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25/08/2020

BUSINESS IMMIGRATI I conti in tasca alle coop

La Verita' - ANTONIO DI FRANCESCO

L'ACCOGLIENZA E UN AFFARE
Abbiamo esaminato i bilanci delle associazioni della cosiddetta solidarietà. Numeri alla mano vi mostriamo perché dicono no ai decreti Salvini: l'anno scorso c'è chi ha perso oltre il400%
S II cambio di rotta è partito da tempo. Obiettivo: smontare i decreti Sicurezza e ridare fiato, e soldi, al sistema dell'accoglienza. La maggioranza giallorossa avrebbe già trovato la quadra sulle modifiche da apportare alle norme volute dall'ex ministro Matteo Salvini, ma per le discussioni finali si dovrà attendere ancora un po', almeno fino a settembre. Nel frattempo, sembra che le cooperative che gestiscono l'accoglienza dei migranti siano già tornate a sorridere. Lo scorso io agosto, per esempio, il Viminale ha autorizzato la prosecuzione di 499 progetti destinati a rifugiati e richiedenti asilo, scaduti tra il dicembre 2019 e il giugno 2020. Spesa totale della proroga: più di 375 milioni di euro. I tempi delle lamentele sembrano finiti. Ricordate? Era il febbraio 2019, da poco era stato approvato il nuovo «schema di capitolato di gare d'appalto riguardante la gestione e il funzionamento dei centri di prima accoglienza». Per intenderci, era diventata operativa la sforbiciata sui fondi dello Stato destinati a ciascun migrante: da 35 euro si scendeva a 19, che potevano diventare 26 nei casi delle strutture più piccole. Dopo anni di guadagni, il business dell'accoglienza si era fatto improvvisamente meno appetitoso. E le cooperative non si facevano problemi a esplicitarlo: con la revisione dei servizi, non è previsto «l'utile di impresa», avevano scritto in una nota. Senza i soldi dello Stato, insomma, i guadagni si assottigliano. A distanza di un anno, la previsione risulta azzeccata. Armati di calcolatrice e pazienza, abbiamo analizzato i bilanci di alcune coop e onlus a cui le prefetture erogano fondi per la gestione dei centri. E il risultato è quello che leggete nella tabella al centro della pagina: tra il 2018 e il 2019, cioè nell'anno in cui sono entrate a regime le nuove politiche sull'immigrazione, utili e fatturati hanno subito un calo considerevole. Le perdite, come più cooperative scrivono nei loro bilanci, sono determinate dagli alti costi di gestione e dalla riduzione del corrispettivo pro-capite pro-die per ciascun ospite assistito. Di fronte ai margini di guadagno che si restringono, molte cooperative hanno chiuso i centri. Altre, poco invogliate da un business che improvvisamente si è fatto meno remunerativo, hanno deciso di non partecipare ai bandi. Altre ancora hanno scelto la strada della scarsa trasparenza: diversi bilanci, soprattutto quelli delle società più grandi, non risultano ancora depositati. Siamo sicuri che le coop provvederanno al più presto, anche perché la limpidezza dovrebbe essere d'obbligo per chi gestisce fondi pubblici. Più di un sospetto, comunque, resta. Soprattutto se si guarda al nuovo corso inaugurato dal governo giallorosso in materia di immigrazione. Ci si fregherà di nuovo le mani di fronte al grande business dell'accoglienza? Gli ospiti, a giudicare dai flussi, non mancheranno. Gli sbarchi, nel giro di un anno, sono più che triplicati, tornando a numeri non lontani da quelli del 2018. Nel solo mese di luglio, di arrivi ne sono stati registrati più di 7.000, cioè 6 volte in più rispetto a quelli del luglio 2019. giornaliera di 19 euro per migrante non basta, per la cooperativa non ci sono le condizioni per proseguire. Li chiamano «effetti negativi dei decreti sicurezza». Nei primi tre mesi dell'anno cessa il servizio di accoglienza in convenzione con la prefettura di Brescia: «Non sussistono più le condizioni per poter prolungare la locazione delle strutture rimaste nella provincia», scrivono. La Olinda chiude 4 strutture nel Mantovano, «3 delle quali (Gozzolina, Serravalle e Bigarello) senza poter ridimensionare il personale». Senza i soldi dello Stato, la coop è in difficoltà e a rimetterci sono i lavoratori: si procede con il licenziamento collettivo, che coinvolge 25 operatori tra Brescia e Mantova. Lo scenario è cambiato, per la coop significa «annullamento degli investimenti fatti dal 2015 in poi», cioè quando il business dell'immigrazione prometteva margini di guadagno elevatissimi.

I BILANCI IN ROSSO

Cooperativa Olinda società cooperativa onlus K-PAX società cooperativa sociale on Una Casa per l'Uomo s.c.s. Cooperativa impresa sociale Ruah Versoprobo s.c.s. Alternativa Ambiente c.s. S.C S. Emergency transport pobic on Cooperativa sociale Aeris a resp. lim. Il Geco s.c.s.

VERSOPROBO - SOCIETÀ COOPERATIVA SOCIALE Vercelli

Dal Piemonte a Campobasso 30 centri in 11 province

• Il 2015, per la Versoprobo Scs di Vercelli, è stato l'anno della svolta. È nei primi tre mesi dell'anno, di fronte al numero crescente di migranti che sbarcano sulle coste italiane, che si decide di puntare sull'accoglienza. I servizi socio-sanitari e assistenziali rivolti agli anziani non bastano più. E arrivato il momento di diversificare le attività, di allargare il business. Come riporta sul sito internet, la cooperativa inizia a pensare a un nuovo modo di fare accoglienza. Assistenza e integrazione per superare «un'esperienza traumatica come quella della migrazione». A giudicare dalle strutture e dai fatturati, i migranti fruttano bene. Alla fine dello scorso anno, la Versoprobo gestiva 30 centri sparsi in 11 province, tra cui Novara, Alessandria, Torino, Pavia, fino a Chieti e Campobasso. In totale, 1.091 ospiti. Poi sono arrivate le nuove politiche dell'accoglienza imposte dal primo governo Conte, quando al Viminale sedeva Matteo Salvini. E i ricavi, per la Versoprobo, si sono fatti meno consistenti. Il bilancio 2019 si è chiuso con una perdita d'esercizio di

Foto: Piemonte

415-396 euro. Un rosso non da poco, se si pensa che l'utile dell'anno precedente aveva superato gli 1,5 milioni di euro. Insomma, il 126% in meno. Il motivo del crollo viene messo nero su bianco in bilancio: «La consistente diminuzione dei ricavi è conseguente all'intervento governativo di riduzione delle tariffe. Le prefetture, in applicazione delle nuove norme in materia di servizi di accoglienza, hanno pubblicato bandi di gara con tariffe sensibilmente inferiori» rispetto a quelle praticate fino a qualche mese prima. Di fronte ai nuovi canoni, ridotti del 30%, le prospettive si fanno improvvisamente meno rosee.

Foto: #4


Foto: Vercelli


Foto: I Verità

LAI MOMO SOCIETÀ COOPERATIVA SOCIALE Sasso Marconi (Bologna)

Fatturato a precipizio: persi 2 milioni di euro in un anno

as Svolge attività di comunicazione, editoria, formazione, ma non solo. Per crescere, bisogna individuare i business giusti. A giudicare dalla progressione dei ricavi, per la Lai Momo di Sasso Marconi, piccolo Comune non lontano da Bologna, la scelta di incrementare le attività nel campo dell'accoglienza è risultata vincente. Per circa otto anni, alla cooperativa sono stati affidati svariati centri di accoglienza per richiedenti asilo nel territorio della Città metropolitana di Bologna. Fino al i° ottobre 2018, la Lai Momo ha coordinato la gestione dell'hub regionale Centro Mattei. Per conto della prefettura, ha gestito grandi centri d'accoglienza, come Villa Angeli a Sasso Marconi. A loro sono stati affidati diversi Cas (Centri di accoglienza straordinari) per richiedenti e titolari di protezione internazionale, in svariati distretti della Provincia, come Reno-Lavino-Samoggia, Pianura Est, Appennino bolognese. Insomma, non si può dire che l'accoglienza non abbia fatto bene alle casse della coop. Almeno fino allo scorso anno. «L'esercizio del 2019 ha visto la conclusione del servizio di accoglienza realizzato in convenzione con la prefettura di Bologna», scrivono in bilancio. La motivazione, spiegano, è da ricercare nel nuovo capitolato di gara: «Le nuove modalità di erogazione del

Foto: Emilia

servizio sono ritenute non coerenti con la visione dell'accoglienza da sempre promossa dalla cooperativa». Con le nuove politiche imposte dal governo sull'immigrazione, meglio rivedere le strategie. A leggere i numeri riportati, la stretta ai cordoni della borsa non ha portato bene alla Lai Momo: nel giro di un anno, il fatturato si è ridotto di più di due milioni. E anche l'utile di esercizio si è assottigliato di mezzo milione: si passa 633.617 euro del 2018 ai poco più di 100.000 del 2019.

Foto: Romagna


Foto: Sasso Marconi (Bologna)


Foto: Verità

COOPERATIVA SOCIALE RUAH Bergamo

All'assessore dicevano: «Questo ci taglia tutto»

M Una certa preoccupazione Bruno Goisis, presidente della coop sociale Ruah, l'aveva espressa già nell'agosto 2018, parlando con l'ex assessore alle Politiche sociali del Comune di Bergamo, Maria Carolina Marchesi. In quei mesi, gli enti battevano cassa, o almeno provavano a farlo. «Non riusciamo ad arrivare a 75 nella maniera più assoluta, io i soldi non li ho, non me li danno neanche», commenta la Marchesi di fronte alla richiesta di alzare le rette diarie per i migranti, avanzata da una delle cooperative coinvolte nell'inchiesta che ha scosso il sistema dell'accoglienza nel capoluogo lombardo ora squassato dalla diffusione del coronavirus. «Hai visto che lo Sprar minori non arriverà mai più. Hanno voluto aspettare giugno e questo è il risultato. Se l'avessimo fatto a marzo, probabilmente lo portavamo a casa», continua l'ex assessore. Le condizioni sono cambiate. Goisis lo sa, tanto da lasciarsi sfuggire una frase emblematica: «Ci taglia tutto questo», dice, riferendosi alle nuove linee dell'accoglienza messe a punto dall'ex ministro dell'Interno Matteo Salvini. In effetti, sembra che quella preoccupazione fosse giustificata: il fatturato della Ruah è crollato nel giro di un anno. Si passa dai 9 milioni di euro del 2018 ai

Foto: Ä .

6,5 del 2019: un salto all'indietro che sfiora il 30%. E anche l'utile si è praticamente dimezzato, sebbene resti in attivo. Ai conti e all'inchiesta che coinvolge il suo presidente, si aggiungono infine le prospettive per il futuro, non positive a giudicare dalle stime scritte in bilancio: «I ricavi si prevedono in flessione per quanto concerne l'area emergenza a seguito della riduzione dei flussi richiedenti asilo e a seguito delle condizioni contrattuali sottoscritte con il nuovo bando prefettizio».

Foto: Lombardia


Foto: Bergamo


Foto: Verità

OUNDA SOCIETÀ COOPERATIVA ONLUS Medola (Mantova)

Signori, si licenzia. «Colpa dei decreti Sicurezza»

• Olinda, come una delle «città invisibili» di Italo Calvino. Peccato che in questo caso la letteratura c'entri poco. Nella storia della cooperativa Olinda, ciò che conta sono i numeri. Le cifre, quelle sì, raccontano di un crollo repentino di utile e fatturato per la coop mantovana, coinciso con la stretta imposta dal Viminale alle politiche dell'accoglienza. Nel giro di appena un anno, il fatturato scende del 66%: si passa dai 7,2 milioni del 2018 ai 2,4 milioni del 2019. L'ultimo esercizio si chiude con un passivo di 443-555 euro, in ulteriore peggioramento rispetto all'anno precedente. «A causa della progressiva riduzione delle tariffe procapite e pro-die, il servizio ha subito una forte contrazione», si legge tra le righe della Nota integrativa. La diaria

ALTERNATIVA AMBIENTE COOPERATIVA SOCIALE Carbonera (Treviso)

Con i detenuti e i profughi il guadagno è scomparso

• In origine, l'attenzione principale era rivolta ai detenuti del carcere di Treviso. La coop agricola Alternativa lavorava per creare loro opportunità, evitare che cadessero di nuovo nel vortice della criminalità. Poi, la lunga serie di progetti e affidamenti: dalla cura del verde ai servizi cimiteriali, passando per le pulizie civili e industriali. In mezzo, i progetti educativi e socio sanitari, dopo la fusione con Alternativa Ambiente, fondata nel 1993- Infine, l'accoglienza dei migranti, in convenzione con la prefettura di Treviso. Per la Alternativa Ambiente cooperativa sociale, con sede a Carbonera (Treviso), il 2019 non è stato un anno facile. Il bilancio, infatti, si è chiuso con un rosso di 157-771 euro. Una perdita non da poco, se paragonata alle cifre dell'anno precedente, quando l'esercizio registrava un utile di quasi 50.000 euro. «Il motivo principale», si legge nella Nota integrativa, «va ricercato é A . nella chiusura dei centri di accoglienza rivolti ai richiedenti asilo su committenza della prefettura di Treviso». Nel mirino della coop finiscono le rinnovate scelte di programmazione delle politiche sociali in materia di accoglienza. «Con il radicale ridimensionamento economico del capitolato d'appalto proposto dal ministero dell'Interno», i margini di profitto si assottigliano. E se non c'è guadagno, allora è meglio rinunciare: «Valutata negativamente la sostenibilità economica, il Cda ha deciso di non partecipare alle nuove gare d'appalto». Veneto W Carbonera (Treviso) Verità 7.260.314 831.844 1.330.047
Fatturato 2018 Fatturato 2019 2.439.121 528.405 941.114 Calo in termini assoluti 4.821.193 303.439 388.933 2.510.924 Calo in percentuale -66,4% -36,5% -29,2% -27,8% -93,4% I -90,4% -192,6% L Verità

COOPERATIVA SOCIALE AERIS A R.L. Vimercate (Milano)

«Normative penalizzanti» E il bilancio sfiora il rosso

Per risalire alle radici della coop sociale Aeris di Vimercate bisogna andare lontano. Bisogna tornare al 1979, anno in cui nasce Tangram, che gestisce diversi cinema, si occupa di una libreria e sviluppa progetti di tipo educativo. Alle attività sociali si arriva più tardi, con la fusione della Tangram 2, nata per sviluppare progetti educativi, e la Ecate, che si occupa anche di orienta- mento scolastico. Nel lungo elenco dei progetti sviluppati da Aeris, si trova anche quello che coinvolge rifugiati e richiedenti asilo. Si chiama Accoglienza migranti Aeris ed è finalizzato all'accoglienza in unità abitative distribuite sul territorio. I decreti sicurezza voluti dall'ex ministro dell'Interno Matteo Salvini non devono essere particolarmente piaciuti alla cooperativa, che non si è lasciata sfuggire l'occasione per prenderli di mira. In un post del 10 luglio, ha condiviso la soddisfazione del Consiglio italiano dei rifugiati, dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato «irragionevole la norma che preclude l'iscrizione anagrafica ai ri- A4L chiedenti asilo». E chissà che dietro alle critiche, non ci siano anche motivazioni economiche. L'ultimo bilancio pubblicato, infatti, si chiude con un calo dell'utile del 90% rispetto all'anno precedente: dai 92.000 euro del 2018, si scende a poco meno di 9.000 del 2019. Le nuove linee ministeriali per i bandi delle prefetture per la gestione dei centri di accoglienza risultano «estremamente penalizzanti per la cooperativa», si legge in un passaggio della Nota integrativa. «I provvedimenti hanno provocato una revisione delle modalità di gestione e una consistente contrazione del numero di persone ospitate». Lombardia Vimercate (Milano) Verità

SOCIETÀ COOPERATIVA SOCIALE EMERGENCY TRANSPORT POBIC 0NLUS Bozzolo (Mantova)

Spariscono le convenzioni Lutile sprofonda del 93%

• Qui gli incarichi non mancano. A Bozzolo, poco più di 4.000 anime nel Mantovano dove la coop ha la sede legale, lo scorso anno ne sono arrivati svariati da diverse prefetture sparse in buona parte del Nord. Per «l'accoglienza profughi», la Cooperativa ha ricevuto più di un milione: 558.073 euro sono arrivati dalla prefettura di Brescia; 252.291 euro da quella di Cremona; 174.837 euro da quella di Mantova; infine, i 107.273 euro erogati dalla Prefettura di Venezia. Insomma, non si può di certo dire che alla Pobic siano stati con le mani in mano. Eppure, le commesse non hanno evitato all'impresa un peggioramento dei conti. Nel giro di un anno, il fatturato è sceso di oltre 1 mi- Lombardia lione di euro, passando dai 2,2 milioni del 2018 a poco più di 1 milione nel 2019. L'utile, nonostante abbia davanti il segno più, registra un crollo evidente: il 93% in meno rispetto al 2018. 1 340.000 euro di due anni fa si sono assottigliati, fino ad arrivare ai 22.332 con cui si è chiuso l'ultimo bilancio. Bozzolo (Mantova) Verità

IL GECO SOCIETÀ COOPERATIVA SOCIALE Isernia

Un buco di 220.000 euro coperto con le riserve

Il Geco ha ben chiaro l'obiettivo. A scorrere gli ultimi bilanci pubblicati, la scelta fatta nel 2016, quando la società è stata fondata in piena emergenza immigrazione, è stata azzeccata. La coop ha chiuso il primo biennio con utili rilevanti: 286.280 euro nel 2017 e 236.184 euro l'anno successivo. Meno bene è andata lo scorso anno, quando le politiche sull'accoglienza si sono fatte più stringenti. Il fatturato è sceso di oltre 800.000 euro. L'esercizio si è chiuso con una perdita di 218.669 euro. E pensare che nel 2019 la società ha ricevuto contributi pubblici per 1.518.337 euro. Soldi elargiti dalle prefetture di Isernia (932.698 euro) e Campobasso (585.639). Il motivo del crollo è spiegato nel verbale dell'assemblea dei soci: «Alti costi di gestione fissa, unitamente alla riduzione del corrispettivo pro-capite pro-die per ciascun ospite assistito». Il buco è stato coperto con riserve indivisibili: soldi accumulati negli anni precedenti non ripartibili fra i soci.

LE COOPERATIVE CHE NON SI PRESENTANO AI BANDI

Se non conviene più meglio chiamarsi fuori

• Quando le prospettive sono fosche, meglio rinunciare. Chissà che non sia questo il ragionamento fatto dalla K-pax, coop di Breno (Brescia), e dalla coop Una casa per l'uomo di Montebelluna (Treviso). Di fronte alle modifiche apportate ai bandi delle prefetture, le due coop si sono chiamate fuori. Nonostante l'utile in crescita nell'ultimo anno, alla K-pax la linea è chiara: « Nel corso del 2019 - si legge in bilancio - si è conclusa la modalità operativo-strategica per la messa in opera delle accoglienze straordinarie dei richiedenti asilo in Valle Camonica. Nella consapevolezza di un contraccolpo economico significativo, si è deciso Verità di non partecipare al nuovo bando per l'accoglienza». Anche Una casa per l'uomo ha messo fine alla gestione del centro straordinario per richiedenti asilo il 30 aprile 2019 come conseguenza diretta (è scritto nel bilancio) «del decreto immigrazione e sicurezza del 5 ottobre 2018».

Foto: *« Lombardia Medola (Mantova) Verità