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03/08/2021

«Caffé del Teatro, il bando andrà deserto»

QN - Il Resto del Carlino

CARPI Fa discutere il recente bando per la gestione del Caffè del Teatro di Carpi. I primi a sollevare perplessità sono stati i cittadini stessi, in parallelo con le opposizioni: «Dopo sei anni di restauri, gare andate deserte, aggiudicazioni poi rinunciate - afferma Monica Medici, Cinque Stelle - mettiamo a bando un locale con bagni completamente da rifare, spazi interni da riorganizzare e un dehors da inventare e sottoporre alla Soprintendenza? La giunta non ha fatto tesoro degli errori del passato e ripercorre la strada dell'ex vice sindaco Morelli. È impensabile per qualsiasi privato fare un investimento di tale portata sapendo che la sua idea richiederà il vaglio di varie autorizzazioni, ma nel frattempo deve già spendere per progetti sulla carta per partecipare alla gara. Il Comune doveva completare i lavori di ristrutturazione, costruire il dehors in accordo con la Soprintendenza e provvedere ad un arredo di massima in coerenza con lo stile neoclassico, così mostrando ai futuri gestori le potenzialità effettive del locale, mettendoli in grado di fare una offerta calcolata. Non si è minimamente tenuto conto del cambiamento epocale che sta subendo la ristorazione e del mutamento di usi e abitudini della città». «Dopo anni finalmente arriva il bando per il Caffè del Teatro - prosegue Annalisa Arletti, FdI - ma le perplessità sono molte, non tanto per il canone annuo di 17mila euro, quanto per tutti gli aspetti 'accessori'. Primo tra tutti i dehors su cui rimangono regole stringenti come la chiusura a mezzanotte e la cui gestione e realizzazione rimangono in capo al gestore. Non avrebbe avuto più senso che il Comune provvedesse direttamente alla realizzazione di una struttura ad hoc che non andasse ulteriormente ad incidere sulla gestione? Poi ci sono le spese di manutenzione ordinaria, il rifacimento dei locali che già presentavano enormi criticità e il superamento delle barriere architettoniche. L'ente poteva osare qualcosa di più per rendere il bando più attrattivo e invece si chiama fuori su diversi aspetti che potrebbero diventare impedimenti con il rischio che nessuno si presenti». Un bando «rigido con richieste proibitive - lo definisce Federica Boccaletti, Lega -. Se il Comune vuole davvero rivitalizzare quella parte della piazza spenta da anni come può chiedere al futuro gestore di sobbarcarsi le spese di ristrutturazione e messa a norma architettonica di un locale di cui poi non diventerà proprietario? Il rischio è che il bando vada deserto e che resti il degrado e il vuoto in piazza». «Anziché spingere a fare investimenti - conclude Massimo Barbi, FI - questo bando disincentiva per le incertezze anche in merito alle potenzialità edificatorie del dehors». Maria Silvia Cabri