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02/07/2020

«Cantieri infiniti, il nodo non si risolve riducendo la trattativa a sole 5 imprese»

Il Mattino

Nando Santonastaso
La bozza del decreto piace a metà, sulle semplificazioni proposte dal governo i costruttori dell'Ance nutrono più di un dubbio, in attesa di studiare il testo definitivo. «Per ora siamo ai titoli, abbiamo letto solo uno stralcio del provvedimento e il diavolo sta nei dettagli», dice il presidente dell'Associazione Gabriele Buia. E aggiunge: «Ci sono alcuni segnali che vanno incontro alle nostre richieste, come la volontà di riperimetrare il danno erariale e l'efficientamento della Pubblica amministrazione che è strategico perché ogni svolta economica, ogni cambiamento del Paese annunciato da un governo ha bisogno poi di una Pa in grado di attuarlo. Ma ci sono ancora nodi irrisolti o non affrontati come noi da tempo sollecitiamo».
Di cosa parla in particolare, presidente?
«I ritardi nell'opera pubblica non si manifestano nella fase iniziale dell'appalto. Non sono i tempi della gara che impediscono o ritardano l'apertura dei cantieri. Purtroppo non ho letto ancora un rigo sulla semplificazione a monte delle opere previste dai Contratti di programma di Anas e Rete ferroviaria italiana che da soli valgono 34 miliardi di euro. Sbloccarle vuol dire davvero rilanciare l'intera filiera dell'edilizia. Speriamo che nelle prossime ore si possa leggere un documento più corposo».
Ma superare i bandi, come sembra voler fare il governo, affidando direttamente i lavori fino a 150mila euro e con trattativa riservata a 5 operatori fino a 5 milioni, non è una risposta alla durata infinita dei cantieri?
«L'aggiudicazione diretta nel caso che il Tar non conceda la sospensiva l'abbiamo chiesta noi: è giusto che sia la Pubblica amministrazione a intervenire per impedire che la trafila dei ricorsi blocchi tutto. Così si aprono i cantieri e il funzionario pubblico non è più aggredibile dalla Corte dei Conti per attività legate all'abuso di ufficio. Ma è la riduzione a soli 5 operatori che sicuramente ci lascia molto perplessi».
Troppo pochi, cioè?
«Bisogna garantire la possibilità a più imprese di partecipare ad una gara per rispettare e garantire sempre i necessari criteri di trasparenza. Cinque sole imprese sono insufficienti perché, torno a ripetere, non sono i tempi di gara ad allungare l'apertura dei cantieri: serve a contrario la più ampia apertura alle imprese per evitare il rischio di ritrovarci di fronte a spiacevoli episodi del passato. Né ci piace l'idea che con una serie di Dpcm si debba redigere l'elenco delle opere strategiche e poi su quell'elenco si vada ad un negoziato per l'assegnazione con sole 5 imprese. No e poi no, questo non va bene».
Insomma, ridurre tutta la semplificazione a una sorta di braccio di ferro tra i fautori del cosiddetto modello Morandi e i difensori del Codice degli appalti è quasi fuorviante?
«Assolutamente sì. Non si può ridurre tutto ad una logica in base alla quale si nomina un commissario con superpoteri e poi semplifica, fa tutto lui e basta. Noi non vogliamo questo ma norme semplici, chiare e trasparenti che diano alle imprese la possibilità di operare con tranquillità e senza dover ricorrere ogni volta a dei giuristi: noi dovremmo tornare a lavorare con gli ingegneri e la cosa mi sembra molto diversa. Mi piacerebbe vedere i poteri concessi a un commissario nell'ordinarietà del Codice».
Anche l'Ance però chiede di migliorare il Codice degli appalti senza abolirlo.
«È così. Va semplificato, integrato ma non mutato o stravolto. Se ne facessimo a meno oggi ci sarebbe un blocco ulteriore della macchina pubblica e non mi pare che in questa fase il Paese ne abbia bisogno. Io chiederò ancora al governo per quanto riguarda le procedure negoziate di non creare una limitazione alla concorrenza come invece è previsto dalle norme che abbiamo letto nella bozza. Le imprese che hanno resistito ad anni e anni di crisi devono avere la possibilità di partecipare alle gare. Capisco che bisogna gestire un anno di emergenza ma mi aspetto anche di vedere il percorso da seguire subito dopo: e questo, francamente, almeno nelle bozze del decreto, non c'è».
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