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30/06/2020

Buzzi: “Ho pagato papponi ma non è cambiato nulla Ora spero in una pena lieve”

La Repubblica - Lorenzo d'Albergo

Il ras delle coop lascia i domiciliari
"Sono stato nel Pci Non me la prendo con i pm ma con chi li ha applauditi Raggi? Dovrebbe ringraziarmi"
A Castelverde, 27 chilometri dal Colosseo, Salvatore Buzzi aspetta i carabinieri. L'attesa stavolta è dolce: «Mi devono notificare la libertà». Dopo 5 anni di carcere duro e i mesi passati ai domiciliari, all'imprenditore a lungo etichettato come "Ras delle coop" è di nuovo concessa la facoltà di uscire da casa. «Potrò finalmente andare oltre quel paletto lì», indica Buzzi puntando il cancello della sua casa all'estrema periferia Est di Roma. «La prima cosa che farò? Porterò mia figlia a mangiare un gelato. Nel quartiere mi vogliono tutti bene e alle accuse della procura non hanno mai creduto».
Prima di continuare, l'ex titolare della cooperativa 29 Giugno si cambia la maglietta. Via quella bianca, ecco la blu. Tira fuori anche il suo libro, scritto per dire che Mafia Capitale non era mafia: «In Cassazione mi hanno dato ragione. Ora attendo la rideterminazione delle pene. Spero siano eque. Si parla di corruzione, turbativa d'asta. La scarcerazione? È arrivata per decorrenza dei termini. Io non l'ho mai chiesta».
Pur in attesa di condanna, Buzzi guarda al futuro. Non senza attaccare i politici da cui si è sentito tradito.
La nuova passione - lo suggerisce pure l'orto domestico in cui coltiva zucchine, pomodori e cavoli - potrebbe essere la ristorazione: «Voglio aprire un ristorante. Lo chiamerò "Da Mafia Capitale". Aspetto che vada via il Covid. I soldi? Li chiederò a chi si è fatto ricco scrivendo di questa storia. Io sono andato in carcere, altri ci hanno fatto i soldi».
Se si insiste con Buzzi sul concetto di mafia, la risposta è secca: «Non c'è nemmeno uno schiaffo, almeno da parte mia». E da parte degli altri? Massimo Carminati? «È amico mio.
Lo sentirò, ma in privato. Ci siamo rovinati a vicenda. Lo seguivano dal 2010, hanno trovato me e fatto bingo. Nel suo passato ci sono solo tre rapine. I documenti del colpo alla banca in tribunale? Ma cosa. Si è preso solo i soldi. Non è un uomo dei servizi. Era solo un cassettaro. Pure invalido dall'81, da quando gli hanno sparato. Secondo lei perché ha il cerotto e non l'occhio di vetro? Lo deve pulire costantemente, potrebbe morire da un momento all'altro. I furti? Embé, che je voi dà? 50 anni? Le intercettazioni, estrapolate dal contesto, fanno sempre effetto. Sono frasi da romano, gente che non si prende mai troppo sul serio». Quindi la politica: «Io sono iscritto dal '76 al Pci. Mi conoscevano tutti nel Pd. Pignatone (ex procuratore capo di Roma, ndr) ha fatto il suo lavoro. Io me la prendo con chi non gli ha spiegato che si stava sbagliando e poi lo ha ringraziato. Penso a Matteo Orfini, all'ex segretario Cosentino. A 'sti papponi ho pagato cene e campagne elettorali, portato le truppe cammellate alle urne. E tu poi fai quella scena? Una banda di str... hanno arrestato solo quelli di destra e a sinistra i bersaniani». Buzzi qui riafferma di essere «comunista. Salvini e Meloni? Da ex detenuto non voterei chi chiede il carcere per tutto».
Altra accelerazione sui grillini: «Virginia Raggi ringrazi. Quando sarebbe diventata sindaca senza Mafia Capitale? L'ho vista in aula, in attesa per ore per le sentenze. Ma non ha da fare per la città? Voleva che Roma venisse dichiarata mafiosa? È corruzione. Quella che neanche i 5S sono riusciti a estirpare. Ora c'è la storia del Condono. Ma ci sono state Multopoli, Parnasi, il Servizio giardini.I grillini gridano "onestà", poi non cambia nulla. Anzi, stai a vedere che a ottobre condannano la sindaca in appello. Lo diceva Pietro Nenni, "un puro trova sempre uno più puro che lo epura". O no?».
Se la prima cittadina (che con i suoi ieri si è detta «preoccupata per la scarcerazioni») non pare piacere troppo a Buzzi, lo stesso non si può dire di altri politici. Persino di un pm: «Mi piacciono Palamara e Di Battista. Il magistrato mi è simpaticissimoo. Si barcamenava per tutti e ra non lo conosce nessuno. Ma andate aff... poi c'è Dibba, uno in gamba. Lo conosco? No. Ma è l'unico 5S rimasto con l'apriscatole. Dice la verità, gli altri si sono tutti incravattati».
Per il protagonista del Mondo di Mezzo, l'importante è che non corra per il Campidoglio: «Bisogna strane lontani. Lì non è cambiato nulla. Se i bandi sono farraginosi, arriva la corruzione per snellire le pratiche. Questo la politica non lo capisce». Buzzi, invece, lo sa: «Con Alemanno e Marino, il Comune aveva un tasso di affidamenti diretti dell'87%. Era colpa mia? Se ci fossero stati bandi, avrei partecipato. Ho vinto gare in tutta Italia. Mentre facevo 180 milioni fuori Roma, qui mi indagavano per 65 mila euro. Sono stato vittima di un sistema. Mi sono pentito? Certo, ho pure detto che ho pagato di più, ma per i giudici non ero credibile». La difesa è arcigna: «Avrei corrotto Giordano Tredicine. Ma in 2 anni e 2 mesi non c'è stata manco una telefonata. Era un contributo elettorale».
Restano gli affari con Carminati e le accuse ancora in piedi: «Sul campo rom di Castel Romano il Comune ha messo 9 milioni e noi 1,4. Chi è la Banda Bassotti? Noi due ovviamente. Gli anni in carcere, le coop fallite in mano agli amministratori giudiziari non me le ridarà nessuno. I lavoratori mi hanno scritto. I politici? Nessuno. Non li voglio più vedere».

Il processo al Mondo di mezzo Dall'accusa di mafia al verdetto che ridimensiona l'inchiesta

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h Gli arresti L'inchiesta sul Mondo di Mezzo è entrata nel vivo con gli arresti del 2 dicembre 2014, quando un blitz dei carabinieri tra gli altri ha portato in carcere Massimo Carminati, ex Banda della Magliana, e il titolare della coop 29 Giugno, l'ex detenuto Salvatore Buzzi Salvatore Buzzi h I due giudizi Il 20 luglio 2017, in primo grado, i giudici non hanno riconosciuto l'aggravante mafiosa. In appello, l'11 settembre 2018, la sentenza è stata ribaltata: pur con pene ridotte per Carminati, Buzzi e i politici del Mondo di mezzo, in secondo grado la magistratura riconosce l'esistenza di Mafia Capitale Massimo Carminati 3h La Cassazione Ancora un ribaltone in Cassazione. Il 22 ottobre 2019 arriva lo "schiaffo" alla procura. Gli Ermellini non riconoscono più la mafiosità, ma solo la presenza di due associazioni a carattere delinquenziale.
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