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25/07/2020

Calenda: «S ì , la situazione è grave E non si affronta con redditi e sussidi» ❞

Corriere del Mezzogiorno

Il leader di Azione: ci vuole uno Stato forte, al quale riportare i poteri oggi frammentati
'accusa Il federalismo ha fatto bene al Nord, non al Sud, dove la classe politica locale è molto peggio di quella nazionale
di Emanuele Imperiali «Sull'area metropolit a n a d i N a p o l i , l a più densa d'Europa, si può fare un test: lo Stato espropria tutte le amministrazioni locali e fa direttamente un grande Piano di riassetto urbanistico, riassumendo in prima persona i compiti di riorganizzazione e rilancio, senza accettare alcun a i n t e r f e r e n z a e s t e r n a . Agendo con le risorse messe a disposizione dal Recovery Fund. Oltre che qui, lo potrebbe fare in un altro luogo simbolo del Sud, come Taranto, dove il disastro dell'Ilva lo impone». Carlo Calenda è un politico che ama parlar chiaro e il gusto della provocazione non gli manca certo. Europarlamentare e leader di Azione, è stato Ministro dello Sviluppo Economico nei governi Renzi e Gentiloni, viceministro dello Sviluppo con Letta e Renzi, e rappresentante permanente dell'Italia presso l'Unione europea. Ieri sera a Napoli ha presentato il suo ultimo libro I Mostri , edito da Feltrinelli. In quest'intervista a Il Corriere del Mezzogiorno espone la sua strategia per la ripresa economica e sociale del Sud dopo la crisi innescata dalla pandemia. Nel Sud, accanto al disastro economico, sta esplod e n d o u n p r e o c c u p a n t e dramma sociale. Il ministro Lamorgese, la Dia nella sua recente relazione, lanciano un allarme su possibili rischi di tenuta dell'ordine pubblico già in autunno. Come arginare questo fenomeno? «Ci vuole uno Stato forte, al quale riportare i poteri oggi frammentati. È giusto che i giornali come questo parlino il linguaggio della verità: la situazione sociale è tragica e pericolante, ma non la si affronta con una pletora di redditi e di sussidi che si sovrappongono, bisogna riorganizzarli, ben consci tutti che questo meccanismo di strutture assistenziali nel meridione dovrà restare in vita almeno fino a giugno del 2021». Lei nel suo libro scrive che per il Sud serve un intervento straordinario, una parola che evoca fantasmi preoccupanti per tanti meridionali. Che intende dire? «Io penso che, mai come in questo momento, bisogna riuscire a capire nel profondo le aree di fragilità italiane, partendo proprio dal Sud, e intervenirvi con strumenti eccezionali. Penso, soprattutto all'istruzione e formazione delle giovani generazioni, per potenziare la quale occorre costruire aree di crisi sociale complessa, nelle quali lo Stato possa intervenire attraverso linee d'azione ben definite: tempo pieno nelle scuole, prolungamento degli orari di frequenza, studio delle lingue. E poi riqualificazione degli istituti tecnici, che nel meridione sono i peggiori d'Italia, sottraendoli alle compet e n z e d e l l e R e g i o n i . U n a strategia di tal natura potrebbe dare effetti immediati, perché cambierebbe la percezione delle famiglie nei confronti dello Stato, da estraneo a vicino ai bisogni primari della gente». Onorevole Calenda, va bene il capitolo istruzione ma il Mezzogiorno ha anche fame di lavoro e di infrastrutture adeguate per migliorare la vita dei cittadini. «E qui viene il secondo capitolo, un grande piano di investimenti pubblici nelle aree del Sud, eliminando il Codice degli Appalti, i ricorsi ai Tar, i diversi veti delle Amministrazioni, uffici della Pa e Soprintendenze. Con parola forte, dovrebbe essere un piano militarizzato, che superi ogni ostacolo burocratico e procedurale, per realizzare tutte le infrastrutture, a partire da quella primaria, la connettività. Se serve, si potrebbe anche pensare a una Legge straordinaria per gli interventi nel Mezzogiorno». Gran parte delle aree meridionali, Napoli tra le prime, vivono di turismo, oggi in ginocchio. Che fare? «Ci vorrà tempo perché si riprenda. Chissà quando rivedremo i flussi di stranieri. E allora realizziamo un piano straordinario affinché il settore acceda ai soldi del Fondo di garanzia, possa avere indietro le ultima imposte pagate, gli si allunghi la cassa integrazione fino alla prossima stagione estiva». Poi c'è il nodo industria. Lei è stato ministro dello Sviluppo, che propone? « R a f fo r z i a m o i l c re d i to d'imposta per gli investimenti e aiutiamo la localizzazione di capitali stranieri al Sud, anche ricorrendo ai Contratti di Sviluppo che hanno avuto un g r a n s u cce s s o , p ro p r i o i n Campania». In questa chiave di rilancio del Sud lei ritiene che il Governo debba usare i fondi del Mes? «Certamente sì. E gran parte dovrebbero proprio essere spesi per la modernizzazione della sanità meridionale. Al Sud, già prima della pandemia, c'erano liste di attesa insopportabili per i cittadini, costretti a far ricorso alla sanità privata a pagamento per curarsi. Ma anche in questo caso i soldi li dovrebbe gestire lo Stato, non affidarli alle Regioni». Sì, ma con l'articolazione dei poteri tra Stato, Regioni, Comuni, e chi più ne ha più n e m e t t a , c o m e m e t t e r e d'accordo i diversi centri di potere? «Restituiamo poteri al solo Stato Centrale al Sud, mutuando la positiva esperienza della prima CasMez, dei poli industriali, di quella fase della vita nazionale in cui non vi era questa disseminazione di poteri e competenze sul territorio, che nelle aree meridionali si è rivelata un vero disastro». Un ultimo quesito: da tutt o i l s u o r a g i o n a m e n t o emerge chiaramente che il federalismo sia da abolire. «La verità è che il federalismo ha fatto bene al Nord, non al Sud, dove la classe politica locale è molto peggio di quella nazionale. Dobbiamo tutti insieme prenderne atto e consentire che lo Stato si riappropri dei suoi poteri».