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02/03/2021

Camorra, appalti e voti: tutti assolti

Il Mattino

I politici e gli altri coinvolti finirono agli arresti nel 2011 Contro di loro le accuse del boss pentito Iovine, ora sconfessato
LA SENTENZA
Biagio Salvati
«Politici arrendetevi, qui la politica è peggio della camorra questi boss si sono pentiti, chi non si pente è invece un pezzo di politica che ha fatto affari con la camorra». Era il 2015 quando in tribunale a Santa Maria Capua Vetere l'allora pm antimafia Antonello Ardituro poi passato al Csm dopo un mese - ruggì la sua requisitoria, contro l'ex sindaco Pd di Villa Literno e consigliere regionale, Enrico Fabozzi, anche alla luce delle prime dichiarazioni di Antonio Iovine che esordì in questo processo e viene sconfessato, ora, insieme all'altro collaboratore, Luigi Guida.
La richiesta fu di 14 anni di reclusione e la condanna a 10 anni. Tutto cancellato, ieri, dai giudici di secondo grado: la II sezione della Corte di Appello di Napoli ha infatti assolto il pg aveva chiesto la conferma delle condanne comminate in primo grado Fabozzi e altri tre coimputati. Oltre a Fabozzi, che è scoppiato in lacrime appena dopo il verdetto, è stato difeso dall'avvocato Mario Griffo. Su di lui pendeva la pesante accusa di concorso esterno in associazione camorristica, turbativa d'asta, riciclaggio, voto di scambio e corruzione contestata nella durissima requisitoria di primo grado contestata dalla Procura antimafia che si spinse anche in valutazioni morali di una certa classe politica e imprenditoriale. Assolti con Fabozzi anche l'ex consigliere comunale di Villa Literno Nicola Caiazzo che rispondeva di voto di scambio (difeso dall'avvocato Michele Di Fraia) e gli imprenditori Pasquale e Giuseppe Mastrominico (difesi dagli avvocati Vittorio Giaquinto, Francesco Picca e Giovanbattista Vignola), in primo grado condannati a 8 anni ciascuno. Per i due imprenditori, l'accusa contestò l'aggravante dell'associazione armata che solitamente si ipotizza a carico di affiliati ai clan di camorra. La decisione del pm scaturì dalla circostanza che i Mastrominico (un fratello già assolto) avrebbero incontrato il boss Guida mentre era in corso la faida di Villa Literno.
Gli imprenditori erano ritenuti vicini all'ala del clan dei Casalesi guidata dal padrino Antonio Iovine, arrestato nel 2010 dopo una latitanza durata quindici anni. Nel processo d'Appello è stato sentito anche il pentito Nicola Schiavone, figlio del boss Sandokan. Al centro dell'inchiesta che lo portò in carcere nel 2011 la presunta spartizione dell'appalto da 13 e mezzo milioni per la riqualificazione di Villa Literno durante un periodo in cui Fabozzi, aveva detto il pm, «apparteneva alla filiera politica che faceva capo a Bassolino, che comandava alla Regione». Secondo l'accusa, Fabozzi avrebbe «detto sì alle ecoballe nel suo Comune perché sapeva che sarebbero arrivati molti fondi». L'appalto sarebbe stato poi «spartito tra politici, imprenditori e camorristi. Fabozzi, che si era autosospeso dal Pd prima dell'arresto sulla base di dichiarazioni di pentiti diventate di conoscenza pubblica, ha scontato undici mesi di carcere.
Fabozzi era anche membro della commissione consiliare d'inchiesta denominata «anticamorra» e istituita «per la vigilanza e la difesa contro la criminalità organizzata» e del quale fu anche vittima dopo che nel 2007 ricevette una testa di maiale mozzata depositata all'esterno della sua abitazione: un'azione che viene spesso letta come una minaccia da parte della camorra. Ma quella macabra consegna, secondo i pm antimafia, fu solo un richiamo all'ordine da parte del clan come confermò anche il gip nell'ordinanza di arresto di oltre duecento pagine.
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