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04/05/2021

burocrazia e giustizia le prossime sfide di draghi

Il Piccolo di Trieste - Giovanni Bellarosa

Dopo i primi mesi, il Governo del Presidente Draghi segna un bilancio positivo per il Paese: l'esecutivo ora sa decidere e si è smarcato dalla consuetudine dei continui rinvii. Lo spread si è abbassato, i vertici della macchina per l'emergenza sono stati sostituiti, il Cts riordinato, gli obiettivi esplicitati, le liti all'interno della maggioranza attenuate, le Regioni più riottose tacitate. Ora il Programma nazionale di ripresa e resilienza sarà presentato rispettando i termini; è bastata la telefonata del Presidente del Consiglio ai vertici della Commissione per mettere a tacere le ultime resistenze di chi nell' Unione ancora dubita di noi. Anche sotto questo profilo l'ex Presidente della Bce si è assunta una responsabilità non solo istituzionale ma anche personale, impegnando la propria credibilità. Le buone premesse, dunque, ci sono tutte ma ora incomincia una seconda fase altrettanto complessa: l'attuazione delle riforme, a cominciare da quella della Giustizia e della Pubblica Amministrazione e, nel contempo, l'avvio senza intoppi, burocratici e giurisdizionali, degli investimenti e degli interventi sul territorio. Quanto alla prima, le possibili resistenze non vengono solo dalla politica. La riforma della giustizia non dipende infatti solo dalle capacità del nuovo guardasigilli, già Presidente della Consulta, ma da un Ordine assurto nel tempo a potere tra i più influenti nella Repubblica, che in nome della propria autonomia potrebbe non condividere progetti che non fossero decisi al proprio interno e poi autogestiti. Secondo punto: rendere efficiente la Pubblica Amministrazione e quindi lo Stato, impresa sin qui impossibile. La burocrazia è una necessità per il funzionamento di ogni Paese; la burocrazia negativa ed ostacolante è costituita, quindi, non già dall'universo del pubblico impiego ma per buona parte, da burocrati insediati nei posti chiave. Quei ruoli apicali dei Ministeri sono occupati, in prevalenza, da magistrati amministrativi e contabili posti a capo degli Uffici di Gabinetto dei Ministri e degli Uffici legislativi o che compongono gli staff personali dei politici. Collocati in ambite e ben retribuite posizioni fuori ruolo rispetto alla maggioranza dei loro colleghi che, da magistrati, adempiono invece alle essenziali funzioni istituzionali, essi sono diventati burocrati che, per la posizione rivestita e per il potere acquisito, avrebbero proprio il compito di evitare che l'Ordinamento sia bloccato da leggi mal scritte, confuse, illeggibili. Per assurdo invece la pletora di norme cattive spesso nasce negli uffici legislativi che essi dirigono! L' esempio emblematico è il codice degli appalti, che ha generato la più inefficiente macchina pubblica in Europa in tema di lavori pubblici ed appalti. Se la imminente riforma fosse affidata ancora a costoro, la sconfitta sarebbe quasi certa. E' quindi fortemente auspicabile che il neo Ministro si circondi di personalità adeguate che coniughino, ad un tempo, una grande conoscenza delle peculiarità della macchina pubblica, (appaiono inidonei sia i manager come i teorici puri), con un profondo senso di servizio allo Stato: proprio come ha fatto il Presidente Draghi per i posti chiave del suo Governo. Ma una ulteriore incognita per l'attuazione del Piano si profila con l'inizio, nell'ormai prossimo mese di luglio, del "semestre bianco", quando cioè il Capo dello Stato non disporrà più del potere di scioglimento delle Camere nel caso venisse meno la possibilità di trovare maggioranze idonee per una eventuale, deprecabile, crisi. Non si può nascondere che tale possibilità attribuita dalla Costituzione al Presidente della Repubblica abbia contribuito, nel febbraio scorso, al consolidamento di una larga maggioranza e alla formazione dell'attuale Governo anche per scongiurare una fine anticipata della legislatura, naturalmente sgradita alla gran parte delle forze politiche ed ancor più ai Parlamentari. Perciò, l'inizio del semestre bianco potrebbe indurre qualche partito della attuale vasta maggioranza a rialzare la voce e a perseguire strategie proprie per ottenere una maggiore visibilità alle future elezioni politiche, peraltro non molto lontane. Questo rischio creerebbe una instabilità capace di compromettere il Recovery plan Italia. Solo l'autorevolezza del Presidente Draghi potrà quindi evitare sbandamenti che l'Unione Europea farebbe pagare a prezzi per noi insostenibili. Le condizioni però sono diverse dal passato: in seno all' Unione Europea, l'Italia ora ha riconquistato una posizione di grande considerazione, prestigio ed autorevolezza; le regole europee non sono dunque misure di coercizione da usare contro un Paese debole, politicamente ed economicamente, bensì strumenti di garanzia per il successo del Next Generation Eu a vantaggio di tutti, noi per primi e soprattutto delle future generazioni. E' fondato quindi ritenere che, per frenare tentazioni sovraniste e populiste sempre in agguato su più fronti, il Governo sarà sostenuto anche dalla forza delle regole e dei controlli europei che in questo frangente rappresentano non un limite da contestare ma un'ancora di salvezza per risalire. --