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23/01/2019

Bus delle periferie il bando va al Tar e il servizio resta alla vecchia Tpl

La Repubblica - lorenzo d'albergo

Il Campidoglio
Stop alla Corte dei Conti per il fascicolo su Metro C in cui erano indagati Alemanno e Improta "Indagine tutta da rifare"
Il bando studiato dall'amministrazione 5S per dire addio al consorzio Roma Tpl - partner più volte messo nel mirino per i ritardi nei pagamenti degli stipendi degli autisti - ora rischia seriamente di diventare un flop. Cinque aziende hanno infatti impugnato la gara da un miliardo al Tar del Lazio.
Per chi opera nel settore del trasporto pubblico e vorrebbe tentare di inserirsi nel mercato capitolino qualcosa non torna nei documenti pubblicati dal Campidoglio il 23 novembre. In particolare non convince la lista dei mezzi allegata al capitolato: chi si aggiudicherà uno dei due lotti dovrà acquistarli proprio da Roma Tpl. Ma il prezzo dei mezzi fissato dal Comune va rivisto secondo i ricorrenti: mentre l'iter prosegue e si allunga, quegli autobus stanno continuando a macinare chilometri e quindi a perdere valore di giorno in giorno. Alcuni andrebbero pure cancellati dall'elenco. Sono andati distrutti a causa del viavai quotidiano, nonostante siano nettamente più giovani della flotta Atac.
«Sappiamo dei ricorsi al Tar - conferma il presidente della commissione Trasporti, il consigliere 5S Enrico Stefàno - e ora l'assessorato dovrà parlarne con gli uffici».
I tecnici capitolini potrebbero anche suggerire di ritirare in autotutela la gara, come già accaduto per quella che avrebbe dovuto assegnare il servizio di rimozione delle auto in divieto di sosta. Si vedrà.
Nel frattempo, questa volta alla Corte dei Conti, si blocca il secondo processo per l'aumento dei costi e dei tempi di costruzione della metro C. La procura chiedeva 221 milioni di euro di danni a 25 tra ex amministratori, dirigenti comunali e ministeriali, oltre ai vecchi responsabili di Roma Metropolitane.
Fra i rinviati a giudizio c'erano l'ex sindaco Gianni Alemanno, il superburocrate del ministero dei Trasporti, Ercole Incalza, e l'ex assessore Guido Improta. C'erano, appunto. Perché ieri, in occasione della prima udienza, i giudici hanno rinviato tutte le carte alla procura regionale dell'Umbria. Tutto da rifare, perché nel corso delle indagini era stata tirata in ballo (per poi essere scagionata) la giudice contabile Maria Elena Raso. Era nel comitato paritetico a cui costruttori e Comune si rivolsero per arrivare a un accordo su un miliardo di vecchie riserve. Un conflitto che riazzera tutta l'indagine.

Foto: Un mezzo del consorzio Roma Tpl

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