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04/03/2020

Caditoie, 5 anni dopo si aprono le buste: fondi fermi dal Giubileo

Il Messaggero - Stefania Piras

IL CASO
Si sblocca uno dei due appalti per i tombini previsti nel 2015 Venerdì si riunisce la commissione: lavori per 1,8 milioni LA PROCEDURA STOPPATA DALL'ANAC CHE RILEVÒ ERRORI CONTABILI E VIZI FORMALI E SOSTANZIALI
` Venerdì qualcosa, forse, si muoverà per assegnare i fondi straordinari stanziati per il Giubileo della Misericordia (si è svolto nel 2015) e dedicati alla manutenzione ordinaria delle caditoie dei Municipi. L'intervento era stato progettato per sturare le caditoie della viabilità principale, con un'altra gara apposita, e anche quelle che servono come rete di scolo per i vari territori della città. LA SINDROME In Campidoglio ormai la chiamano "Sindrome del Giubileo": tutto ciò che era stato pensato per rimettere a nuovo la Capitale e per accogliere la grande ondata di pellegrini (si contarono 22 milioni di visitatori) ha subito rallentamenti epici e in moltissimi casi, questo delle caditoie ma si potrebbe citare anche la manutenzione del selciato di piazza Venezia, sono rimasti al palo per oltre quattro lunghissimi anni. Sembra incredibile, ma è così. La Porta Santa si è aperta l'8 dicembre 2015 e si è chiusa il 20 novembre 2016. I fondi per i lavori sono sempre stati disponibili ma vanno incanalati in un regolare appalto, altrimenti si rischia di perderli. Eventualità che costrinse la prima cittadina Virginia Raggi, un mese esatto prima della fine del Giubileo straordinario, a varare un piano di interventi di lavori pubblici con il solo scopo di non mandare in fumo le risorse per la città. Nella lista delle opere c'erano appunto due priorità: le caditoie degli 880 chilometri di strade principali della Capitale (appalto da 5 milioni di euro di cui si è completamente persa traccia) e poi le caditoie della viabilità secondaria di competenza dei Municipi (gara da 1,8 milioni di euro). Siamo nel 2020, si parla di un nuovo Giubileo, e quei soldi stanziati cinque anni fa per irrigare le malandatissime strade capitoline non trovano ancora uno sbocco. L'iter di questi quattro anni è stato molto accidentato ed è diventato un paradigma della pessima burocrazia. Il problema principale è rappresentato dalla cronica difficoltà a formare le commissioni aggiudicatrici; un fenomeno collegato alle inchieste giudiziarie degli ultimi anni. All'inizio la commessa per le caditoie era stata affidata a un ingegnere. Ma già nel gennaio 2017 viene sostituito da un geometra. Ma nei quintali di carta prodotta per assegnare i fondi e bandire le gare si moltiplicano pure gli errori. L'ANAC E infatti si viene a scoprire che le gare erano istruite e scritte male perché l'anno dopo il Giubileo, nel 2017, arrivano i rilievi dell'Anac, l'Autorità Anticorruzione, a stoppare il bando per le caditoie. L'Autorità segnalò sviste contabili, vizi formali e sostanziali, errori nell'applicazione del codice degli appalti. Tutte questioni che andavano risolte se si voleva procedere e assegnare la gara, ma nel frattempo si è deciso di sospendere tutto. Passa un anno in cui i colletti bianchi di Palazzo Senatorio rimettono mano alla progettazione esecutiva originaria dei quattro lotti in cui era divisa la gara. Esce un nuovo bando a marzo del 2018. E nel dicembre dello stesso anno si annuncia l'«apertura delle offerte tecniche ed economiche». Tra un rinvio e l'altro, si arriva a ridosso del Natale 2019 con «l'apertura dei plichi delle offerte tecniche». Uno strazio. L'ANNUNCIO Ieri l'ennesimo annuncio che venerdì 6 marzo avverrà la seduta pubblica di apertura delle stesse offerte economiche della procedura di gara relativa alla manutenzione dei tombini nei Municipi. Molteplici annunci, ripetuti nel corso degli ultimi quattro anni, di aperture di buste e plichi. Ma mentre in Campidoglio aprono buste rimangono ben chiuse e otturate le povere caditoie della Capitale