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19/10/2018

Cafiero de Raho e Cantone: vince la sfiducia

Avvenire - Antonio Maria Mira

u mafia e corruzione non c'è grande attenzione da parte della politica, non sento parlare della necessità di contrastarli». «Molti pensano che le regole siano un impedimento, una scocciatura e che bisogna lavorare senza lacci e lacciuoli». È il doppio allarme lanciato dal Procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho, e dal Presidente dell'Anac, Raffaele Cantone, in occasione della presentazione del rapporto di Libera. Non è da meno Giancarlo Caselli, Presidente onorario dell'associazione ed ex Procuratore a Palermo e Torino, denunciando «la capacità di mimetizzazione delle mafie che agiscono sotto traccia, in una stagione di evaporazione dei fatti, e quindi distratta». C'è preoccupazione, dùnque. «Siamo in un Paese in cui la corruzione dilaga e le mafie esercitano il controllo dell'economia - insiste il procuratore -. Ma sembra che siano settori di competenza solo dell'Anac, della Dna e di alcune associazioni come Libera. La politica pospone questi problemi ad altri ma quando ci sono corruzione e mafia l'economia va a fondo, perché sono la nostra zavorra. E la mafia dilaga. Questo è il peggior aspetto, in questo momento, che vedo nel Paese. Chi denuncia è una voce che viene sopita. E allora cresce la sfiducia, come si legge nel Rapporto, ma se non ho fiducia non muoverò un dito per erigere barriere contro mafia e corruzione. Invece bisogna proteggere chi denuncia, altrimenti diamo l'immagine di uno Stato inaffidabile». E di mancanza di fiducia parla anche Cantone. «C'è un rapporto tra sfiducia é corruzione e tanto più c'è sfiducia, tanto più le persone provano a trovare vie traverse». Per l'ex pm, dal Rapporto emerge che «c'è una sfiducia nelle istituzioni meridionali che è spaventosa», inoltre «solo un 20% dichiara che per contrastare la corruzione sia utile votare i politici onesti» ed «è preoccupante che la sfiducia emerga tra i più giovani». Così «viene fatta una delega a terzi nella lotta alla mafia e alla corruzione e questo è sbagliato. Ognuno di noi può fare tanto con il proprio atteggiamento». Poi replica alle critiche del ministro Salvini al Codice degli appalti. E riferisce il dato del Cresme, organo di Confindustria, che smentisce che il sistema degli appalti sia bloccato: «I dati dicono il contrario, le aggiudicazioni nei primi sei mesi del 2018 sono esplose come non accadeva da quasi 10 anni». Piuttosto, conclude, «troppo volte abbiamo visto che la politica delle mani libere non ha portato né a fare le opere, né ad avere un miglioramento dal punto di vista dell'efficienza e ovviamente dell'onestà».