubblici o privati».
La Ape Romana si è insediata nel Bioparco il 29 maggio «senza richiamare nessuno dei lavoratori che avevano diritto ad essere "assorbiti prioritariamente"», denunciano i Cobas, punto peraltro imposto anche dal codice degli appalti. Insomma al Bioparco è ancora caos. I dipendenti, ormai 90 in tutto, temono per il loro posto e non è chiara ancora la strategia di risanamento della controllata capitolina. Mancano i tre milioni che il Campidoglio dovrebbe alla sua controllata. E non è ancora stato pubblicato il bilancio 2019 con i destinatari e i compensi delle consulenze né le dichiarazioni dei redditi dei consiglieri d'amministrazione.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: kLo zoo La gabbia dei leoni al Bioparco di Roma