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03/03/2021

Cafiero de Raho “Anche i clan hanno fiutato l’affare epidemia”

La Repubblica - Dario Del Porto e Conchita Sannino

Dopo l'inchiesta di Repubblica, parlano due inquirenti in prima fila nella lotta a corruzione e criminalità Il magistrato alla guida dell'Antimafia
«Società costituite all'estero per vendere mascherine, importazioni dalla Cina, operazioni finanziarie a prezzi anomali». Quando c'è un'emergenza, le cosche sono pronte a intervenire. «Questo è emerso con evidenza anche nell'anno del Covid». Nel suo ufficio di via Giulia, il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho avverte: «Bisogna essere rigorosi per impedire ad ogni costo che la criminalità organizzata possa avvantaggiarsi della crisi. I clan non devono toccare neppure un euro». E sugli appalti sottolinea: «In questa fase di pandemia, bisogna garantire anche allo Stato la possibilità di agire con velocità.
Ma i controlli ci sono e sono ugualmente approfonditi».
In quali settori le cosche cercano di infiltrarsi? «Innanzitutto nel campo dei dispositivi di protezione individuale e delle forniture. Poi ci sono quelli tradizionali come la partecipazione agli appalti e l'infiltrazione nelle onoranze funebri». Quali strategie hanno scelto? «A volte soggetti contigui a organizzazioni mafiose hanno acquistato rilevanti quantitativi di dispositivi di protezione costituendo società ad hoc all'estero, in Paesi nei quali è difficile avere una collaborazione con le nostre autorità. Ma non sono gli unici casi, naturalmente».
Ad esempio? «È avvenuto che un soggetto vicino a organizzazioni mafiose aveva importato dalla Cina milioni di euro di dispositivi di protezione. Il prezzo era quasi vicino a quello di vendita in Italia. In questo modo, l'acquisto appariva quasi come una forma di trasferimento di disponibilità finanziarie all'estero piuttosto che un vero e proprio business legato all'emergenza Covid 19».
Ci sono tentativi di entrare anche nell'affare dei vaccini e dell'acquisto di prodotti come le siringhe? «Parlo in generale e non di indagini specifiche. Ma posso dire che, certamente, ci sono approfondimenti sulle importazioni. Le operazioni che avvengono a prezzi di gran lunga inferiori o di gran lunga superiori sono tra quelle che vengono sottoposte a verifica. Questo è uno dei meccanismi per smascherare trasferimenti di denaro all'estero o acquisti per immettere grandi quantità di dispositivi o altro sul mercato». Destra e sinistra litigano sull'ipotesi di cancellazione del codice degli appalti.
«Non è pensabile che il controllo di legalità possa essere escluso, è vero però che deve essere spinta al massimo la capacità di operare con immediatezza in un momento come questo. Se si dovesse esplicare appieno il controllo antimafia previsto solitamente negli appalti, il sistema subirebbe un rallentamento che oggi non appare compatibile con le esigenze di urgenza. Ciò nonostante, il monitoraggio è in corso da un anno ed è estremamente approfondito».
Quali sono i passaggi principali? «C'è un primo via libera delle banche dati nazionali, seguito poi dalle verifiche attuate da Guardia di Finanza, Dogane, Banca d'Italia; e anche dalle stesse Procure che hanno ampliato enormemente gli accertamenti, anche con intercettazioni». Da magistrato, che pensa della norma che ha sottratto al controllo della Corte dei conti gli atti del Commissariato per l'emergenza? Uno "scudo"? «Non può esistere un'immunità.
Questa norma va interpretata in maniera aderente alla Costituzione.
È vero che, in materia contabile, è stata applicata una disciplina più favorevole, ma non ci può essere esclusione della responsabilità penale. Se si accertano reati, le conseguenze patrimoniali verranno sempre di conseguenza».

magistrato federico cafiero de raho, 69 anni

Provano a infiltrarsi nel campo delle mascherine, degli appalti e delle onoranze funebri


Foto: Ieri su Repubblica L'inchiesta sul "Sacco del Covid" ieri sul giornale