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06/05/2020

Cantieri più veloci sull’esempio del Ponte Morandi

La Repubblica - Pasquale Belfiore

L'urbanistica
Fase due anche per lavori pubblici e privati, cantieri, programmazione edilizia e urbanistica. Non andrà tutto bene, tutto sarà come prima perché nessuno ha pensato di mettere in campo fin d'ora provvedimenti urgenti e semplificativi del quadro legislativo e normativo che regola il settore in Italia. Si riapre come abbiamo chiuso, con lo stesso fardello d'una normativa che garantisce al nostro paese i primati europei negativi per la realizzazione di opere pubbliche che viaggiano sui tre anni per importi piccoli e quasi quindici anni per le grandi opere. Con un'eccezione che non può diventare regola.
Proprio in questi giorni è stata completata la struttura dell'ex Ponte Morandi e tra un paio di mesi avremo il completamento. Meno di due anni dal crollo. Risultato straordinario, ma non è un miracolo. Più laicamente, l'hanno determinato la nomina d'un commissario, una corsia preferenziale per le procedure e un atto di sensibilità dell'impresa seconda classificata che ha rinunziato al ricorso «per puro spirito di servizio al Paese e per non ostacolare la ricostruzione». Diversamente da questa favorevole congiunzione astrale, oggi parleremmo dello scandalo della ricostruzione del ponte bloccato in un ufficio tecnico o in un'aula di tribunale. Deve essere ancora questo lo scenario su cui si colloca la fase due della ripresa nel settore dei lavori pubblici (e privati, parimenti importanti)? Speriamo di no, temiamo di sì, se in questa situazione di grave difficoltà a prevalere sia ancora una volta l'imperio delle defatiganti procedure. Su questo problema, Zingaretti sembra aprire uno spiraglio.
Si riparte - propone - con il programma "Italia semplice" che nel titolo riprende l'Agenda della legge Madia del 2015, ma con finalità più ambiziose. È impossibile costruire un Paese più sicuro, dice, se non ci sono strumenti che garantiscano di realizzare le opere pubbliche e «chiudere i cantieri in tempi umani». Idea non nuova ma sempre buona, a condizione che da una notarile Agenda si passi ad un serio impegno politico che da subito, già nella fase due, si manifesti su un duplice piano, quello dell'emergenza e quello di una nuova ordinarietà.
Per l'emergenza, con provvedimenti d'urgenza che riguardino i bandi e le gare, i progetti in itinere, i cantieri che ora aprono e quelli che riaprono dopo la chiusura imposta. Se siamo in fase emergenziale, occorre un risoluto intervento sui conosciutissimi fattori di criticità.
Anche con qualche affievolimento del sistema di garanzie procedurali che sono tra le più ampie in Europa. Si cominci a comprimere con norme draconiane i cosiddetti "tempi di attraversamento" (sempre immaginifico il lessico burocratico), cioè il passaggio da una fase all'altra della progettazione che nel 2018 è stato pari al 54% del tempo complessivo. Fuori dal linguaggio specialistico e con buona approssimazione, nel passaggio da una scrivania all'altra si perde più della metà del tempo complessivo per sbrigare la "pratica". Si continui con pari risolutezza con gli errori e le omissioni progettuali che fermano procedure e cantieri in una percentuale considerevole. Ovvia richiesta di maggiore qualità dei progetti, ma soprattutto più controlli alla fonte prima di cominciare l'avventura realizzatrice. Si garantisca la costante disponibilità di fondi per evitare le sospensioni derivanti da ritardati pagamenti all'impresa. Infine, ridimensionando un diffuso convincimento, va precisato che solo il 3% degli esiti dei bandi di gara subisce un ricorso al Tar e solo un terzo di essi viene accolto producendo un blocco provvisorio delle attività (dati Anac). Queste e altre ancora, sono le cause dei ritardi.
Zingaretti sa bene dove far leva per realizzare parte del suo programma e chiudere quindi i cantieri in tempi umani.
Per la nuova ordinarietà, si deve cominciare ad impostare una generale revisione di tutta la materia che negli ultimi anni ha avuto un imprinting giudiziario più che tecnico-politico e un livello di complessità interpretativa delle norme mai registrato in precedenza. Tra il Codice degli appalti, l'Autorità nazionale anticorruzione (brutto nome che equivale a dire: appalto pubblico sinonimo di malaffare) e la vincolante normativa europea, s'è formato una sorta di "triangolo delle Bermude" nel quale sono sparite tutte le buone intenzioni riformatrici del settore.
C'è una precisazione finale da fare. In realtà, il titolo completo del programma di Zingaretti per la pubblica amministrazione è "Italia semplice e onesta". Nella scelta degli aggettivi, sembra riferirsi alla società generalmente laboriosa e onesta del primo dopoguerra. Uno slogan da anni Cinquanta. Non è un riferimento simbolico da scartare in questa fase di analoga ma non pari emergenza che il Paese sta attraversando.