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15/01/2019

Cantieri ancora fermi ma ripartono i bandi:+25%

Il Sole 24 Ore - G.Sa.

DATI CRESME 2018
Il codice varato nel 2015 funziona a pezzi, ma resta largamente inattuato
ROMA

Continua la fase di espansione degli appalti «di carta», mentre i cantieri sono ancora fermi. Il governo ha confermato nell'aggiornamento del Def l'ennesima riduzione della spesa in investimenti pubblici per il 2018 (a dispetto delle previsioni di crescita fatte fino a maggio dal precedente governo), ma l'anno appena concluso ha fatto registrare un boom dei bandi di gara delle stazioni appaltanti, con un incremento del 25% per importo rispetto al 2017: 29,7 miliardi contro 23,7. A diffondere questi dati è stato ieri il Cresme, istituto di ricerca del mondo dell'edilizia. Il mese di dicembre ha segnato un risultato mensile storico, sono stati pubblicati 3.140 bandi per 6,7 miliardi di euro, quasi il doppio di quanto messo in gara nel dicembre 2017.

Crescono tutte le classi dimensionali di opere bandite, con l'eccezione di quella più grandi, sopra i 50 milioni (-4,7%), mentre il picco è raggiunto con le opere medio-alte fra 15 e 50 milioni di euro che hanno registrato una crescita del 74%. Anche sul piano territoriale, l'incremento dei bandi di gara è generalizzata: 20,8% nel nord-ovest, 30,3% nel nord-est, 55,6% al centro, 85,5% al sud, 25,6% nelle isole.

La crescita delle procedure di gara si riflette sul trend delle aggiudicazioni, pure in forte ascesa: si è passati da 14 miliardi del 2017 a 17,2 miliardi del 2018, con un +23%. A spingere più forte sono stati i mercati più tradizionali e in particolare gli appalti di sola esecuzione (+113%) che fanno largamente ricorso al criterio del massimo ribasso e quindi scontano meno le difficoltà collegate alla composizione delle commissioni aggiudicatrici.

I grandi enti di spesa hanno registrato tutti picchi alti di crescita delle aggiudicazioni: +97% i comuni, +162% le Fs, +115% le concessionarie autostradali. Unico grande committente ancora fermo è l'Anas (-2,3%). Un segnale che fa ben sperare per una ripresa effettiva della spesa nel 2019. Restano tuttavia numerosi problemi irrisolti a bloccare la cinghia di trasmissione fra l'aggiudicazione e l'apertura dei cantieri, a partire dal fenomeno dei ricorsi successivi all'aggiudicazione, per non parlare dell'ampia verifica del governo su numerose opere in corso. Quanto al codice degli appalti, che è stato il motivo principale del blocco nei tre anni passati, è presto per dire se la crisi sia finita. Le resistenze delle amministrazioni restano forti e sembra piuttosto che le regole abbiano preso a funzionare a pezzi, con alcune stampelle, ma abbiano bisogno comunque di una messa a punto. L'esempio del massimo ribasso fatto sopra è, in questo senso, calzante. Doveva restare marginale per fare spazio all'offerta economicamente più vantaggiosa, che però non funziona ancora. Il codice resta inattuato soprattutto nella parte innovativa (si pensi alla qualificazione delle stazioni appaltanti).

Una curiosità in materia di bandi di gara riguarda i piccoli lavori (fino a 350mila euro) che dal 1° gennaio scorso, per effetto della legge di bilancio (articolo 1, c. 912), saranno esentati dall'obbligo di un bando di gara formale. Da quest'anno le informazioni su questo segmento del mercato non ci saranno più. I numeri aggiornati per il 2018 confermano quanto anticipato dal Sole 24 Ore il 27 dicembre. Le gare fino a 150mila euro, che vengono liberalizzate dalla legge di bilancio, sono state 9.405 (il 25% del totale) per un importo di 618 milioni (il 2%). Ma a queste vanno aggiunte le opere fra 150mila e 350mila, fascia per cui la semplificazione è forte, con consultazioni senza gara formale, per arrivare a un totale di 12.500 gare (53%) e un importo di 1,2 miliardi (4%).

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