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22/06/2021

Busia al governo “Sì alle riforme ma no ai doppioni dell’Anac”

La Stampa - GIUSEPPE SALVAGGIULO

ANTICORRUZIONE
Contro una corruzione «sfuggente e insidiosa occorre un impegno collettivo per evitare che le risorse siano dirottate nelle mani sbagliate». Con un occhio alla pandemia e uno al Piano nazionale di ripresa e resilienza, nella relazione al Parlamento il presidente dell'Autorità anticorruzione Giuseppe Busia rivendica il ruolo dell'Anac «che dà otto pareri al giorno e non è un freno all'attività amministrativa», ne invoca un «rafforzamento di mezzi e strutture in particolare potenziando la banca dati sui contratti pubblici», ammonisce il governo a non cedere alle tentazioni della riduzione della sua «necessaria indipendenza» e delle «inutili sovrapposizioni istituzionali». In vista dell'arrivo dei fondi europei post pandemia, Busia chiede «procedure più semplici» sugli appalti, disboscando la selva dei «meri adempimenti procedurali per fare in fretta e bene, altrimenti avremo solo debito cattivo». Valorizza i commissariamenti come «efficaci». Sottolinea che nel 2020 l'Anac ha inflitto solo 30 sanzioni, privilegiando un «approccio collaborativo». Auspica una riforma della disciplina sui conflitti di interessi dei pubblici funzionari, «per molti versi ancora scarna, frammentata o poco chiara». E spera che si sviluppi l'istituto del whistleblowing, «fondamentale per proteggere dalle ritorsioni chi segnala fatti illeciti commessi all'interno della propria organizzazione»: si è passati dalle 125 segnalazioni del 2015 alle 622 nel 2020 ma «sul piano qualitativo si sconta il problema di un uso talvolta strumentale o per finalità personali». Nel 2020 sono stati attivati 12mila contratti pubblici legati alla pandemia, per circa 20 miliardi di euro. Nel secondo semestre sono esplosi gli appalti senza gara: a seconda delle soglie, variano dal 60% al 75% del totale, per un valore raddoppiato rispetto al 2019. Materia di riflessione per frettolosi e corrivi legislatori, come i dati dei bandi. Nel 2020, nonostante il blocco di molte amministrazioni, l'espansione è proseguita per il quarto anno consecutivo, fino a quasi 178,8 miliardi di euro: +1,7% rispetto al 2019 e +75% rispetto al 2016, ultimo anni prima dell'entrata in vigore del famigerato codice degli appalti. Che, dice Busia, «è da un lato un cantiere sempre aperto, oggetto di continue modifiche, e dall'altro un'opera incompiuta perché mancano tasselli fondamentali come la qualificazione delle stazioni appaltanti e la digitalizzazione. Alcuni correttivi sono necessari, ma non illudiamoci che da soli possano rappresentare una panacea». -