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29/05/2021

Cantieri aperti per 260 chiese appalti ai raggi X

La Repubblica - Salvo Palazzolo

La ministra Lamorgese
● a pagina 7 Una prima lista di progetti è già pronta. Due milioni e mezzo di euro per Santa Caterina, un milione e cento per San Domenico, un altro milione per Santa Ninfa. Progetti importanti di restauro non solo per le chiese di Palermo, ma anche per quelle di tutta la Sicilia. Un milione e mezzo per il Santuario dell'Annunziata di Trapani; 500 mila euro per Santa Maria di Mili, a Messina; altrettanti per la chiesa di San Francesco D'Assisi, a Catania. I fondi del Recovery fund porteranno presto all'apertura di 140 cantieri, e altri ne seguiranno, sono 260 in Sicilia le chiese appartenenti al Fondo edifici di culto istituito dal ministero dell'Interno. Ieri mattina, la ministra Luciana Lamorgese ha firmato un protocollo con il presidente della Regione Nello Musumeci, il primo del genere in Italia. Un piano per stabilire in concreto chi fa cosa. Un ruolo determinante lo svolgono le nove Soprindentenze per i beni culturali, che si occupano dei progetti e di tutta la fase esecutiva delle opere.
Una sfida di non poco conto, ricorda la ministra: «Soprattutto perché - dice in prefettura, a Palermo - la criminalità organizzata potrebbe tentare di infiltrarsi. Ma siamo pronti a fronteggiarla». Ieri la titolare del Viminale ha presieduto un comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza a cui hanno partecipato il capo della polizia Lamberto Giannini, il procuratore Francesco Lo Voi e il sindaco Leoluca Orlando. «I fondi per le chiese siciliane sono una grande occasione per rilanciare il turismo dell'isola», ribadisce il presidente Musumeci: «Rafforzeremo così l'offerta turistica, perché abbiamo voglia di ospitare milioni di visitatori dopo quest'anno drammatico».
Un'occasione e una sfida al contempo, perché i segnali che arrivano dalle indagini delle procure antimafia siciliane raccontano di un inesorabile percorso di riorganizzione della criminalità organizzata. Dall'inizio dell'anno, il prefetto di Palermo Giuseppe Forlani ha firmato venti interdittive nei confronti di aziende vicine ai clan. I provvedimenti hanno riguardato ditte che producono calcestruzzo, che si occupano di movimento terra, trasporti, giochi e scommesse, agricoltura e attività sociali. Un particolare attivismo degli insospettabili complici dei mafiosi è testimoniato anche dalla crescita di interdittive in tutta Italia, nel 2020 si è registrato un più sette per cento. «L'attività di prevenzione resta fondamentale per contrastare le infiltrazioni nell'economia legale», dice la ministra dell'Interno.
Per individuare più velocemente le possibili crepe nel sistema, nei giorni scorsi il prefetto Forlani ha firmato anche un protocollo d'intesa con il presidente della Camera di Commercio Palermo-Enna, Alessandro Albanese. L'accordo mette a disposizione delle prefetture il sistema informatico "Regional Explorer", una banca dati che offre informazioni economiche, societarie e anagrafiche di commercianti e imprenditori.
Il settore delle ristrutturazioni edili resta il grande business delle cosche: l'ultimo capomafia arrestato, Giuseppe Calvaruso, aveva una ditta ben avviata, intestata ai soliti prestanome. Da altre indagini coordinate dalla procura distrettuale antimafia di Palermo emerge la pressione dei clan sui cantieri delle ristrutturazioni nel centro storico. I boss impongono forniture di risorse e mezzi. Una forma alternativa di pizzo.
La ministra Lamorgese dice senza mezzi termini: «Quando ci saranno le risorse del piano nazionale di ripresa, l'Europa sa che saranno utilizzate bene. Dobbiamo garantire questo, sapendo che in materia di controlli siamo i primi».
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Foto: kLa ministra Luciana Lamorgese all'incontro in prefettura