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06/06/2019

Cantieri, Sud in stallo per le burocrazie locali

Il Mattino

In arrivo il nuovo codice appalti ma i vincoli non sono abbattuti
IL FOCUS
Nando Santonastaso
In Sicilia il caso più eclatante riguarda forse il cantiere della cosiddetta strada della morte, nell'area vulcanica dell'Etna: il rinvio dei lavori deciso dall'Anas è stato motivato dalla «dilatazione dei tempi causata dal protrarsi delle procedure autorizzative in fase di progettazione esecutiva». Se diventasse legge lo Sblocca-cantieri con le modifiche al Codice degli appalti approvate dal maxiemendamento del governo (e in attesa di valutare il testo che verrà scritto dopo il via libera del Parlamento) quello stop avrebbe potuto essere evitato.
Una delle novità introdotte dall'alleanza gialloverde è infatti la possibilità di derogare al progetto esecutivo da parte di chi vuole realizzare una determinata opera e di concentrare nella progettazione definitiva i paletti necessari a procedere. La nuova norma per la verità sarebbe stata pensata soprattutto per venire incontro alle difficoltà delle piccole amministrazioni pubbliche che spesso sono prive degli strumenti tecnici necessari per redigere progetti anche di una normale, per così dire, importanza. Ma resta il fatto che almeno per una certa tipologia di difficoltà operative, le modifiche al Codice degli appalti potrebbero contribuire ad accelerare i tempi di esecuzione e soprattutto quelli di progettazione, ritenuti dai costruttori di tutta Italia come il vero ostacolo al rispetto delle scadenze di consegna di un'opera. E che il Mezzogiorno, almeno in teoria, potrebbe beneficiare di questo sprint non è da escludere: «Là dove esistono sacche di inefficienza conclamate è più facile che le nuove norme possano essere accolte con favore», dicono all'Ance, l'Associazione nazionale di categoria.
Inoltre, la possibilità - sempre se confermata dal testo definitivo dello Sblocca cantieri di evitare gli stop per le varianti in corso d'opera (salvo casi eccezionali e imprevedibili, ovviamente), attraverso la piena responsabilità attribuita all'impresa appaltatrice, toglie sicuramente un altro tappo ai tempi di realizzazione.
Ma basta dare un'occhiata anche superficiale alle motivazioni che hanno spinto l'Anas a rinviare di un anno e più una serie di cantieri o consultare lo stesso elenco ormai arcinoto delle 27 opere da oltre 100 milioni bloccate in Italia (sette al Sud per un importo di oltre 3 miliardi di euro sul totale di 24,6 miliardi) per rendersi conto che non sempre la colpa (o presunta tale) è della rigidità introdotta dal Codice degli appalti.
I ritardi hanno le cause più disparate, comuni sia al Nord sia al Mezzogiorno. Dalle infiltrazioni malavitose che bloccano, ovviamente, ogni cantiere, com'è accaduto ad esempio per l'autostrada del Mediterraneo Salerno-Reggio Calabria (tra sequestri e indagini il completamento di alcuni lotti in terra calabrese è slittato di parecchi mesi); al campanilismo dei Comuni che rifiutano di aggregarsi e difendono le loro competenze territoriali incuranti delle conseguenze, come nel caso rimasto famoso dello scontro tra i Comuni piemontesi all'epoca per le infrastrutture viarie legate alle Olimpiadi invernali. Per non parlare dei contrasti sorti a Gioia Tauro tra Rfi, autorità portuale ed enti locali per la realizzazione del collegamento ferroviario del porto con la rete ferroviaria. Allora il Codice degli appalti non c'era ma, ricorda Legambiente, la durata media delle opere pubbliche in Italia era già abbondantemente sopra la media europea.
IL MONITORAGGIO
Lo stesso triste destino rischiava di accomunare anche l'opera pubblica più importante per il Mezzogiorno, la linea ferroviaria ad Alta velocità ed alta Capacità Napoli-Bari. Fino al 2015 il cliché sembrava esattamente lo stesso. Per fortuna la decisione di affidare ad un commissario (nella fattispecie l'ad di Rfi Maurizio Gentile) la responsabilità di monitorare, programmare e attuare i lotti dell'opera bypassando ad esempio il Cipe si è rivelata un toccasana. Tutti i cantieri partiranno nel 2021 per arrivare al 2026 con l'opera ultimata.
Ma per un traguardo raggiunto, troppi altri restano appesi. Uno lo ha ricordato l'altro giorno all'Assemblea degli industriali napoletani il presidente dell'Authority portuale Pietro Spirito a proposito dei lavori del tunnel di Salerno che dovrà sinergizzare il traffico portuale e quello extraportuale, eliminando disagi, code e rallentamenti. «In conferenza dei servizi si è posto il problema di utilizzare delle microcariche di esplosivo per completare lo scavo, una scelta che in ogni altra parte del mondo sarebbe considerata logica e concreta. Da noi no perché si è stabilito che una procedura del genere potrà esser attuata solo se tutti, dico tutti, i soggetti impegnati al tavolo saranno d'accordo con approvazione ovviamente scritta. Temo che non ci vorrà poco tempo e che qualcuno dica di no».
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