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19/06/2020

Canton Vicino

Il Fatto Quotidiano - Marco Travaglio

Basta giochi di correnti e collusioni fra politica e magistratura, le toghe non devono soltanto essere indipendenti, ma anche sembrarlo. Detto, fatto. Memore degli alti moniti degli alti colli, il Csm volta pagina dopo lo scandalo Palamara e nomina a capo della Procura di Perugia - competente sui reati dei magistrati di Roma - un uomo che più lontano dalla politica non si può: Raffaele Cantone. C h e n o n è o m o n i m o d e l pm-prezzemolo-multiuso prediletto dal Pd, nominato capo dell ' Autorità Nazionale Anticorruzione da Renzi, che poi accompagnò nella gita-spot alla Casa Bianca con cena chez Obama alla vigilia del referendum 2016, con altri testimonial come Sorrentino, Benigni e Bebe Vio: è proprio lui. Così ora rappresenterà l ' ac cusa nel processo a Palamara e gestirà le indagini ancora aperte sullo scandalo Csm che coinvolge gli amici dell ' amico Matteo: da Lotti a Ferri, che poco più di un anno fa tramavano con l ' uo mo nero di Unicost per piazzare fedelissimi in varie procure-chiave, fra cui proprio Roma e Perugia. Invano Davigo e Di Matteo han fatto notare al Csm l ' i no pportunità della nomina, votando con MI l ' aggiunto di Salerno Luca Masini: i giochi erano già fatti, con un ' inedita, spettacolare ammucchiata bipartisan pro Cantone di tutti i membri laici (dal Pd alla destra al M5S: wow!) e dei togati progressisti (Area), più l ' astensione provvidenziale di Unicost su Palamara. Che purtroppo non è più al Csm con t roja n in corporato, sennò sai quante ne avremmo sentite. Del resto bisognava affrettarsi: se la nomina fosse arrivata dopo la riforma del Csm annunciata da Bonafede, Cantone se la sarebbe scordata, visto che i magistrati reduci da incarichi " politici " fuori ruolo dovranno farsi due anni di purgatorio prima di accedere a incarichi direttivi. Invece Cantone, che ha lasciato l ' Anac a fine anno per riaccomodarsi al Massimario, in meno di sei mesi diventa uno dei procuratori più importanti d ' Ita lia. Per giunta a occuparsi di toghe indagate proprio per rapporti incestuosi con gli amici dell ' In nominabile che lo aveva nominato all ' Anac. Una palamarata 2.0 senza più Palamara. Cantone è, naturalmente, una persona perbene e un buon magistrato (infatti Palamara&C. li aveva contro), anche se probabilmente arrugginito nell ' arte delle indagini, abbandonate nel 2007. Ma è forse il più " politico " , il meno equidistante e il più equivicino dei magistrati, dunque il meno adatto a dirigere i pm di Perugia. Negli ultimi 10 anni è stato candidato (senza mai una smentita) a tutte le cariche esistenti sul territorio nazionale, escluse forse quelle a Miss Italia e a presentatore del Festival di Sanremo. Nell ' ordine: sindaco di Napoli e di Roma, governatore della Campania, presidente della Repubblica, presidente del Consiglio, ministro della Giustizia, dell ' Interno e dei Trasporti (al posto di Lupi), persino presidente del Napoli Calcio e - Mara Maionchi dixit - " giu dice di X-Factor " . Poi supercommissario qua e là, consulente, docente, membro di commissioni, task force , patti, tavoli e tavolini. A ogni scandalo targato Pd, da Mafia Capitale a Expo, dal Mose a Bancopoli, si mandava o si evocava San Raffaele come foglia di fico. E lui, uomo per tutti i gusti e le stagioni, non smentiva. Anzi, lasciava dire. Tanto quell ' ente inutile che è l ' Anac è tutto chiacchiere e distintivo. Sempre dalla parte giusta, Canton Vicino sorvolava sugli appalti senza gara, le corruzioni e le collusioni mafiose di Expo ( " Milano è la capitale morale, Roma invece è inquinat a " ) e persino sui processi per falso a Sala, sulla cui innocenza metteva la mano sul fuoco, mentre denunciava la Raggi per falso. Poi naturalmente Sala veniva condannato e la Raggi assolta. Dava una mano a quell ' o bb robrio ostrogoto del Codice degli appalti, poi tuonava contro la burocrazia. Esaltava " l ' e s pe r i en z a fondamentale e coraggiosa di Antonello Montante e di Confindustria Sicilia " che " cacciano gli imprenditori collusi con la maf i a " , poi Montante finiva dentro per collusione con la mafia. Consulente del governo Monti, collaborava alla legge Severino, ma appena si applicò a De Luca disse che per lui la decadenza dopo la condanna in primo grado non valeva (anche se era già valsa per decine di amministratori). E se la presidente dell ' A nti mafia Rosy Bindi inseriva De Luca fra i candidati impresentabili in base alle sue imputazioni, com ' era obbligata a fare per legge, lui urlava al " grave passo falso " . Quando il Pd salvava qualche ladrone forzista in Parlamento, lui trovava " doveroso che il Parlamento dissenta dai giudici " , manco fosse il quarto grado di giudizio. Le controriforme della giustizia renziane gli piacevano un sacco (persino il voto di scambio col buco e la boiata sulle ferie togate). Le riforme di Bonafede invece molto meno, perché sì vabbè il trojan , l ' anticorruzione, il voto di scambio, la bloccaprescrizione, le manette agli evasori, però il problema è sempre " un altro " . Anche la trattativa Stato-mafia - malgra do le sentenze - non lo convince, perché dietro le stragi lui vede " una mano straniera: non ne ho le prove, è una sensazione " . La famosa trattativa mondo-mafia. L ' estate scorsa l ' Inno min abi le passò dal no ai 5Stelle al sì ai 5Stelle e propose un bel governo Cantone. Davigo l ' avrebbe querelato. Canton Vicino tacque e lasciò dire. Come sempre. Hai visto mai.