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06/04/2021

Cambia l’agenda Draghi aiuti alle grandi imprese

La Stampa - ILARIO LOMBARDO LUCA MONTICELLI

IL RETROSCENA
Aiuti alle grande imprese e una modifica importante al Decreto Dignità. Draghi prova a progettare la ripartenza del Paese. - P. 9 Aiuti alle grandi imprese, moratorie sui prestiti più selettive e una modifica importante al Decreto Dignità, per rendere più leggeri i contratti a tempo determinato in un momento in cui è necessario dare colpi di defibrillatore all'economia. Il premier Mario Draghi prende in mano i dossier che gli sono più congeniali per progettare la ripartenza del Paese e immaginare un progressivo ritorno alla normalità del sistema produttivo. La road map del governo prevede quasi contestualmente la richiesta alle Camere di un nuovo scostamento di bilancio da 20-30 miliardi e il via libera al Def nella settimana tra il 12 e il 18 aprile. Entro fine mese il Pnrr verrà inviato a Bruxelles e un «decretone Recovery», come lo chiama il ministro Renato Brunetta, sarà varato dal Consiglio dei ministri proprio per garantire l'attuazione del Piano. Nel menu del primo provvedimento in cantiere sono allo studio ristori più selettivi che saranno dedicati alle aziende alle prese con le chiusure dovute all'emergenza sanitaria, ad esempio bar, ristoranti, locali e palestre. Grande attenzione verrà riservata a settori come cultura, spettacoli, turismo, ancora condizionati dalle restrizioni anti Covid. C'è inoltre, racconta una fonte, la volontà di erogare i contributi a fondo perduto alle grandi imprese che superano i 10 milioni di euro di fatturato, ampliando così il tetto fissato dal Dl Sostegni di marzo. Il finanziamento dovrebbe durare due mesi, o almeno questo è al momento il limite temporale immaginato. L'intenzione è privilegiare chi ne ha veramente bisogno e non elargire risorse a pioggia. In sostanza, bisognerà cominciare a premiare le aziende pronte a ripartire e a camminare da sole rispetto alle attività decotte che pensano di rimanere in vita solo con i soldi dello Stato. Le moratorie sui prestiti bancari sono un tassello di questo puzzle: valgono 300 miliardi di euro e sono in scadenza il 30 giugno. La partita con l'Eba e la Bce è praticamente chiusa ed è probabile un'ulteriore proroga dello stop delle rate fino a dicembre (si pagano gli interessi dei mutui e non la quota capitale), ma solo per chi è ancora in difficoltà. Occorre comunque pensare a una via d'uscita da questo meccanismo. Perciò l'esecutivo sta valutando anche misure a garanzia su una parte dei prestiti congelati e ad ampliare i requisiti per accedere al concordato preventivo. Sì perché, quando arriverà, la stretta finanziaria potrebbe portare al fallimento un numero cospicuo di imprese, quindi meglio essere pronti. La liquidità dovrà essere assicurata a lungo agli imprenditori che vogliono investire: allo studio ci sono sconti fiscali, aiuti sulle ricapitalizzazioni e detassazione degli utili futuri. I fondi di garanzia Sace e per le Pmi verranno rifinanziati. L'altra priorità, che si intreccia con il Recovery plan, è l'occupazione. Per dare una scossa al mercato del lavoro i tecnici di Palazzo Chigi hanno preparato una proposta per smantellare il Decreto Dignità, un vanto di Luigi Di Maio ai tempi del governo gialloverde. La bozza sul tavolo del premier Draghi vuole concedere maggiore libertà agli imprenditori sulle causali dei contratti a termine (già bypassate fino a dicembre) e soprattutto ridurre il costo del tempo determinato. Qui si viene a toccare il mantra della sinistra degli ultimi dieci anni: «Il lavoro precario deve costare di più». Certo, nel frattempo è cambiato il mondo, ma adesso a via Veneto c'è Andrea Orlando che su una iniziativa di questo tipo sembra molto scettico. Una fonte spiega a La Stampa un'altra novità in discussione che potrebbe cambiare completamente la normativa. Oggi con il Decreto Dignità il datore di lavoro può rinnovare il contratto del dipendente al massimo per 4 volte per una durata complessiva di 24 mesi, dopo scatta automaticamente l'assunzione. Tra le ipotesi si sta vagliando l'idea di consentire un quinto rinnovo e di allungare il periodo prima del contratto a tempo indeterminato. Il 30 aprile è la data cerchiata in rosso sul calendario per l'invio a Bruxelles del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Una volta chiusa la pratica il Consiglio dei ministri darà il via libera a un decreto semplificazioni per velocizzare le procedure delle opere infrastrutturali. Sarà l'occasione per realizzare modifiche "chirurgiche" al Codice degli appalti. «Non si tratta di cancellarlo, ma serve una riflessione», ha detto il premier Draghi tentando di rassicurare il Pd che sul tema ha già vissuto uno scontro al suo interno tra gli ex renziani e l'anima di sinistra del Partito. -IL CROLLO DEI CONTRATTI A TERMINE Occupati per posizione professionale e carattere dell'occupazione LE MORATORIE BANCARIE Dicembre 2020, dati destagionalizzati Variazione 2020/2019 Occupati Dipendenti permanenti a termine 2.591 Indipendenti 5.054
Fonte: Istat 15.194 -393 -13,2% 22.839 17.785 -444 -1,9% -235 -1,3% -209 -4,0% +158 +1,0% 2,7 milioni di imprese e famiglie italiane alla scadenza 350.000 le famiglie italiane che hanno chiesto la sospensione del mutuo: l'1,5% del totale e il 12% di quelle indebitate

Foto: IMAGOECONOMICA Il ministro dell'Economia Franco e quello del Lavoro Orlando